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Geopolitica e Politicagiovedì 25 giugno 2026

L'Onu sospende l'evacuazione dallo Stretto di Hormuz dopo l'attacco a una nave cargo

L'Organizzazione marittima internazionale congela il piano per 11.000 marittimi bloccati nel Golfo Persico, mentre Teheran e Washington si scontrano sulle rotte di transito.

L'Organizzazione marittima internazionale (Imo) ha sospeso nella giornata di giovedì l'operazione di evacuazione di massa dallo Stretto di Hormuz, avviata appena due giorni prima, dopo che un proiettile di origine sconosciuta ha colpito la nave portacontainer Ever Lovely, battente bandiera di Singapore, al largo delle coste dell'Oman. Il segretario generale Arsenio Dominguez ha dichiarato che la decisione è necessaria per «riconfermare che le necessarie garanzie di sicurezza siano ancora in vigore» per le circa seicento unità e gli oltre undicimila marittimi rimasti intrappolati a ovest dello stretto dall'inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran, alla fine di febbraio. L'attacco, che ha danneggiato la plancia senza causare vittime, è stato attribuito da fonti dell'amministrazione statunitense ai Guardiani della rivoluzione iraniani, proprio mentre Teheran diffondeva un avvertimento via radio Vhf: ogni transito al di fuori delle rotte designate dalla Repubblica islamica sarebbe stato considerato «inaccettabile ed estremamente pericoloso».

La sospensione mette a nudo la frattura tra le due sponde del Golfo sulla gestione del corridoio strategico. Secondo l'impianto negoziale sostenuto da Washington e dai paesi costieri arabi, il memorandum d'intesa firmato il 17 giugno prevede un periodo di sessanta giorni di passaggio gratuito e sicuro, durante il quale Iran e Oman dovrebbero avviare un dialogo per l'amministrazione futura dello stretto. Teheran, tuttavia, ha disconosciuto il corridoio temporaneo annunciato da Mascate in coordinamento con l'Imo – una rotta che costeggia la penisola del Musandam, in acque omanite – e ha ribadito per bocca dell'Autorità dello Stretto del Golfo Persico che soltanto i percorsi autorizzati dall'Iran godranno di garanzie di sicurezza e copertura assicurativa. Il segretario di Stato americano Marco Rubio, in visita nel Golfo, ha avvertito che «se l'Iran minaccia o blocca le navi nello stretto, allora avremo un problema», mentre fonti della Casa Bianca hanno lasciato filtrare che l'episodio potrebbe configurare una violazione dell'intesa.

L'incidente ha riacceso le tensioni sui mercati energetici globali, con un rialzo di circa l'1% delle quotazioni del greggio, e riporta l'attenzione sulla vulnerabilità delle economie europee e italiana, fortemente dipendenti dal transito di petrolio e gas naturale liquefatto attraverso Hormuz. Prima della guerra, lo stretto vedeva passare quotidianamente circa un quinto del greggio mondiale; i dati di tracciamento navale indicano che, nonostante un incremento dei transiti dopo la tregua – settanta passaggi mercoledì, contro i trentatré della settimana precedente – i volumi restano dimezzati rispetto ai livelli prebellici. Analisti del settore energetico con base a Londra osservano che la ripresa è trainata più dallo smaltimento delle scorte accumulate che da nuovi caricamenti, e che la fiducia degli armatori resta fragile finché non sarà chiarito il quadro della sicurezza.

Il dossier Hormuz resta dunque il principale banco di prova della fragile tregua. L'Imo ha precisato che la Ever Lovely non stava transitando sotto il proprio quadro di evacuazione, ma la sospensione dell'intera operazione segnala la necessità di rinegoziare garanzie che coinvolgano tutti gli attori regionali. Il sultano dell'Oman, mediatore storico tra Teheran e l'Occidente, ha già concordato con il capo negoziatore iraniano Ghalibaf l'istituzione di un gruppo di lavoro congiunto, ma i tempi appaiono dilatati rispetto all'urgenza umanitaria dei marittimi bloccati. Con le elezioni di metà mandato americane all'orizzonte e la pressione interna su Trump per dimostrare risultati concreti, i prossimi giorni saranno decisivi per verificare se il cessate il fuoco reggerà alla prova dei fatti o se lo stretto tornerà a essere la leva geopolitica che ha già fatto tremare i mercati globali.

