
Messi trascina l’Argentina in finale: Inghilterra ribaltata nel finale, dedica a Maradona
La Selección ribalta gli inglesi 2-1 in semifinale, il capitano regala due assist e ricorda Diego a 40 anni dalla Mano de Dios.
Quando Anthony Gordon ha insaccato il vantaggio inglese al 55’, l’Argentina sembrava sull’orlo di un’eliminazione che avrebbe riaperto tutte le polemiche sui presunti favori arbitrali. Invece, in sette minuti finali di apnea, la squadra di Scaloni ha rovesciato la partita e la narrazione: Enzo Fernández all’85’ ha raccolto un corner corto di Messi e fulminato Pickford dalla distanza, Lautaro Martínez al 92’ ha incornato in tuffo il cross del capitano, facendo esplodere il Mercedes-Benz Stadium di Atlanta. Un 2-1 che vale la terza finale mondiale per Messi, la seconda consecutiva per l’Albiceleste, e che conferma una statistica implacabile: undici gol segnati dopo il 75’ in questo torneo.
La prestazione di Messi è stata letta attraverso lenti diverse a seconda delle latitudini. In Sudamerica si è subito acceso il parallelo con Maradona: la partita cadeva esattamente quarant’anni dopo i quarti del 1986, e il capitano ha dedicato il successo «al Diego, lassù, che starà godendo moltissimo». I media argentini e brasiliani hanno sottolineato il gesto simbolico della maglia numero 10 ricevuta a fine gara, mentre in Europa l’attenzione si è concentrata sui numeri: due assist in una sola partita a eliminazione diretta – record dal 1966 –, 12 assist totali in carriera mondiale, 21 gol che ne fanno il miglior marcatore di sempre della Coppa. A 39 anni, Messi ha toccato sette palloni nell’area inglese, quanti tutta l’Inghilterra messa insieme, e completato nove dribbling, più dell’intera squadra avversaria.
Dal punto di vista tattico, gli analisti europei e africani hanno puntato il dito contro la gestione di Thomas Tuchel. Dopo il gol, l’Inghilterra si è rintanata in un 5-4-1 asfittico, concedendo il 12% di possesso palla fino al fischio finale. I cambi difensivi – dentro Burn e O’Reilly, fuori James e Rice – hanno tolto respiro alla manovra e regalato a Messi lo spazio per spostarsi a destra e dettare i tempi. «Abbiamo sentito che non volevano più giocare», ha dichiarato il fuoriclasse argentino, mentre il portiere Emiliano Martínez ha parlato di avversari «sempre più indietro». Scaloni, da parte sua, ha respinto le accuse di arroganza: «Siamo unici, e non è superbia, viene dal cuore».
Le voci di un Mondiale “pilotato” per favorire l’Argentina, rilanciate da tifoserie e commentatori asiatici e mediorientali dopo i controversi episodi contro Algeria, Egitto e Svizzera, sono state spazzate via dalla rimonta. Messi ha risposto con durezza: «Nessuno ci ha regalato niente, siamo i migliori degli ultimi quattro anni, piaccia o no». La finale di domenica al MetLife Stadium contro la Spagna – che in Europa viene descritta come la squadra dal “calcio più bello” – metterà di fronte il paese che ha adottato Messi ragazzino e la nazione che lo ha consacrato. In palio c’è il quarto titolo mondiale per l’Argentina, il secondo consecutivo, impresa che riuscì soltanto al Brasile nel 1962.
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| Stampa sud-est asiatica | +0.30 | aligned |
| Stampa indiana e sudasiatica | +0.70 | aligned |
Messi dedica la vittoria a Maradona e dichiara che l'Inghilterra non voleva più giocare dopo il pareggio.
Utilizza il richiamo storico alla rivalità del 1986 e alla guerra delle Malvinas per trasformare una partita di calcio in una rivincita nazionale, rendendo la vittoria inevitabile e moralmente giusta.
Omette le accuse di favoritismo della FIFA, che sono centrali in altri blocchi, concentrandosi esclusivamente sulla narrazione emotiva e storica.
Messi e Scaloni respingono con rabbia le accuse di favoritismo, affermando che l'Argentina non ha bisogno di aiuto e che i critici sono ingiusti.
Ripete le smentite ufficiali e trasforma le critiche in un attacco ingiusto, creando una narrazione di vittimismo e resilienza.
Omette la rivalità storica e la dedica a Maradona, concentrandosi esclusivamente sulla controversia e sulla risposta difensiva.
Messi ha raggiunto un record storico e la squadra ha dimostrato carattere, superando le avversità e le accuse.
Combina dati statistici (12 assist) con analisi tattica per oggettivare la grandezza di Messi, mentre le citazioni di Messi servono a neutralizzare le polemiche.
Omette il riferimento alla guerra delle Malvinas presente nella stampa latinoamericana, mantenendo un tono più sportivo e meno politico.
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