
Burnham al timone: priorità bollette e trivelle, con l’incognita Mahmood
Il nuovo premier laburista abbandona l’identità digitale, valuta nuove estrazioni nel Mare del Nord e prepara un rimpasto che spacca la sinistra.
Lunedì 20 luglio Andy Burnham varcherà la soglia di Downing Street come settimo primo ministro del Regno Unito in dieci anni, dopo aver ricevuto l’incarico da Carlo III. La sua prima decisione concreta è l’abbandono del programma di identità digitale sostenuto dal predecessore Keir Starmer: «Tutte le risorse destinate a quel progetto saranno dirottate sul costo della vita», ha dichiarato un portavoce, segnando una discontinuità immediata nella gerarchia delle priorità. In parallelo, fonti vicine al nuovo esecutivo confermano che Burnham intende rinegoziare il ruolo dello Stato nelle public utilities, a cominciare dal collocamento di Thames Water in un regime di amministrazione straordinaria, passo che metterebbe a carico del contribuente fino a due miliardi di sterline pur di evitare il crac della più grande compagnia idrica britannica, già intrappolata in un debito di venti miliardi.
Il nodo più spinoso riguarda però la politica energetica. Nonostante il manifesto laburista del 2024 escludesse nuove licenze per trivellazioni nel Mare del Nord, Burnham starebbe valutando l’autorizzazione ai giacimenti di Rosebank e Jackdaw, dove permessi già rilasciati attendono soltanto l’ok operativo. Da Washington, l’ex presidente Donald Trump ha esultato su Truth Social sostenendo che «gli abitanti di Aberdeen ballano per strada» e che il petrolio scozzese trasformerà il Regno Unito «da disastro impoverito a nazione ricchissima». La vice leader Lucy Powell ha smorzato le speculazioni, parlando di «cambio di enfasi» e non di rottura del manifesto, ma il segnale è sufficiente a irritare l’ala ambientalista del partito e i Verdi, che proprio in Scozia hanno recentemente sottratto voti ai laburisti. Secondo gli analisti di Bruxelles, un eventuale via libera alle trivelle allontanerebbe Londra dagli obiettivi climatici comuni, complicando il percorso di riavvicinamento all’Unione Europea che Burnham stesso ha evocato come «necessario» pur senza prospettare un ritorno nel mercato unico.
Sul fronte interno, la scelta del cancelliere dello Scacchiere sta già creando tensioni. Shabana Mahmood, indicata come favorita, viene dall’ala destra del partito: in privato aveva bollato come «ridicole» e «anti-competitive» le misure fiscali di Rachel Reeves, opponendosi all’aumento dei contributi previdenziali per i datori di lavoro e all’abolizione dello status di non-domiciliato. La sua nomina preoccupa i deputati della sinistra laburista, che temono un freno a una più incisiva politica redistributiva, proprio mentre il nuovo esecutivo dovrà affrontare un’inflazione che, secondo le previsioni diffuse dalla Deutsche Bank, resterà su un «sentiero accidentato» a causa della volatilità dei prezzi energetici. I dati di giugno attesi per mercoledì 22 luglio potrebbero mostrare un rallentamento congiunturale al 2,4%, ma l’aumento del price cap sulle bollette domestiche, scattato il 1° luglio, rischia di vanificare la tregua.
In politica estera, Burnham eredita un dossier complesso. Mentre conferma il sostegno a Kiev e alla Nato, il nuovo premier annuncia una linea più dura verso Israele, con l’intenzione di imporre sanzioni e restrizioni commerciali agli insediamenti in Cisgiordania: «Il mio partito non è stato all’altezza», ha ammesso, riferendosi al ritardo con cui Starmer chiese un cessate il fuoco a Gaza. Davanti a lui si profila inoltre un difficile negoziato con l’amministrazione Trump, che ha già condizionato gli elogi per le trivelle a una revisione della spesa per la difesa e a un atteggiamento più accomodante sull’Iran. L’inquilino del Number 10, che da ex sindaco di Manchester ha costruito la sua popolarità sull’idea di un «Manchesterismo» fatto di investimenti pubblici e controllo locale, dovrà dimostrare in fretta che quel modello può reggere anche sulla scena globale. Il primo banco di prova sarà la presentazione del gabinetto, attesa per lunedì stesso: la composizione della squadra di governo chiarirà se il nuovo corso saprà conciliare le spinte centrifughe di un partito spaccato tra sinistra radicale e pragmatismo di mercato.
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.40 | critical |
| Stampa del Golfo arabo | 0.00 | neutral |
Burnham è un socialista moderato che divide il paese, ma la sua ascesa è un fenomeno da osservare.
Presentando sia gli entusiasmi che le critiche, si crea un quadro di equilibrio che evita di schierarsi.
Il programma di Burnham è vago e rischia di essere populismo di sinistra; le sue promesse di intervento statale potrebbero portare sorprese sgradevoli.
Si enfatizzano le incertezze e le contraddizioni del suo programma, instillando dubbi sulla sua fattibilità.
Non menziona il forte sostegno popolare di Burnham e la sua immagine moderata, che altri blocchi sottolineano.
Burnham ha slancio e buona volontà pubblica, ma deve affrontare limiti fiscali e politici reali.
Si riconosce il momento positivo ma si ancorano le aspettative alla realtà economica, creando un tono di cautela.
Non inquadra Burnham ideologicamente come socialista o populista, a differenza di altri blocchi.
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