
Marocco accelera al 5,3%, Ghana sotto esame: le due velocità dei mercati emergenti
Rabat rivede al rialzo le stime di crescita grazie all’agricoltura e agli investimenti, mentre Accra affronta il nodo del debito e il calo delle riserve in vista della revisione di bilancio.
L’economia marocchina corre più del previsto. Secondo i dati presentati al Parlamento dalla ministra delle Finanze Nadia Fettah, il prodotto interno lordo crescerà del 5,3% nel 2026, sette decimi sopra le ipotesi della legge di bilancio. A trainare la revisione è il balzo del 15,1% del valore aggiunto agricolo, favorito dal ritorno delle piogge dopo anni di siccità, mentre le attività non agricole avanzano del 4,2%. L’inflazione, che aveva toccato il 6,6% nel 2022, è scesa allo 0,4% medio nei primi sei mesi dell’anno, con il nucleo addirittura negativo (-0,1%), grazie al calo dei prezzi alimentari e alle misure di sostegno ai prodotti di base. La banca centrale ha mantenuto il tasso guida al 2,25%, contribuendo a un’espansione del credito bancario che ha raggiunto il flusso annuo più elevato dal 2011.
Sul fronte opposto, il Ghana si presenta alla revisione di bilancio di metà anno con indicatori in chiaroscuro. L’inflazione è scesa al 5,3%, ma l’opposizione guidata da Kojo Oppong Nkrumah accusa il governo di aver costruito l’avanzo primario del 2025 comprimendo la spesa del 13,8% anziché aumentando le entrate, mancate per il 4,7% rispetto agli obiettivi. La crescita, denuncia la minoranza, sarebbe drogata dall’impennata dei prezzi dell’oro sui mercati internazionali, mentre le riserve valutarie avrebbero perso 1,2 miliardi di dollari senza che la banca centrale abbia dichiarato interventi sul mercato dei cambi. Il rapporto debito/PIL, stimato dalla Bank of Ghana al 45% ma atteso dall’FMI al 53%, resta al centro del dibattito, con il governo chiamato a dimostrare la sostenibilità del percorso di rientro entro il 55% nel 2028.
Il quadro dei grandi emergenti si completa con il Brasile, dove la Confederação Nacional da Indústria ha mantenuto ferma al 2% la stima di crescita per l’anno in corso, trainata dall’estrattivo e dall’agroalimentare, ma ha rivisto al rialzo l’inflazione al 5% e ridotto le attese di tagli del tasso Selic, ora visto al 13,75% a fine 2026. Per gli analisti di Brasilia, la combinazione di politica monetaria restrittiva e fragilità fiscale – con un debito pubblico all’82% del PIL – limita una ripresa più robusta, mentre il conflitto in Medio Oriente continua a pesare sui costi energetici e sulle catene di approvvigionamento globali.
Per l’Europa e l’Italia, questi andamenti disegnano uno scenario a geometria variabile. La solidità della domanda interna marocchina sostiene le esportazioni europee di beni strumentali e rinnovabili, mentre le tensioni sul debito ghanese e la dipendenza dalle materie prime ricordano la vulnerabilità dei mercati africani ai rialzi dei tassi internazionali. Il prossimo banco di prova sarà la presentazione del bilancio di metà anno ad Accra, attesa per il 23 luglio, cui seguiranno le decisioni della banca centrale brasiliana sui tassi.
| Stampa arabo levante-Maghreb | +0.70 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa africana subsahariana | −0.60 | critical |
Il governo marocchino annuncia con fiducia la crescita al 5,3%, frutto di politiche proattive e del rilancio agricolo.
Presenta le cifre ufficiali come prova inconfutabile di successo, escludendo ogni incertezza esterna, creando un quadro di stabilità inevitabile.
L'opposizione ghanese denuncia una falsa consolidazione: il surplus è frutto di tagli, non di entrate, e le riserve calano.
Rilegge i dati ufficiali come sintomo di debolezza, trasformando i successi dichiarati (surplus, crescita) in problemi strutturali, usando analisi tecniche per minare la credibilità del governo.
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