
Minaccia iraniana costringe Trump a cambiare aereo dopo il summit Nato ad Ankara
Un complotto missilistico attribuito a proxy di Teheran ha indotto il Secret Service a usare il vecchio Air Force One, mettendo in luce le carenze del jet donato dal Qatar e le tensioni con l’Iran.
All’indomani del vertice Nato di Ankara, il presidente Donald Trump ha lasciato la Turchia a bordo del vecchio Air Force One – un Boeing VC-25 in servizio da oltre trent’anni – anziché sul nuovo Boeing 747-8 donato dal Qatar e utilizzato per il volo di andata. La decisione, secondo fonti dell’amministrazione e del Secret Service citate dalla stampa statunitense, è scattata dopo che i servizi di intelligence hanno intercettato una «minaccia credibile» di attacco missilistico orchestrato da forze delegate iraniane. Il presidente ha poi ripreso il jet qatariota una volta atterrato nel Regno Unito, per il rientro finale negli Stati Uniti.
Secondo le ricostruzioni dell’intelligence americana, il complotto non mirava specificamente al nuovo velivolo, bensì a Trump in quanto obiettivo primario; tuttavia il Boeing 747-8, pur sottoposto a un costoso e accelerato ammodernamento, non disponeva dei sistemi di difesa antimissile – come il laser accecante e i dispositivi di inganno – che equipaggiano invece gli apparecchi presidenziali più datati. Su raccomandazione del Secret Service, il cambio è stato gestito con una diffusione limitata di informazioni: persino alti funzionari della Casa Bianca e membri chiave del Congresso hanno ricevuto solo rapporti parziali, e il presidente stesso ha inizialmente giustificato la sostituzione come un gesto «per i vecchi tempi».
Da Washington, l’episodio viene inquadrato nella lunga scia di minacce iraniane seguite all’uccisione del generale Qassem Soleimani nel 2020 e ora riaccese dalla ripresa dei bombardamenti statunitensi contro l’Iran. Fonti israeliane avevano condiviso con gli Stati Uniti informazioni su altri presunti piani di assassinio, ma una parte dell’amministrazione le ha accolte con scetticismo, sospettando un tentativo di spingere Trump a intensificare l’offensiva. Tehran non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali, mentre gruppi armati a essa legati continuano a rappresentare una minaccia asimmetrica nella regione.
Per gli alleati europei e per l’Italia in particolare – che ospita basi Nato e ha dovuto rimpatriare propri cittadini dalle aree di crisi – la vicenda solleva interrogativi sulla sicurezza dei dispositivi temporanei adottati per i viaggi presidenziali in contesti di conflitto. Secondo analisti della difesa a Bruxelles, l’affidabilità del cosiddetto «Air Force One» non può essere data per scontata quando i velivoli suppletivi mancano di schermature progettate per scenari bellici. La falla ha inoltre innescato un braccio di ferro interno: il dipartimento di Giustizia aveva intimato al New York Times di rivelare le fonti delle notizie sul difetto, per poi ritirare le citazioni dopo le proteste delle organizzazioni per la libertà di stampa. La Casa Bianca ha annunciato che il Boeing donato resterà a terra per un mese di retrofit, mentre la macchina militare americana resta «pronta a colpire» e i contatti diplomatici con l’Iran procedono in modo discontinuo.
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