
Crudeltà senza confini: femminicidi e tentati omicidi dall’Argentina all’Algeria
Dall’Argentina al Messico, passando per il Brasile e l’Algeria, un concatenarsi di aggressioni letali segna le cronache, mentre a Salta il conteggio dei femminicidi del 2026 eguaglia già l’intero 2025.
Nella notte tra giovedì e venerdì, in un piccolo centro della provincia argentina di Salta, una donna di 55 anni è stata uccisa con almeno 40 colpi inferti con un’arma da taglio di grandi dimensioni, verosimilmente un machete. Le urla, coperte dalla musica ad alto volume di un raduno casalingo, non sono state udite dai vicini; è stato il figlio della vittima a chiamare il 911. Quando la polizia è giunta sul posto, il compagno della donna, José Luis G., teneva il corpo tra le braccia, coperto di sangue. La procura lo ha imputato per omicidio triplamente aggravato – dal vincolo di coppia, dalla violenza di genere e dall’accanimento – e ne ha disposto la custodia cautelare.
Sempre a Salta, a poche ore di distanza, una seconda donna di 36 anni è morta in ospedale a causa di un’emorragia interna provocata da un proiettile; il compagno è stato fermato. Un caso analogo arriva da Torreón, nello stato messicano di Coahuila, dove una giovane di 28 anni è stata accoltellata nella propria abitazione dall’ex partner, poi arrestato. A Brasilia, un uomo che non accettava la fine della relazione ha cosparso di alcol la ex compagna e le ha dato fuoco, ustionando gravemente anche il cognato e la sorella della vittima: per lui è scattata l’accusa di tentato femminicidio.
Secondo l’Osservatorio sulla violenza contro le donne della provincia di Salta, con questi due ultimi episodi il numero di femminicidi registrati nel 2026 ha già raggiunto quota sei – cinque diretti e uno "vinculado" – eguagliando il totale dell’intero anno precedente quando manca ancora metà dell’anno. Le autorità locali sottolineano che i dati sono provvisori e basati su registri ufficiali, suscettibili di rettifica in sede giudiziaria. L’incremento è stato definito "allarmante" dalla direttrice dell’Osservatorio, Ana Pérez Declerc, in dichiarazioni alla stampa locale.
Lontano dall’America Latina, un episodio di portata analoga ha scosso la provincia algerina di Djelfa il 19 luglio: un uomo con precedenti penali ha tentato di uccidere un altro cospargendolo di benzina e dandogli fuoco, come documentato da un video postato sui social. La polizia lo ha arrestato in meno di mezz’ora e ha sequestrato una tanica da 1,5 litri. Il movente resta ignoto e non è stato confermato se tra i due esistessero legami personali. In Perù, infine, il ritrovamento del corpo senza vita di un’anziana di 86 anni a Ica, con gli effetti personali sottosopra, alimenta il sospetto di una morte violenta, ma gli inquirenti non escludono alcuna ipotesi in attesa dell’autopsia.
Le indagini proseguono in tutti i casi: a Salta il sospettato si è avvalso della facoltà di non rispondere, mentre in Messico e in Brasile gli arresti sono stati convalidati. La concomitanza di questi fatti di cronaca, pur geograficamente distanti, ripropone il tema della violenza di genere come piaga transnazionale, che anche in Europa e in Italia continua a mietere vittime, seppur con dinamiche differenti. Per ora, i procedimenti giudiziari sono in fase istruttoria e i bilanci, ammoniscono gli esperti, sono destinati ad aggiornarsi.
| Stampa latinoamericana | −0.80 | critical |
|---|---|---|
| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.30 | critical |
La società latinoamericana grida giustizia per le vittime di femminicidio, denunciando un sistema che non protegge le donne.
La descrizione minuziosa della violenza e la ripetizione di termini come 'brutale' e 'stupore' creano un senso di urgenza morale che spinge all'azione.
Non si menzionano episodi di violenza non di genere né si contestualizza il calo o l'aumento statistico dei femminicidi.
Le autorità locali agiscono con efficienza per garantire l'ordine, senza lasciare spazio a interpretazioni emotive.
La struttura del resoconto segue lo schema del comunicato ufficiale della polizia, con tempistiche precise e senza dettagli cruenti, normalizzando l'episodio come un fatto di cronaca ordinaria.
Non viene menzionata la relazione tra vittima e aggressore, né eventuali moventi di genere, a differenza dei resoconti latinoamericani.
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