
Zelensky sostituisce il capo dell'esercito dopo le proteste: Drapatyi al posto di Syrskyi
La rimozione del ministro della Difesa Fedorov aveva scatenato manifestazioni di piazza; ora il presidente ucraino tenta di chiudere la crisi nominando un generale più giovane e riformista.
La decisione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky di destituire il comandante in capo delle Forze armate, il generale Oleksandr Syrskyi, e di nominare al suo posto Mykhailo Drapatyi, giunge al termine di una settimana di proteste di piazza senza precedenti dall’inizio dell’invasione russa. La mossa rappresenta un tentativo di ricucire una crisi politica innescata dal licenziamento del ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, figura popolarissima tra i giovani e gli innovatori, il cui allontanamento aveva scatenato manifestazioni in tutto il Paese con la richiesta esplicita della testa di Syrskyi e del ritorno di Fedorov.
Secondo gli ambienti della società civile ucraina e i veterani scesi in piazza, Fedorov incarnava una visione moderna della guerra, basata su droni, guerra elettronica e colpi a lungo raggio, mentre Syrskyi, formatosi in epoca sovietica, rappresentava un approccio tradizionale, accusato di provocare perdite elevate e di frenare le riforme. Lo stesso Fedorov, dopo la rimozione, aveva pubblicamente denunciato il generale per averne ostacolato l’operato e aver fatto pressioni su Zelensky. Syrskyi, in un articolo pubblicato prima della destituzione, si era scusato per eventuali offese personali ma aveva difeso la propria linea, sostenendo che «il lavoro reale, non il dramma pubblico, vince la guerra». Zelensky, che inizialmente aveva scelto di sacrificare il ministro pur di preservare l’unità della catena di comando, ha infine ceduto alla pressione popolare, offrendo a Fedorov un incarico di alto profilo nel settore tecnologico, senza però che l’ex ministro abbia ancora accettato.
La nomina di Drapatyi, quarantatreenne generale con un passato di comando sul fronte di Kharkiv e un profilo pubblico di sostegno alle riforme di Fedorov, viene letta dagli analisti di Kiev come un segnale di apertura verso un cambio di paradigma nella condotta della guerra. Drapatyi è noto per aver guidato colonne corazzate già nel 2014 e per aver organizzato la difesa di Kryvyi Rih nel 2022; la sua ascesa potrebbe accelerare l’integrazione di droni e robotica nelle operazioni, in linea con la strategia che ha permesso a Kiev di colpire in profondità le infrastrutture energetiche russe. Tuttavia, secondo fonti militari ucraine, la sostituzione rischia di acuire le fratture con l’ala più conservatrice delle forze armate, in un momento in cui la pressione russa sul fronte orientale resta costante.
La crisi ha messo a nudo le tensioni tra due visioni della guerra che attraversano l’intera società ucraina, ma anche la capacità della piazza di influenzare le scelte di vertice in un paese in guerra, un elemento che, secondo osservatori europei, distingue nettamente Kiev da Mosca. Sul piano diplomatico, la vicenda si inserisce in un contesto di crescente attrito tra Russia e paesi europei: nelle stesse ore, Mosca ha espulso l’addetto militare italiano a Mosca e un suo assistente, come ritorsione per l’espulsione di due diplomatici russi da Roma decisa dal governo Meloni. Un segnale, secondo fonti della Farnesina, della volontà russa di alzare il livello dello scontro anche sul fronte bilaterale.
Al momento, il dossier resta aperto. Gli organizzatori delle proteste hanno concesso una tregua fino a venerdì, minacciando una mobilitazione permanente se Fedorov non verrà reintegrato come ministro della Difesa. Il parlamento ucraino non ha ancora votato la nomina del ministro ad interim Yevhen Khmara, e Zelensky ha promesso che tutte le decisioni saranno formalizzate nelle prossime ore. L’esito dipenderà dalla risposta di Fedorov all’offerta presidenziale e dalla capacità del nuovo comandante in capo di rassicurare sia le truppe al fronte sia una società civile sempre più esigente.
| Stampa iraniana e affini | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | −0.60 | critical |
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
L'Iran riporta la notizia senza prendere posizione, limitandosi a citare una fonte occidentale.
Affidandosi a una testata estera autorevole (The Guardian), la narrazione acquisisce credibilità senza dover formulare una propria analisi.
Lascia fuori il contesto del conflitto tra Syrsky e Fedorov e le proteste in Ucraina.
La Russia denuncia il caos interno ucraino e sottolinea la debolezza del comando militare, prevedendo ulteriori difficoltà per Kiev.
Accumulando dettagli conflittuali e citando fonti ucraine, la narrazione costruisce un quadro di disgregazione e fallimento inevitabile.
Omette la possibilità che la rimozione possa essere una normale rotazione o che possa portare benefici, e non menziona i successi ucraini.
L'Europa continentale registra gli sviluppi con tono neutro, presentando le scuse di Syrsky e la nomina di Khmara come fatti.
Offrendo una presentazione bilanciata di dichiarazioni e nomine senza enfatizzare conflitti o conseguenze, la narrazione mantiene un'apparenza di obiettività.
Non include le previsioni di caos e le critiche alla leadership ucraina, né le dichiarazioni sulla superiorità russa.
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