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Scienza e Salutesabato 25 luglio 2026

Carenze nascoste: quando vitamine e ormoni influenzano umore e desiderio sessuale

Sintomi come stanchezza, umore instabile e calo della libido spesso attribuiti all'invecchiamento possono essere legati a carenze nutrizionali e ormonali, curabili con test mirati e stili di vita corretti.

Secondo stime dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre due miliardi di persone al mondo presentano carenze di vitamine e minerali essenziali, una condizione che si intreccia con le variazioni ormonali tipiche dell’età matura e che spesso viene trascurata nella pratica clinica. Sintomi come stanchezza persistente, sbalzi d'umore, declino cognitivo e perdita del desiderio sessuale sono comunemente attribuiti alla menopausa femminile o all'invecchiamento maschile, ma un numero crescente di specialisti, in particolare in America Latina e in Brasile, sottolinea come alla base possano esserci deficit specifici, dalla vitamina B12 alla vitamina D, dal ferro al testosterone, tutte sostanze misurabili con esami mirati e correggibili con interventi mirati.

Il complesso delle vitamine B, ad esempio, regola il metabolismo energetico e la sintesi dei globuli rossi, e una sua carenza – frequente nei vegetariani e negli anziani per il ridotto consumo di cibi animali – si manifesta con affaticamento, depressione e formicolii, come riportato da nutrizionisti argentini. Parallelamente, la vitamina D, la cui produzione dipende per il 90% dall'esposizione solare, influenza non solo la densità ossea ma anche il tono dell’umore e la funzione immunitaria: ricerche statunitensi evidenziano che bassi livelli di questa vitamina sono associati a disturbi del sonno, dolori muscolari e maggiore suscettibilità alle infezioni. Sul versante ormonale, il calo fisiologico del testosterone nella donna in menopausa e nell’uomo dopo i quarant’anni riduce il desiderio e può provocare instabilità emotiva e difficoltà cognitive, come documentato da clinici indonesiani, poiché i recettori cerebrali dell’ormone modulano direttamente l’umore e la lucidità mentale.

A complicare il quadro intervengono anche fattori comportamentali: studi pubblicati su riviste americane di medicina sessuale mostrano che il consumo regolare di alcol, pur culturalmente associato alla seduzione, deprime il sistema nervoso centrale e ostacola l’eccitazione, aumentando il rischio di disfunzione erettile nell’uomo e riducendo la lubrificazione nella donna. La marijuana, d’altra parte, altera la funzione muscolare del pene e rende più difficile raggiungere l’orgasmo. Al contrario, il caffè sembra aumentare la resistenza fisica e ridurre la disfunzione erettile. Questi dati suggeriscono che una valutazione completa dello stile di vita può essere tanto importante quanto un dosaggio ormonale.

La diagnosi di queste condizioni non richiede check-up indiscriminati ma, come raccomandano gli specialisti brasiliani, un approccio personalizzato che parta dai sintomi e dalla storia clinica del paziente. La vitamina B12, la ferritina, la proteina C-reattiva e l’insulina sono esami che, selezionati con criterio, possono svelare carenze o stati infiammatori alla base di malesseri altrimenti inspiegabili. In Italia e in Europa, l’attenzione a queste interconnessioni è ancora disomogenea: mentre creme vaginali al sildenafil rimangono sperimentali e farmaci come la flibanserina per il desiderio femminile non hanno ricevuto l’approvazione dell’Agenzia Europea del Farmaco, cresce la consapevolezza che la salute sessuale e l’equilibrio emotivo nella mezza età meritano un ascolto clinico più attento e interventi precoci, che spaziano dalla supplementazione nutrizionale alle terapie ormonali locali. Il prossimo passo atteso è l’inclusione di queste evidenze nelle linee guida internazionali per la salute della donna e dell’uomo in età avanzata, con studi clinici di fase avanzata su nuovi trattamenti e un’educazione sanitaria che incoraggi gli adulti a non rassegnarsi a sintomi che spesso hanno una causa precisa e una soluzione accessibile.

