
L’escalation dei droni ridisegna il conflitto: attacchi in profondità e rischi di spillover Nato
Mentre ondate di velivoli senza pilota colpiscono infrastrutture civili in Ucraina e si spingono fino agli Urali in Russia, l’intercettazione di un ordigno nello spazio aereo romeno riaccende i timori di un allargamento del conflitto.
Nelle ultime ventiquattr’ore il conflitto russo-ucraino ha registrato una nuova, intensa fase di attacchi reciproci con droni, con conseguenze civili significative e un crescente rischio di estensione geografica. Secondo fonti dell’amministrazione militare ucraina, almeno tre persone sono state uccise a Sumy, nel nord-est del Paese, da un drone russo che ha colpito un ufficio postale e una struttura della società di consegne Nova Poshta. Altri sei civili sono morti a Slov’yansk, nella regione di Donetsk, mentre a Zaporizhzhia un raid notturno ha incendiato un centro commerciale. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha denunciato l’impiego sistematico di questi ordigni contro la popolazione civile, citando anche attacchi a Kharkiv e Kherson, e ha avvertito, sulla base di valutazioni dell’intelligence di Kiev, che la Russia sta preparando un’imminente offensiva missilistica su larga scala. Parallelamente, fonti russe hanno riferito di una massiccia incursione di droni ucraini sul proprio territorio: il ministero della Difesa di Mosca sostiene di averne abbattuti oltre cinquecento in un solo giorno, uno degli episodi più intensi dall’inizio delle ostilità, con esplosioni segnalate in Crimea e nella città di Ekaterinburg, mille e settecento chilometri a est del confine, dove detriti hanno provocato un incendio presso un hub logistico della piattaforma Wildberries.
L’allargamento geografico degli attacchi non è limitato ai due belligeranti. Per il secondo giorno consecutivo, un drone è penetrato nello spazio aereo romeno ed è stato abbattuto da un F-16 dell’aeronautica di Bucarest in una zona disabitata vicino alla frontiera ucraina. L’episodio, confermato dal ministero della Difesa romeno, si inserisce in una serie di sconfinamenti che dall’estate scorsa interessano anche altri Paesi Nato affacciati sul Mar Nero, come la Bulgaria. Secondo analisti di Bruxelles, questi eventi, pur non configurando un attacco deliberato, aumentano la pressione sull’Alleanza affinché rafforzi il dispositivo di difesa aerea orientale e chiarisca le regole di ingaggio in caso di incidenti analoghi. Dal punto di vista militare, entrambi gli schieramenti stanno facendo largo uso di droni di produzione iraniana e loro varianti, come gli Shahed di fabbricazione russa, mentre Kiev ha sviluppato capacità di attacco a lungo raggio che le consentono di colpire obiettivi logistici in profondità in territorio russo, inclusa, stando a dichiarazioni ucraine, una nave da guerra nel Mar Caspio impiegata per il trasporto di materiale bellico verso l’Iran.
Sul piano diplomatico, la recrudescenza degli attacchi avviene mentre si delinea un parziale rilancio dei canali negoziali. Zelensky ha annunciato una visita a Washington il 28 luglio per incontrare l’ex presidente Donald Trump, nel quadro dei tentativi di Kiev di consolidare il sostegno statunitense in una fase di incertezza legata alle elezioni presidenziali americane. Osservatori di Washington leggono l’iniziativa come un tentativo di scongiurare uno scivolamento verso un congelamento del conflitto su linee sfavorevoli all’Ucraina, mentre da Bruxelles si sottolinea la necessità che l’Unione Europea, Italia inclusa, mantenga un coordinamento stretto sulla fornitura di sistemi di difesa aerea e sul sostegno finanziario a Kiev, anche per evitare ripercussioni sui mercati energetici e sulla sicurezza del fianco meridionale della Nato.
Il dossier resta in rapida evoluzione. Le prossime quarantotto ore saranno decisive per verificare l’eventuale attacco missilistico russo annunciato da Kiev, mentre l’incontro tra Zelensky e Trump potrebbe dare indicazioni sull’orientamento del principale alleato di Kiev. In ambito Nato, resta aperta la discussione su un rafforzamento della presenza aerea in Romania, che l’Italia contribuisce a presidiare con propri velivoli Eurofighter nell’ambito della missione di polizia aerea rafforzata. Nessun passo formale è atteso prima di nuove consultazioni tra i ministri della Difesa dell’Alleanza.
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