
Farnborough 2026: maxi-ordini e strategie industriali ridisegnano l’aviazione globale
Al salone britannico le compagnie del Golfo e asiatiche accelerano il rinnovo delle flotte, mentre l’Europa cerca spazio nella catena di fornitura e le tensioni mediorientali rallentano ma non fermano la crescita.
Il Farnborough International Airshow 2026 ha segnato un’accelerazione nella corsa al rinnovo delle flotte, con commesse che ridisegnano gli equilibri tra costruttori e vettori. In tre giorni la saudita flynas ha portato a 235 gli aerei ordinati ad Airbus, aggiungendo cinque A330-900 per le rotte a lungo raggio e venti A321neo per i collegamenti regionali, mentre la filippina Philippine Airlines ha firmato per nove A350-1000 e quindici Boeing 787-10, e la caraibica BermudAir ha ufficializzato l’acquisto di dieci A220-300, primo cliente del modello nella regione. Sul fronte degli elicotteri, la saudita THC, controllata dal fondo sovrano PIF, ha ordinato otto H145 ad Airbus e undici AW139 a Leonardo, inserendosi in un accordo quadro che prevede fino a 130 macchine.
Dietro i numeri si legge una duplice spinta. Da un lato la necessità di sostenere l’espansione del traffico passeggeri, che secondo le stime del Golfo sta recuperando i livelli pre-crisi nonostante le turbolenze geopolitiche: Emirates opera ormai al 90% della capacità, dopo essere scesa al 65% in aprile a causa delle tensioni tra Israele, Stati Uniti e Iran. Dall’altro, emerge una strategia di posizionamento industriale che va oltre il semplice acquisto di velivoli. L’accordo tra il fondo emiratino Mubadala e il costruttore brasiliano Embraer, siglato a margine del salone, punta a trasformare Abu Dhabi in un polo di manutenzione, riparazione e revisione per i jet regionali, con ricadute dirette sulle società locali Sanad e Strata, quest’ultima già fornitrice di strutture composite per Airbus e Boeing.
L’Europa osserva con attenzione. La Regione Lazio ha portato venti aziende al salone, cercando di inserirsi nelle catene di fornitura globali, mentre il presidente di Emirates Tim Clark ha usato il palco di Farnborough per denunciare i ritardi nelle consegne: il Boeing 777-9, atteso inizialmente per il 2020, slitta ora al secondo trimestre del 2027, con il rischio – ha avvertito Clark – che la tecnologia a bordo risulti superata prima ancora dell’entrata in servizio. La Federal Aviation Administration statunitense prevede la certificazione del velivolo tra fine 2026 e inizio 2027, un passaggio che condizionerà i piani di crescita di numerose compagnie del Golfo e asiatiche.
Il prossimo snodo sarà proprio l’omologazione del 777-9, attesa entro la fine dell’anno o al più tardi nei primi mesi del 2027. Da quel momento si misurerà la capacità dei costruttori di rispettare le tempistiche di consegna e di tenere il passo con una domanda che, nonostante le incertezze mediorientali, continua a crescere.
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| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.20 | neutral |
L'Arabia Saudita investe massicciamente nel trasporto aereo, ordinando 235 Airbus per collegare il Regno al mondo e sostenere la Vision 2030.
Enfatizza i numeri record e omette le tensioni regionali, proiettando un'immagine di crescita inarrestabile e leadership.
Non menziona l'instabilità regionale né i ritardi nelle consegne, che sono invece evidenziati nel blocco arabo-levantino.
Gli Emirati e i vettori arabi consolidano la loro potenza globale, ma denunciano i colli di bottiglia industriali e navigano in un contesto geopolitico teso.
Alterna annunci di successo con critiche ai fornitori, creando una narrazione di potenza che lotta contro ostacoli esterni, bilanciando ottimismo e realismo.
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