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sabato 25 luglio 2026

Carenze nascoste: quando vitamine e ormoni influenzano umore e desiderio sessuale

Sintomi come stanchezza, umore instabile e calo della libido spesso attribuiti all'invecchiamento possono essere legati a carenze nutrizionali e ormonali, curabili con test mirati e stili di vita corretti.

Secondo stime dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre due miliardi di persone al mondo presentano carenze di vitamine e minerali essenziali, una condizione che si intreccia con le variazioni ormonali tipiche dell’età matura e che spesso viene trascurata nella pratica clinica. Sintomi come stanchezza persistente, sbalzi d'umore, declino cognitivo e perdita del desiderio sessuale sono comunemente attribuiti alla menopausa femminile o all'invecchiamento maschile, ma un numero crescente di specialisti, in particolare in America Latina e in Brasile, sottolinea come alla base possano esserci deficit specifici, dalla vitamina B12 alla vitamina D, dal ferro al testosterone, tutte sostanze misurabili con esami mirati e correggibili con interventi mirati.

Il complesso delle vitamine B, ad esempio, regola il metabolismo energetico e la sintesi dei globuli rossi, e una sua carenza – frequente nei vegetariani e negli anziani per il ridotto consumo di cibi animali – si manifesta con affaticamento, depressione e formicolii, come riportato da nutrizionisti argentini. Parallelamente, la vitamina D, la cui produzione dipende per il 90% dall'esposizione solare, influenza non solo la densità ossea ma anche il tono dell’umore e la funzione immunitaria: ricerche statunitensi evidenziano che bassi livelli di questa vitamina sono associati a disturbi del sonno, dolori muscolari e maggiore suscettibilità alle infezioni. Sul versante ormonale, il calo fisiologico del testosterone nella donna in menopausa e nell’uomo dopo i quarant’anni riduce il desiderio e può provocare instabilità emotiva e difficoltà cognitive, come documentato da clinici indonesiani, poiché i recettori cerebrali dell’ormone modulano direttamente l’umore e la lucidità mentale.

A complicare il quadro intervengono anche fattori comportamentali: studi pubblicati su riviste americane di medicina sessuale mostrano che il consumo regolare di alcol, pur culturalmente associato alla seduzione, deprime il sistema nervoso centrale e ostacola l’eccitazione, aumentando il rischio di disfunzione erettile nell’uomo e riducendo la lubrificazione nella donna. La marijuana, d’altra parte, altera la funzione muscolare del pene e rende più difficile raggiungere l’orgasmo. Al contrario, il caffè sembra aumentare la resistenza fisica e ridurre la disfunzione erettile. Questi dati suggeriscono che una valutazione completa dello stile di vita può essere tanto importante quanto un dosaggio ormonale.

La diagnosi di queste condizioni non richiede check-up indiscriminati ma, come raccomandano gli specialisti brasiliani, un approccio personalizzato che parta dai sintomi e dalla storia clinica del paziente. La vitamina B12, la ferritina, la proteina C-reattiva e l’insulina sono esami che, selezionati con criterio, possono svelare carenze o stati infiammatori alla base di malesseri altrimenti inspiegabili. In Italia e in Europa, l’attenzione a queste interconnessioni è ancora disomogenea: mentre creme vaginali al sildenafil rimangono sperimentali e farmaci come la flibanserina per il desiderio femminile non hanno ricevuto l’approvazione dell’Agenzia Europea del Farmaco, cresce la consapevolezza che la salute sessuale e l’equilibrio emotivo nella mezza età meritano un ascolto clinico più attento e interventi precoci, che spaziano dalla supplementazione nutrizionale alle terapie ormonali locali. Il prossimo passo atteso è l’inclusione di queste evidenze nelle linee guida internazionali per la salute della donna e dell’uomo in età avanzata, con studi clinici di fase avanzata su nuovi trattamenti e un’educazione sanitaria che incoraggi gli adulti a non rassegnarsi a sintomi che spesso hanno una causa precisa e una soluzione accessibile.

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