
Gli Stati Uniti fermano un’altra nave diretta in Iran, mentre Trump valuta il passo successivo
La marina americana ha messo fuori uso una seconda petroliera che cercava di forzare il blocco dei porti iraniani, in un contesto di tensione crescente e trattative diplomatiche dal futuro incerto.
La marina militare statunitense ha disabilitato la petroliera ‘MT Lavin’ nel Golfo dell’Oman, dopo che l’equipaggio aveva tentato per almeno quattro volte di violare il blocco navale imposto ai porti dell’Iran. Secondo il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom), la nave mercantile è stata colpita nella sala macchine dopo ripetuti avvertimenti ignorati, in quello che rappresenta il secondo episodio di questo tipo da quando, all’inizio del mese, Washington ha ripristinato il dispositivo di interdizione marittima. Fonti militari aggiungono che altre dodici imbarcazioni sono state deviate dalla loro rotta originaria verso l’Iran.
Nell’ottica di Washington, la riapertura del blocco è una conseguenza diretta della chiusura dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran, avvenuta a metà luglio e che ha trasformato quel passaggio obbligato per un quinto dei traffici petroliferi mondiali in una leva strategica di pressione. Il Centcom sottolinea come l’intervento sulla petroliera sia stato commisurato alla minaccia: colpire i motori, non lo scafo, per immobilizzare il natante senza mettere a rischio la vita dell’equipaggio. Una modalità che, nelle intenzioni della catena di comando americana, intende evitare una spirale di escalation fuori controllo, ma che al tempo stesso segnala la determinazione a far rispettare il divieto di accesso ai porti iraniani.
Fonti vicine all’amministrazione americana evidenziano come il presidente Trump non abbia ancora sciolto la riserva su eventuali operazioni militari di più ampia portata contro l’Iran, pur avendo discusso con i suoi consiglieri i dettagli di un possibile “attacco massiccio”. Dal suo studio ovale, Trump ha dichiarato di non aver preso una decisione, osservando però che Teheran “mostra maggiore serietà” nei colloqui, aggiungendo che l’alternativa restano bombardamenti “molto più violenti”. Dietro la retorica, gli analisti di Bruxelles leggono un doppio binario: rafforzare la credibilità della minaccia militare per ottenere concessioni al tavolo negoziale, senza precludere del tutto una via d’uscita diplomatica.
Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, il nuovo rischio di congestione nello Stretto di Hormuz ha effetti immediati: un aumento dei premi assicurativi per i transiti nell’area e l’impennata dei prezzi del greggio, che si riflettono sui costi energetici già provati dalle sanzioni. Secondo osservatori di Bruxelles, il governo italiano e altri partner europei seguono con apprensione l’evolversi della crisi, temendo che un irrigidimento delle opposte posizioni possa portare a un conflitto navale proprio nel crocevia energetico su cui si basa gran parte delle forniture del Mediterraneo. Parallelamente, da Teheran si insiste sul diritto sovrano a regolare la navigazione nello Stretto e si respinge come illegittimo il blocco americano.
La situazione resta fluida: mentre Centcom riferisce di aver reindirizzato finora un totale di quattordici mercantili, il dialogo tra Washington e Teheran procede a fasi alterne. Il prossimo banco di prova potrebbe essere il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dove si preannuncia un nuovo confronto sulla legittimità del blocco navale, mentre Trump mantiene aperta l’opzione di un intervento militare più esteso se gli incontri diplomatici in corso dovessero arenarsi.
Allarga lo sguardo
Fine del digiuno di Wangchuk, ma la protesta degli ‘scarafaggi’ sfida ancora Modi
11 lingue · 28 testate
Da Economy & MarketsUniCredit rivede al rialzo i target e prepara il dialogo con Commerzbank
3 lingue · 6 testate
Da TechnologyMusk ammette l'eccesso politico con il Doge, mentre coltiva visioni di abbondanza robotica
3 lingue · 5 testate