
Washington premia Abu Dhabi con chip e armi: il nodo Iran e l’ombra degli affari Trump
L’allentamento dei controlli all’export premia il ruolo emiratino nell’operazione contro Teheran, ma accende le polemiche sui legami finanziari tra la famiglia presidenziale e lo sceicco Tahnoon.
Il Dipartimento del Commercio americano ha rimosso venerdì gli Emirati Arabi Uniti da due gruppi di paesi soggetti a restrizioni e li ha inseriti nel ristretto elenco A:5, rendendo così possibile l’esportazione senza licenze individuali di chip avanzati per l’intelligenza artificiale, server, equipaggiamenti militari e satelliti commerciali. La decisione, che entrerà in vigore con la pubblicazione nel Registro Federale, interessa aziende emiratine come G42 e Core42 e colossi statunitensi presenti nel Paese – Amazon, Apple, Microsoft, xAI – e segue di poche settimane la finalizzazione di un quadro di cooperazione bilaterale sull’IA siglato nel maggio 2025.
La motivazione ufficiale fornita da Washington chiama in causa direttamente il contributo degli Emirati all’operazione “Epic Fury”, i raid condotti da Stati Uniti e Israele contro l’Iran a partire da febbraio. Il testo pubblicato dalle autorità americane cita il ruolo chiave di Abu Dhabi nel contrasto a Teheran e ai suoi alleati regionali – Hamas, Hezbollah, Houthi – e sottolinea come il paese sia il primo partner commerciale americano in Medio Oriente, con investimenti diretti negli Stati Uniti valutati oltre mille miliardi di dollari. Da Teheran, il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha denunciato un “documento della vergogna” e ha avvertito che l’esposizione del ruolo emiratino nell’aggressione militare comporta responsabilità giuridiche e politiche per Abu Dhabi.
La mossa ha però innescato reazioni aspre anche sul fronte interno americano. La senatrice democratica Elizabeth Warren ha parlato di un “accordo corrotto”, ricordando che lo sceicco Tahnoon bin Zayed Al Nahyan, consigliere per la sicurezza nazionale emiratina e presidente di G42 e MGX, aveva acquisito – quattro giorni prima dell’insediamento di Trump – una quota del 49% nella società di criptovalute della famiglia presidenziale, World Liberty Financial, per circa cinquecento milioni di dollari. Negli ambienti vicini all’ex amministrazione Biden, ex funzionari come Chris McGuire hanno messo in guardia dal rischio che i data center più grandi del mondo vengano costruiti negli Emirati anziché negli Stati Uniti, e che la tecnologia possa essere dirottata verso la Cina, con cui G42 ha avuto in passato collaborazioni nel settore delle telecomunicazioni.
Abu Dhabi ha replicato per bocca del ministro di Stato Saeed Al Hajeri, che ha definito la riclassificazione un riconoscimento della solidità del proprio sistema di controlli all’export e della visione del presidente Mohamed bin Zayed. L’intesa prevede anche investimenti emiratini in infrastrutture digitali americane, in un momento in cui, secondo analisti vicini all’American Enterprise Institute, gli Stati Uniti non dispongono da soli della capacità di rete e della volontà politica per installare tutta la potenza di calcolo necessaria a offrire servizi di IA su scala globale. Per l’Europa e l’Italia, che osservano con attenzione la riorganizzazione delle catene di approvvigionamento dei semiconduttori, il passo consolida un asse tecnologico Washington-Abu Dhabi che potrebbe influenzare gli equilibri nei consessi multilaterali di controllo dell’export, dove gli Emirati restano l’unico membro del gruppo A:5 a non far parte dei regimi internazionali esistenti. Il prossimo banco di prova sarà l’effettiva attuazione delle nuove licenze e l’eventuale convocazione di audizioni al Congresso chieste dalla senatrice Warren.
| Stampa atlantica / anglosfera | +0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa del Golfo arabo | +0.40 | aligned |
| Stampa iraniana e affini | −0.80 | critical |
Washington rafforza un alleato strategico e apre nuove opportunità per le aziende tecnologiche americane.
Il blocco presenta la decisione come un normale adeguamento commerciale, omettendo il contesto militare degli attacchi contro l'Iran, normalizzando così il trasferimento di tecnologia avanzata.
Il blocco omette qualsiasi riferimento al coinvolgimento diretto degli Emirati negli attacchi militari contro l'Iran, concentrandosi invece sulla cooperazione strategica generale.
Abu Dhabi viene riconosciuto come partner difensivo chiave, premiato per il suo ruolo nella sicurezza regionale.
Il blocco enfatizza lo status degli Emirati come 'partner difensivo principale' e inquadra la liberalizzazione delle esportazioni come un riconoscimento meritato, legittimando la cooperazione militare.
Il blocco omette qualsiasi menzione esplicita del coinvolgimento degli Emirati negli attacchi contro l'Iran, concentrandosi invece sulla cooperazione generale per la sicurezza e il partenariato.
L'Iran denuncia la complicità degli Emirati nell'aggressione americana e chiede che vengano ritenuti responsabili.
Il blocco utilizza dichiarazioni ufficiali e documenti per collegare direttamente l'allentamento delle esportazioni al ruolo degli Emirati nell'attacco, costruendo una narrazione di ricompensa per l'aggressione.
Il blocco omette il contesto di partenariato economico e strategico, presentando la decisione esclusivamente come una ricompensa per la complicità militare.
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