
NATO, arrestata stagista canadese: sospetto spionaggio per uno Stato terzo
La procura belga ha fermato al quartier generale di Mons una giovane di origini cinesi. L’inchiesta riaccende l’allarme sulle vulnerabilità delle sedi atlantiche.
Una cittadina canadese di origine cinese è stata arrestata in Belgio con l’accusa di spionaggio a favore di uno Stato terzo e di partecipazione a un’organizzazione criminale. La donna svolgeva uno stage presso il Quartier Generale Supremo delle Potenze Alleate in Europa (SHAPE), il comando strategico della NATO a Mons. Lo ha comunicato la procura federale belga, precisando che sono state effettuate perquisizioni nell’abitazione e nel luogo di lavoro della sospettata, e che un giudice istruttore ha emesso un mandato di custodia cautelare. Le autorità non hanno rivelato il nome della stagista né fornito dettagli sulle informazioni che potrebbe aver sottratto o trasmesso.
All’origine della vicenda vi è la segnalazione dei servizi di sicurezza interni allo SHAPE, che hanno notato un comportamento anomalo e hanno allertato il Servizio Generale di Intelligence e Sicurezza (SGRS) belga. Di qui l’intervento della polizia giudiziaria federale di Charleroi e l’avvio di un’indagine coordinata dalla magistratura. Secondo analisti di Bruxelles, il caso mette in luce la persistente minaccia dello spionaggio umano all’interno delle istituzioni occidentali: anche un tirocinio può offrire accesso a reti, documenti e conversazioni sensibili, trasformandosi in una finestra per operazioni di intelligence ostili. La nazionalità della sospettata e le sue radici familiari non costituiscono di per sé una prova, ma rientrano in un modello di arruolamento di persone con doppia appartenenza già osservato dai servizi europei.
L’arresto avviene in un momento di acuta tensione geopolitica. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina e il riallineamento strategico fra Mosca e Pechino, le capitali atlantiche hanno elevato la guardia contro le attività di intelligence cinesi. Documenti riservati e dichiarazioni di funzionari della NATO, riportati da fonti diplomatiche, indicano che Pechino considera l’Alleanza un ostacolo alla propria proiezione globale e cerca di acquisire informazioni su piani militari, tecnologie duali e processi decisionali interni. Per l’Italia, che ospita comandi NATO a Napoli e Sigonella, il caso rappresenta un campanello d’allarme: la necessità di rafforzare i controlli sui tirocinanti e sul personale temporaneo, finora meno sottoposti a screening rispetto a dipendenti stabili, è un tema che potrebbe approdare in sede parlamentare e nei vertici del Copasir.
Al momento, Pechino non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali, mentre Ottawa si limita a seguire il caso attraverso i canali consolari. La procura belga ha escluso ulteriori commenti per non compromettere le indagini, che restano coperte da segreto istruttorio. La sospettata rischia una condanna severa sulla base della legislazione antiterrorismo e spionaggio. Il fascicolo è destinato a restare aperto per settimane, con possibili sviluppi diplomatici se dovessero emergere conferme sul coinvolgimento di uno Stato straniero.
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