
Colombia nel caos: Petro grida al complotto, De la Espriella denuncia un piano per ucciderlo
Il presidente uscente rifiuta di riconoscere la vittoria dell’avversario e chiama alla mobilitazione permanente, mentre il neoeletto accusa la guerriglia di aver offerto un milione di dollari per un attentato.
A meno di tre settimane dal passaggio di consegne, la Colombia si avvita in una spirale di accuse incrociate che mina la già fragile tenuta istituzionale. Lunedì 20 luglio, giorno dell’Indipendenza e di insediamento del nuovo Congresso, il presidente uscente Gustavo Petro ha usato il suo ultimo discorso pubblico per ribadire che le elezioni presidenziali del 21 giugno sono state viziate da una frode orchestrata, a suo dire, da attori internazionali e dalla Registraduría Nacional. Petro ha annunciato di aver depositato una domanda di nullità corredata dalle prove raccolte da «70 mila testimoni digitali», per lo più giovani esperti di algoritmi, e ha dichiarato che il vero vincitore sarebbe stato il candidato della sinistra Iván Cepeda. Parallelamente, il presidente eletto Abelardo de la Espriella ha denunciato l’esistenza di un piano criminale per assassinarlo prima del giuramento del 7 agosto: secondo i servizi di intelligence citati dal suo staff, la guerriglia dell’ELN e le dissidenze delle Farc avrebbero offerto fino a tre miliardi di pesos (circa 900.000 dollari) per compiere l’attentato, infiltrandosi in eventi pubblici e conferenze stampa.
Le due narrative si alimentano a vicenda, disegnando un paese sospeso tra la delegittimazione del risultato elettorale e la minaccia della violenza politica. Dal fronte petrista, l’accusa di frode si salda a un appello alla mobilitazione sociale: Petro ha evocato lo spettro di uno sciopero generale indefinito qualora il nuovo governo tentasse di smantellare la riforma del lavoro o quella agraria, e ha proposto la creazione di «guardie libertarie» non armate per difendere terre e quartieri popolari. Secondo analisti latinoamericani, il presidente uscente sta costruendo il mito fondativo di un’opposizione extraparlamentare che si nutre della presunta illegittimità del successore, ricalcando in parte la strategia già vista con Donald Trump nel 2020, ma innestandola su un tessuto sociale segnato da disuguaglianze e conflitti armati.
Sul versante opposto, de la Espriella – avvocato milionario di destra sostenuto da Washington e vicino a Israele – ha già annunciato una rottura netta con l’eredità di Petro. Oltre a promettere il ripristino dei rapporti diplomatici con Tel Aviv e l’adesione allo «Scudo delle Americhe» voluto da Donald Trump per combattere il narcotraffico, il neoeletto intende abbandonare la politica di negoziato con i gruppi armati (la «paz total») a favore di un’offensiva militare e del ritorno alle fumigazioni aeree con erbicidi. La richiesta di spostare la cerimonia di insediamento dal Congresso a una base militare nel sud del paese – respinta da Petro come incostituzionale – è il segnale più evidente di una transizione che rischia di consumarsi in un clima da stato d’assedio. Da Bruxelles e da diverse cancellerie europee si guarda con apprensione a un possibile deterioramento della sicurezza regionale, mentre l’Italia, partner commerciale e politico della Colombia, segue con attenzione l’evolversi della crisi anche in ragione degli investimenti energetici di Enel e delle relazioni con la comunità latinoamericana.
Il nuovo Congresso, insediatosi lo stesso giorno tra le tensioni, si trova così a dover gestire un’agenda incendiaria. Oltre a esaminare la richiesta di nullità elettorale, i 285 parlamentari dovranno affrontare una situazione fiscale descritta dagli osservatori economici come prossima al punto di rottura, con un debito crescente e la necessità di approvare riforme strutturali. La maggioranza risicata con cui de la Espriella ha vinto – meno di un punto percentuale – rende ogni passaggio parlamentare un banco di prova per la governabilità. Nel frattempo, le autorità non hanno ancora confermato ufficialmente la minaccia di attentato, ma l’FBI e le agenzie di sicurezza colombiane stanno collaborando per verificarne la fondatezza. La seduta di insediamento del Congresso ha già mostrato le prime crepe: il presidente del Senato uscente ha invitato Petro a evitare accuse infondate, mentre l’opposizione ha bollato il bilancio del governo uscente come una manipolazione statistica. La partita per il controllo delle nuove Camere, con l’elezione delle presidenze di Senato e Camera, si annuncia come il primo vero scontro tra i due blocchi.
| Stampa latinoamericana | −0.20 | neutral |
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| Stampa africana subsahariana | 0.00 | neutral |
Le accuse di frode di Petro non sono supportate da prove conclusive; il nuovo Congresso inizia il suo mandato. È necessario distinguere tra cospirazioni reali e teorie del complotto.
Giustapponendo le denunce di frode del presidente con analisi critiche che ne mettono in dubbio le prove, il blocco costruisce una narrazione di scetticismo senza accusare direttamente Petro di mentire.
La Colombia affronta una transizione tesa mentre Petro mobilita i sostenitori per le proteste nel giorno dell'Indipendenza. La disputa elettorale rimane irrisolta e il nuovo Congresso si apre in un clima di incertezza.
Limitandosi a un riassunto diretto degli eventi senza analisi o commenti, il blocco presenta la situazione come un dato di fatto, evitando qualsiasi giudizio.
L'articolo omette le specifiche accuse di frode, i 70.000 testimoni digitali e l'analisi critica della teoria del complotto, concentrandosi solo sulla chiamata alle proteste e sul discorso di addio.
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