
L’autostrada di Trump nel Sahara conteso: Rabat tace, il tycoon ringrazia
Con un video su Truth Social, Donald Trump annuncia che la via express Tiznit-Dakhla porterà il suo nome, ringraziando il re Mohammed VI. Ma il Marocco non ha ancora confermato ufficialmente l’intitolazione.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha diffuso domenica sul social Truth Social un video promozionale in cui la nuova autostrada marocchina Tiznit-Dakhla, lunga oltre mille chilometri, viene presentata come «President Donald J. Trump Highway». Nel messaggio, Trump ringrazia «il molto rispettato Mohammed VI, re del Marocco» e si dice onorato di poter percorrere un giorno l’intero tracciato. Il filmato, di chiara matrice istituzionale, esalta l’infrastruttura come simbolo di pace e prosperità, ma al momento nessuna fonte ufficiale di Rabat ha confermato il cambio di nome della strada, né un eventuale iter amministrativo in tal senso.
L’arteria, completata nel gennaio 2025 per un costo di circa un miliardo di euro, collega la città di Tiznit, nel centro del Paese, a Dakhla, nell’estremo sud, attraversando Guelmim e Laâyoune, vale a dire porzioni del Sahara Occidentale sotto controllo marocchino. Per l’amministrazione Trump, che nel 2020 riconobbe la sovranità di Rabat su quel territorio e nel 2025 ha ribadito il sostegno incoraggiando investimenti americani, l’intitolazione segna un ulteriore avvicinamento strategico. Secondo analisti di Washington, l’asse Tiznit-Dakhla è parte dell’Iniziativa atlantica lanciata da Mohammed VI per offrire ai Paesi del Sahel uno sbocco diretto sull’oceano, riducendo la dipendenza dai porti algerini e libici, e inquadrandosi così negli interessi statunitensi di contenimento dell’influenza russa e cinese nella regione.
Ma la mossa suscita reazioni contrastanti. Da Algeri e dal Fronte Polisario, che lotta per l’indipendenza del Sahara Occidentale, si denuncia l’ennesima legittimazione di una «occupazione illegale» da parte americana, ricordando che la Corte di Giustizia dell’Unione Europea e gran parte della comunità internazionale non riconoscono la sovranità marocchina. A Rabat, invece, la stampa filogovernativa celebra il gesto come conferma di un’alleanza storica (il Marocco fu il primo Stato a riconoscere l’indipendenza americana nel 1777) e del ruolo chiave di Trump nel presidio della «marocanità» del Sahara. Tuttavia, diversi osservatori notano l’assenza di una presa di posizione ufficiale del governo marocchino, interpretata come prudenza per non esporre il sovrano a imbarazzi futuri nel caso di sconfitta repubblicana o di ripensamenti sulla controversia territoriale.
Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, la partita è delicata. La nuova via express approda a Dakhla, dove è in costruzione un porto da oltre un miliardo di dollari che ambisce a diventare hub atlantico per le rotte sub-sahariane. Secondo fonti di Bruxelles, investimenti e accordi commerciali con le province meridionali del Marocco rischiano di collidere con le sentenze della Corte europea che escludono il Sahara Occidentale dalla giurisdizione marocchina, creando ostacoli giuridici per aziende e istituti finanziari comunitari. Al momento, mentre il video di Trump continua a circolare, l’unico dato certo è che il tratto Tiznit-Dakhla è già operativo e funge da spina dorsale per la mobilità e il commercio della fascia costiera. Resta da vedere se e quando Rabat formalizzerà l’intitolazione con un atto pubblico o se l’annuncio resterà confinato ai social network del tycoon.
| Stampa del Golfo arabo | +0.70 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.40 | critical |
| Stampa latinoamericana | −0.80 | critical |
| Stampa arabo levante-Maghreb | +0.60 | aligned |
Il Marocco ringrazia Trump e il re Mohammed VI conferisce un onore, consolidando un'alleanza strategica.
L'articolo evita ogni menzione del contenzioso territoriale sul Sahara Occidentale, presentando la decisione come un atto sovrano del re non bisognoso di verifica esterna.
Non viene menzionata la mancanza di conferma ufficiale da parte marocchina né la disputa sul Sahara Occidentale.
L'Europa inserisce l'annuncio di Trump nel quadro della disputa del Sahara Occidentale, sottolineando la mancanza di conferma ufficiale.
Viene messo in evidenza il legame tra la strada e il territorio conteso, suggerendo che l'intitolazione è un tentativo del Marocco di legittimare la sua annessione tramite l'associazione con gli Stati Uniti.
Non viene data voce alla posizione ufficiale marocchina che considera il Sahara Occidentale come parte integrante del regno.
L'America Latina denuncia l'uso propagandistico della strada per legittimare l'occupazione del Sahara Occidentale.
L'articolo utilizza costantemente il termine 'occupato' e riporta la storia del conflitto, inquadrando l'intitolazione come un atto di imposizione coloniale.
Non menziona il riconoscimento statunitense della sovranità marocchina sul Sahara Occidentale (annunciato nel 2020) come fattore che potrebbe spiegare la decisione.
Il mondo arabo celebra l'intitolazione come un trionfo del Marocco, ma una voce critica ne smaschera la natura servile.
I resoconti celebrativi omettono qualsiasi riferimento alla mancanza di conferma ufficiale, mentre la voce critica utilizza l'ironia per sottolineare l'assurdità di intitolare una strada a un presidente straniero.
Le voci celebrative non riportano le critiche locali all'influenza americana né il fatto che il governo marocchino non ha ancora confermato ufficialmente la denominazione.
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