
Trump impone dazi del 50% sul Canada e riapre la partita del T-MEC
L’amministrazione statunitense attiva una legge del 1930 mai usata per colpire vino, cemento e articoli sportivi canadesi, con un impatto immediato su scambi per 20 miliardi di dollari.
Con un atto esecutivo firmato il 20 luglio, il presidente Donald Trump ha imposto dazi aggiuntivi del 50 per cento su un ampio paniere di beni canadesi – dal vino ai bastoni da hockey, dal cemento ai latticini – per un valore stimato di circa 20 miliardi di dollari, pari a oltre il 5 per cento delle importazioni statunitensi dal Canada. La misura entrerà in vigore tra trenta giorni e, per la prima volta, non prevede esenzioni per le merci che transitano sotto l’ombrello del T-MEC, l’accordo di libero scambio nordamericano che lo stesso Trump aveva firmato nel 2020 e che Washington ha deciso di non rinnovare nella forma attuale. Restano esclusi dai nuovi dazi energia, potassa, minerali critici e prodotti ittici, mentre i beni già colpiti da tariffe settoriali – come acciaio e alluminio – non subiranno ulteriori aggravamenti.
La base giuridica scelta dalla Casa Bianca è la Sezione 338 del Tariff Act del 1930, una disposizione mai utilizzata prima per imporre dazi e considerata ad alto rischio di contenzioso. Dopo che la Corte Suprema ha ridimensionato l’uso dei poteri d’emergenza per le tariffe generalizzate, l’amministrazione ha ripiegato su questo strumento che consente di applicare fino al 50 per cento di dazio contro paesi ritenuti responsabili di discriminazioni commerciali. Secondo l’Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti, Ottawa avrebbe adottato politiche discriminatorie in tre settori: il sistema di gestione dell’offerta lattiero-casearia, che impone dazi superiori al 300 per cento oltre le quote di importazione; una tassa del 25 per cento su veicoli e componenti automobilistici statunitensi non coperti dal T-MEC; e il boicottaggio degli alcolici americani messo in atto dalla maggior parte delle province canadesi come ritorsione alle precedenti tariffe di Trump.
Il primo ministro canadese Mark Carney ha definito i nuovi dazi «l’ultimo di una serie di atti commerciali unilaterali in violazione diretta del T-MEC» e ha annunciato che il Canada è pronto a «intensificare» i negoziati nelle prossime settimane, pur tenendo «tutte le opzioni sul tavolo» per eventuali contromisure. Il premier dell’Ontario Doug Ford ha invocato una risposta «dollaro per dollaro», mentre il dollaro canadese ha subito un immediato deprezzamento. Dal fronte imprenditoriale statunitense, il Consiglio dei distillati ha espresso preoccupazione per una spirale di ritorsioni che colpirebbe un settore già in difficoltà, e analisti canadesi di CIBC hanno interpretato la mossa come un’apertura negoziale aggressiva, prevedendo che i dazi resteranno una leva politica almeno per i prossimi trenta mesi.
La finestra di trenta giorni prima dell’entrata in vigore lascia spazio a un’intensificazione dei colloqui, mentre i negoziati per la revisione del T-MEC procedono a velocità diverse: il Messico, che non ha adottato ritorsioni, sta discutendo bilateralmente con Washington, mentre il Canada è rimasto finora ai margini. L’esito di questa fase dipenderà dalla capacità di Ottawa di presentare proposte che Washington consideri sufficienti a rimuovere le barriere contestate, in un contesto in cui la legalità stessa della Sezione 338 potrebbe essere messa alla prova davanti ai tribunali federali.
| Stampa africana subsahariana | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | −0.20 | neutral |
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.40 | critical |
| Stampa del Golfo arabo | −0.50 | critical |
I dazi sono una risposta misurata alla discriminazione canadese, con esenzioni chiave e una finestra di 30 giorni per i negoziati.
Enfatizzando le esenzioni e la disponibilità al dialogo di Carney, il blocco presenta i dazi come una leva negoziale piuttosto che una guerra commerciale totale.
Non menziona la base legale (Sezione 338 del Tariff Act del 1930) utilizzata da Trump, evidenziata dalla stampa europea continentale.
I dazi di Trump sono un capriccio punitivo, che arriva persino ad accusare il Canada di incendi boschivi per giustificare il protezionismo.
Inserendo una bizzarra accusa ambientale tra le giustificazioni ufficiali, il blocco scredita l'intera iniziativa come arbitraria e irrazionale.
Tralascia le esenzioni per energia, potassio e pesce, nonché la risposta conciliante di Carney, che attenuerebbero la narrazione di irrazionalità.
I dazi aggravano le tensioni commerciali e minacciano l'inflazione, specialmente mentre la guerra in Iran già grava sulle tasche americane.
Collegando i dazi all'inflazione e alla guerra in Iran, il blocco inserisce la mossa in un quadro di minacce multiple e crescenti, aumentando il senso di urgenza.
Non menziona l'elenco specifico dei beni (vino, mazze da hockey, cemento) che altri blocchi dettagliano, né la base legale della Sezione 338.
I dazi al 50% rischiano di scatenare il caos economico e logorare le relazioni tra alleati, con la scadenza dell'USMCA che aggiunge benzina al fuoco.
Usando un linguaggio apocalittico ('caos economico', 'relazioni logore') e richiamando la scadenza dell'USMCA, il blocco amplifica il senso di crisi imminente.
Non menziona le esenzioni per energia e minerali critici, né la base legale della Sezione 338, che fornirebbero sfumature alla narrazione di crisi.
Allarga lo sguardo
Mamdani ammette l’impotenza legale: New York non può arrestare Netanyahu
6 lingue · 15 testate
Da TechnologyL’IA di OpenAI evade la sandbox e attacca Hugging Face: un test di cybersicurezza diventa un caso politico globale
8 lingue · 33 testate
Da Science & HealthCiclosporiasi negli USA: oltre 4mila casi, ritirata lattuga messicana
3 lingue · 9 testate