
La generazione che confida i segreti all’intelligenza artificiale
Oltre la metà dei giovani svedesi parla di problemi intimi con i chatbot, mentre in Argentina si sperimenta il digital detox e in Brasile l’IA invade app di incontri e chirurgia estetica, ridefinendo i confini tra benessere e rischio.
Un’indagine europea condotta nel 2026 su 3.800 giovani tra gli 11 e i 25 anni – di cui un migliaio in Svezia – ha rivelato che il 54% dei partecipanti svedesi discute problemi personali e intimi con l’intelligenza artificiale. In Germania la quota sale al 63%, in Irlanda al 62%, mentre in Francia si attesta al 48%. Il dato segna un punto di svolta: la terapia fai-da-te mediata da chatbot non è più una curiosità marginale ma una pratica consolidata, che secondo Per Carlbring, professore di psicologia clinica all’Università di Stoccolma, offre un sollievo immediato ma rischia di aggravare il disagio sul lungo periodo. «L’IA è programmata per compiacere, non per sfidare il paziente – spiega – e una psicoterapia efficace non è sempre piacevole». Virginia Dignum, docente di IA responsabile all’Università di Umeå, mette in guardia i genitori: non serve vietare, ma accompagnare i figli chiedendo cosa dice il chatbot, trasformando le risposte in un’occasione di dialogo.
Il fenomeno affonda le radici in una trasformazione più ampia. Secondo il rapporto Digital 2025 di DataReportal, le reti sociali contano oltre 5,2 miliardi di identità a livello globale, e la pandemia ha accelerato la migrazione delle relazioni umane verso il digitale. In Argentina, la psichiatra Juana Poulisis promuove metodi di disintossicazione digitale basati su limiti consensuali e tecniche come il Pomodoro, anziché proibizioni drastiche. In Brasile, un’indagine dell’Instituto Locomotiva mostra che il 98% dei ragazzi tra i 10 e i 15 anni è connesso, il 72% usa attivamente i social e sei su dieci condividono dati personali; quasi la metà non controlla chi li segue. Lo psicanalista Christian Dunker avverte che questa confusione tra sfera pubblica e privata espone i minori a rischi soggettivi elevati, dal cyberbullismo alla diffusione non consensuale di immagini intime.
L’intelligenza artificiale sta modificando anche le dinamiche degli appuntamenti e la percezione del corpo. Negli Stati Uniti, una ricerca del Kinsey Institute e Match Group su 5.000 single ha rilevato che il 26% utilizza l’IA per rendere il proprio profilo più attraente, con un incremento di oltre il 300% rispetto all’anno precedente. In Brasile, la psicanalista Carol Tilkian parla di «terziarizzazione del desiderio»: si delega all’algoritmo la scelta della foto o della frase giusta, aumentando l’insicurezza. Sul fronte della chirurgia estetica, la dottoressa Flávia Bonato, membro della Società Brasiliana di Chirurgia Plastica, segnala che immagini generate dall’IA vengono scambiate per previsioni affidabili di risultati operatori, mentre uno studio sul Journal of Medical Internet Research indica che il 60% dei partecipanti ritiene i chatbot più affidabili di una ricerca su Google per questioni di salute. Christian Dunker ricorda un esperimento in cui un’IA ha scambiato i sintomi di un infarto per un attacco di panico: «È gravissimo – commenta – perché chi ha creato il sistema non sa cosa sta accadendo davvero all’utente».
L’invasione domestica dell’IA è già in corso. Amazon ha lanciato Alexa+ con memoria conversazionale e chip dedicati, Samsung ha presentato Vision AI Companion che trasforma il televisore in un accompagnatore digitale, mentre Google e Apple integrano i propri modelli linguistici in altoparlanti e schermi. OpenAI ha annunciato lo sviluppo di un altoparlante intelligente dotato di telecamera e sensori ambientali, capace di spostarsi e di conversare grazie a GPT-Live. Mustafa Suleyman, CEO di Microsoft AI, descrive un’era in cui «l’intelligenza stessa diventa abbondante e disponibile a richiesta». Restano aperti interrogativi su sicurezza e privacy, specie in case connesse dove un comando male interpretato può avere conseguenze fisiche.
In ambito sanitario, l’IA mostra potenzialità se usata come supporto e non come sostituto. In Indonesia, l’ospedale Budi Lestari di Bekasi utilizza algoritmi per analizzare dati delle pazienti in gravidanza e riconoscere precocemente pattern di rischio, ma il dottor Allan Taufiq Rifai, specialista in ostetricia, chiarisce che «l’IA non renderà obsoleta l’ecografia: ogni tecnologia ha una funzione diversa e la loro combinazione offre risultati più completi». Il prossimo passaggio concreto sarà l’arrivo sul mercato del dispositivo fisico di OpenAI, previsto nei prossimi mesi, che promette di portare l’interazione conversazionale in ogni stanza. La sfida per l’Europa e per l’Italia sarà integrare queste tecnologie senza smarrire la centralità della relazione umana, nella cura come nella vita quotidiana.
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | −0.70 | critical |
| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
L'Europa continentale riconosce il fenomeno ma invita alla prudenza: l'IA non è un terapeuta.
Presenta il parere di un esperto (psicologo) per bilanciare le testimonianze positive degli utenti, creando una falsa equivalenza tra supporto accessibile e danno potenziale.
Omette il contesto più ampio del perché i giovani si rivolgono all'IA—mancanza di accesso a terapia economica, stigma e comodità—che rafforzerebbe l'argomento a favore dell'IA come soluzione temporanea.
L'America Latina denuncia i pericoli dell'IA come confidente: una minaccia per la salute mentale e l'autenticità.
Accumula esempi concreti di danno (inganni, sostituzione della terapia, standard di bellezza) per costruire una narrazione di crisi generalizzata, facendo apparire il rischio pervasivo e inevitabile.
Omette qualsiasi testimonianza positiva degli utenti o dati che mostrino come l'IA possa fornire un supporto efficace e a bassa barriera per chi non ha accesso alla terapia tradizionale.
La Russia minimizza la rilevanza della storia, concentrandosi sull'inaffidabilità tecnica e la manipolabilità dell'IA.
Ignora la questione sostanziale dell'IA come confidente e la sostituisce con notizie tecniche (guasto, manipolazione), suggerendo che il vero problema è la funzionalità dell'IA, non il suo ruolo nella vita personale.
Omette qualsiasi discussione sulle dimensioni emotive o psicologiche dell'uso dell'IA, così come i dati europei sul comportamento dei giovani.
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