
La morosità delle famiglie avanza in Argentina e Brasile: incertezza politica e tassi alti frenano la ripresa
In Argentina l'insolvenza con banche e wallet digitali tocca il 15,5%, in Brasile il credito deteriorato raggiunge il 4,7%: in entrambi i casi si tratta di massimi storici o pluriennali.
A maggio 2026 il tasso di morosità complessivo del settore privato argentino verso banche e piattaforme di pagamento digitali ha raggiunto il 15,5%, sospinto da diciannove mesi consecutivi di aumenti. L'indicatore, calcolato dal Centro de Economía Política Argentina (CEPA) sulla base dei dati della Banca Centrale, evidenzia un deterioramento concentrato soprattutto nelle famiglie: presso gli istituti bancari l'irregolarità è passata dal 2,5% di ottobre 2024 al 12,3%, mentre per le billeteras virtuales (wallet digitali) si è passati dal 7,3% al 29,6%, superando il picco della pandemia del 2020. In Brasile, secondo la Banca Centrale, l'inadempienza media sul credito è salita al 4,7%, il valore più alto dall'inizio della serie storica nel 2011, con le famiglie che restano esposte per quasi il 50% del reddito disponibile.
L'analisi su base regionale condotta dal CEPA segnala che le province del NOA (Nordovest argentino) figurano tra le più colpite dal fenomeno, che si manifesta in modo particolare nei prestiti personali e nelle carte di credito, dove i tassi di insolvenza hanno raggiunto rispettivamente il 14,9% e il 12,5%. In Brasile, il direttore della gestione patrimoniale di BTG, Tiago Lima, intervenendo all'evento Expert XP 2026 a San Paolo, ha spiegato che il costo opportunità creato da un tasso di riferimento reale prossimo all'8% frena la creazione di nuovi strumenti finanziari e alimenta il drenaggio di capitali verso prodotti conservativi, privando l'economia reale di risorse per investimenti e quotazioni.
Le risposte istituzionali divergono ma condividono un comune denominatore di incertezza politica. A Buenos Aires la commissione Difesa del Consumatore della Camera sta discutendo da due mesi un pacchetto di 18 progetti di legge, tra cui un programma di «Desendeudamiento» promosso dai peronisti Guillermo Michel e Marianella Marclay, che prevede prestiti Anses fino a 1,5 milioni di pesos per saldare i debiti arretrati. In Brasile, invece, rappresentanti di JiveMauá e SulAmérica sottolineano che solo un aggiustamento fiscale credibile – indipendentemente dal vincitore delle elezioni presidenziali di fine anno – potrà consentire al Banco Central di tagliare il Selic in modo strutturale, riportandolo su valori che non strozzino la domanda interna.
La prossima verifica concreta arriverà per entrambi i Paesi nei rispettivi dibattiti parlamentari autunnali: in Argentina con il possibile avanzamento del programma di alleggerimento dei debiti familiari, in Brasile con la capacità del nuovo esecutivo di costruire un consenso politico sufficiente a innescare un circolo virtuoso tra conti pubblici e costo del denaro.
| Stampa indiana e sudasiatica | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | −0.60 | critical |
Il sistema bancario indiano registra un rapporto crediti/depositi al massimo storico, segnalando potenziali tensioni creditizie.
Il resoconto si basa esclusivamente sui dati CMIE, presentando cifre senza analisi qualitativa o confronto internazionale.
L'articolo omette qualsiasi riferimento alle tensioni creditizie argentine e brasiliane menzionate nel titolo, isolando la metrica indiana.
Le famiglie argentine sono schiacciate dal debito, con tassi di morosità ai massimi storici; le famiglie brasiliane subiscono una pressione simile a causa degli alti tassi.
I dati di CEPA e della Banca Centrale vengono utilizzati per illustrare l'impatto sociale, inquadrando la crisi come risultato diretto della politica monetaria.
Manca la prospettiva delle autorità monetarie, che potrebbero sostenere che i tassi alti sono necessari per frenare l'inflazione.
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