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L'Onu sospende l'evacuazione dallo Stretto di Hormuz dopo l'attacco a una nave cargo

L'Organizzazione marittima internazionale congela il piano per 11.000 marittimi bloccati nel Golfo Persico, mentre Teheran e Washington si scontrano sulle rotte di transito.

L'Organizzazione marittima internazionale (Imo) ha sospeso nella giornata di giovedì l'operazione di evacuazione di massa dallo Stretto di Hormuz, avviata appena due giorni prima, dopo che un proiettile di origine sconosciuta ha colpito la nave portacontainer Ever Lovely, battente bandiera di Singapore, al largo delle coste dell'Oman. Il segretario generale Arsenio Dominguez ha dichiarato che la decisione è necessaria per «riconfermare che le necessarie garanzie di sicurezza siano ancora in vigore» per le circa seicento unità e gli oltre undicimila marittimi rimasti intrappolati a ovest dello stretto dall'inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran, alla fine di febbraio. L'attacco, che ha danneggiato la plancia senza causare vittime, è stato attribuito da fonti dell'amministrazione statunitense ai Guardiani della rivoluzione iraniani, proprio mentre Teheran diffondeva un avvertimento via radio Vhf: ogni transito al di fuori delle rotte designate dalla Repubblica islamica sarebbe stato considerato «inaccettabile ed estremamente pericoloso».

La sospensione mette a nudo la frattura tra le due sponde del Golfo sulla gestione del corridoio strategico. Secondo l'impianto negoziale sostenuto da Washington e dai paesi costieri arabi, il memorandum d'intesa firmato il 17 giugno prevede un periodo di sessanta giorni di passaggio gratuito e sicuro, durante il quale Iran e Oman dovrebbero avviare un dialogo per l'amministrazione futura dello stretto. Teheran, tuttavia, ha disconosciuto il corridoio temporaneo annunciato da Mascate in coordinamento con l'Imo – una rotta che costeggia la penisola del Musandam, in acque omanite – e ha ribadito per bocca dell'Autorità dello Stretto del Golfo Persico che soltanto i percorsi autorizzati dall'Iran godranno di garanzie di sicurezza e copertura assicurativa. Il segretario di Stato americano Marco Rubio, in visita nel Golfo, ha avvertito che «se l'Iran minaccia o blocca le navi nello stretto, allora avremo un problema», mentre fonti della Casa Bianca hanno lasciato filtrare che l'episodio potrebbe configurare una violazione dell'intesa.

L'incidente ha riacceso le tensioni sui mercati energetici globali, con un rialzo di circa l'1% delle quotazioni del greggio, e riporta l'attenzione sulla vulnerabilità delle economie europee e italiana, fortemente dipendenti dal transito di petrolio e gas naturale liquefatto attraverso Hormuz. Prima della guerra, lo stretto vedeva passare quotidianamente circa un quinto del greggio mondiale; i dati di tracciamento navale indicano che, nonostante un incremento dei transiti dopo la tregua – settanta passaggi mercoledì, contro i trentatré della settimana precedente – i volumi restano dimezzati rispetto ai livelli prebellici. Analisti del settore energetico con base a Londra osservano che la ripresa è trainata più dallo smaltimento delle scorte accumulate che da nuovi caricamenti, e che la fiducia degli armatori resta fragile finché non sarà chiarito il quadro della sicurezza.

Il dossier Hormuz resta dunque il principale banco di prova della fragile tregua. L'Imo ha precisato che la Ever Lovely non stava transitando sotto il proprio quadro di evacuazione, ma la sospensione dell'intera operazione segnala la necessità di rinegoziare garanzie che coinvolgano tutti gli attori regionali. Il sultano dell'Oman, mediatore storico tra Teheran e l'Occidente, ha già concordato con il capo negoziatore iraniano Ghalibaf l'istituzione di un gruppo di lavoro congiunto, ma i tempi appaiono dilatati rispetto all'urgenza umanitaria dei marittimi bloccati. Con le elezioni di metà mandato americane all'orizzonte e la pressione interna su Trump per dimostrare risultati concreti, i prossimi giorni saranno decisivi per verificare se il cessate il fuoco reggerà alla prova dei fatti o se lo stretto tornerà a essere la leva geopolitica che ha già fatto tremare i mercati globali.

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