
L’agente dell’ICE che ha ucciso un colombiano in Maine: un passato di violenze e la vittima sbagliata
L’ex moglie accusa David Brouillette di abusi e instabilità mentale; il giovane ucciso non era il bersaglio dell’operazione. Il Messico chiede l’intervento dell’ONU.
Il 13 luglio 2026, a Biddeford, nel Maine, un agente dell’ICE ha ucciso a colpi d’arma da fuoco Johan Sebastián Durán Guerrero, colombiano di 25 anni, fermato mentre era in auto. La comunità ha allestito un memoriale con fiori e immagini di Bluey, il personaggio dei cartoni stampato sul pigiama della figlia di tre anni della vittima.
L’identità dell’agente non è stata confermata dal Department of Homeland Security, ma fonti locali e l’ex moglie Ashley Brouillette hanno riconosciuto David Brouillette, 37 anni, veterano dell’esercito. La donna ha raccontato di aver ricevuto una chiamata dall’ex marito subito dopo la sparatoria: le avrebbe chiesto di mentire sul suo carattere e di tacere sugli abusi domestici subiti. Ashley Brouillette ha rifiutato, descrivendo un uomo con una lunga storia di problemi psichiatrici e comportamenti violenti, confermati da documenti giudiziari del Maine che riportano anni di accuse di violenza fisica e verbale.
L’operazione era rivolta a un’altra persona: Durán Guerrero non era il soggetto con ordine di espulsione sorvegliato. Il suo avvocato sostiene che avesse permessi di lavoro regolari, mentre il DHS afferma che fosse entrato irregolarmente. La versione ufficiale parla di un tentativo di investire gli agenti, ma i video non mostrerebbero manovre aggressive. L’ex moglie ha riferito che Brouillette le avrebbe detto: “Il tipo ha cercato di colpirmi”, restando in negazione di fronte alle immagini.
L’episodio si inserisce in un quadro di tensione attorno alle operazioni dell’ICE. Pochi giorni prima, in Texas, un agente aveva ucciso il messicano Lorenzo Salgado Araujo; anche lì la versione iniziale di uno scontro è stata ridimensionata dalla procura. Il governo messicano ha chiesto all’ONU un’indagine indipendente su almeno 18 decessi di cittadini messicani legati all’ICE. Secondo analisti europei, questi eventi alimentano un dibattito sulla proporzionalità nell’uso della forza nelle politiche migratorie, con possibili ripercussioni sulla cooperazione transatlantica.
Al momento, il DHS non ha reso noto il nome dell’agente né aperto un’inchiesta pubblica. Le indagini interne sono in corso, mentre la famiglia di Durán Guerrero chiede giustizia e trasparenza.
| Stampa indiana e sudasiatica | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | −0.80 | critical |
L'ufficiale era un veterano con gravi problemi mentali fin dall'infanzia; il sistema di immigrazione lo ha messo in una posizione in cui ha fallito.
Riducendo la responsabilità individuale a una patologia, si sposta il focus dalla violenza sistemica alla tragedia personale, facendo apparire la sparatoria come un incidente sfortunato piuttosto che un modello di abuso.
Omette il memoriale per la vittima, la figlia di Guerrero e altre uccisioni dell'ICE che mostrerebbero un pattern di violenza.
Joan Sebastián Guerrero era un padre, un figlio, un membro della comunità; la sua uccisione è un atto di violenza razzista e impunita.
Attraverso dettagli emotivi come la pijama di Bluey della figlia e il memoriale, il pubblico si identifica con la vittima, rendendo la violenza personale e inaccettabile, mentre la salute mentale dell'agente viene liquidata come irrilevante per l'ingiustizia sistemica.
Omette la lunga storia di malattia mentale dell'agente, che potrebbe mitigare la responsabilità individuale e complicare la narrazione di malafede.
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