
Hormuz blindato, Usa e Iran affondano la tregua: a rischio le forniture globali di energia
Con il ripristino del blocco navale americano e la dichiarazione di chiusura dello Stretto da parte di Teheran, il cessate il fuoco di giugno è saltato, mentre si moltiplicano raid e attacchi alle petroliere.
Con il ripristino del blocco navale statunitense su tutti i porti iraniani, entrato in vigore martedì sera ora di Washington, e la contestuale dichiarazione dei Guardiani della rivoluzione che sancisce la chiusura dello Stretto di Hormuz «fino alla fine delle azioni aggressive americane», il fragile cessate il fuoco mediato dal Pakistan lo scorso 17 giugno appare ormai compromesso. La mossa americana, annunciata dal Comando centrale (Centcom), è accompagnata da una nuova ondata di raid aerei e missilistici contro decine di siti militari iraniani lungo la costa e nei pressi del braccio di mare, mentre Teheran ha risposto colpendo basi e infrastrutture statunitensi in Kuwait, Bahrein e Giordania, e rivendicando attacchi contro due petroliere degli Emirati Arabi Uniti, con un bilancio di almeno un morto e diversi feriti.
Sul fronte diplomatico, le posizioni restano distanti. Il presidente Donald Trump ha minacciato di estendere i bombardamenti a centrali elettriche e ponti già dalla prossima settimana se l’Iran non tornerà al tavolo negoziale, salvo poi ritirare la proposta di imporre un dazio del 20% sul transito delle merci attraverso Hormuz, preferendo accordi commerciali bilaterali con i Paesi del Golfo. Teheran, attraverso il vice ministro degli Esteri, accusa Washington di aver «di fatto vanificato» l’intesa di giugno, mentre i Guardiani della rivoluzione allargano la minaccia: «O l’export di petrolio e gas dalla regione è disponibile per tutti, o non lo sarà per nessuno», un avvertimento che, secondo analisti del Golfo, evoca il possibile coinvolgimento dei ribelli Houthi nello stretto di Bab el-Mandab, porta meridionale del Mar Rosso da cui transita gran parte del greggio saudita.
I dati sul traffico marittimo confermano l’impatto immediato della crisi. Martedì, poche ore prima dell’entrata in vigore del blocco, solo undici navi hanno attraversato lo Stretto, nove delle quali su rotte riconducibili all’Iran: petroliere vuote in entrata e navi cariche di greggio, metanolo e Gpl in uscita. Nessun movimento significativo è stato registrato per conto di altri produttori del Golfo, segno che il traffico commerciale non iraniano è di fatto paralizzato. Goldman Sachs, in una nota diffusa mercoledì, avverte che «la prossima fase di recupero dei flussi petroliferi sarà più lenta di quella iniziale, anche in caso di allentamento delle tensioni», poiché gli armatori restano restii a rischiare sulle rotte omanite e internazionali. Le Nazioni Unite hanno espresso «profonda preoccupazione» per le conseguenze socioeconomiche e umanitarie del blocco, ricordando che Hormuz è un’arteria vitale per milioni di persone. Per l’Italia e l’Europa, che dipendono dal Golfo per una quota rilevante degli approvvigionamenti energetici, lo scenario si traduce in una rinnovata pressione sui prezzi e in un’impennata della volatilità, come sottolineano gli analisti di Bruxelles.
L’escalation in corso è la più grave dall’inizio del conflitto, scoppiato a febbraio con i raid americano-israeliani contro l’Iran. Dopo una tregua raggiunta ad aprile e formalizzata a giugno, il nuovo blocco navale e la quarta notte consecutiva di bombardamenti su Bandar Abbas, Qeshm e la costa iraniana segnano un punto di non ritorno. Con oltre venti navi da guerra americane dispiegate tra il Golfo e l’Oceano Indiano, e la minaccia iraniana di estendere il conflitto alle rotte energetiche globali, la finestra per una soluzione diplomatica appare ridotta al minimo. L’ultimatum di Trump per la prossima settimana incombe, mentre i mercati e le cancellerie europee osservano con apprensione l’evolversi di una crisi che rischia di ridefinire gli equilibri della sicurezza energetica mondiale.
| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.40 | critical |
|---|---|---|
| Stampa del Golfo arabo | −0.20 | neutral |
| Stampa iraniana e affini | −0.60 | critical |
La regione araba denuncia l'escalation americana e iraniana come una minaccia alla stabilità, chiedendo una de-escalation.
Presenta la crisi come un fallimento della diplomazia, enfatizzando le conseguenze umanitarie ed economiche per il mondo arabo.
Non evidenzia le minacce iraniane di chiudere altre rotte energetiche, presenti invece nel blocco del Golfo.
I paesi del Golfo mettono in guardia contro le minacce iraniane alla sicurezza energetica, sottolineando la necessità di proteggere le rotte marittime.
Utilizza la citazione diretta del Corpo delle Guardie per creare un senso di minaccia imminente, legittimando la presenza militare americana.
Non include la narrazione iraniana di autodifesa contro l'aggressione americana.
L'Iran si presenta come vittima dell'aggressione americana, respingendo le accuse e difendendo la propria sovranità.
Utilizza il termine 'مدعی' (claim) per mettere in dubbio la credibilità delle fonti occidentali, e presenta i fatti in modo da enfatizzare l'azione unilaterale americana.
Non menziona la minaccia iraniana di chiudere altre rotte energetiche, che è centrale nel blocco del Golfo.
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