
Mette-Marit dimessa dopo il trapianto polmonare, il figlio ai domiciliari nella residenza reale
La principessa ereditaria di Norvegia lascia l'ospedale dopo l'intervento di giugno, mentre Marius Borg Høiby sconterà la custodia cautelare con braccialetto elettronico a Skaugum.
In un unico giorno, la residenza di Skaugum, a sud-ovest di Oslo, è diventata simultaneamente un luogo di convalescenza e un domicilio coatto. Martedì la casa reale norvegese ha annunciato le dimissioni della principessa ereditaria Mette-Marit dall'ospedale universitario Rikshospitalet, dove a metà giugno era stata sottoposta a un trapianto di polmoni. Poche ore prima, il tribunale di Oslo aveva confermato che il figlio primogenito di lei, Marius Borg Høiby, potrà lasciare il carcere e scontare la custodia cautelare nella dépendance della tenuta di famiglia, con un braccialetto elettronico alla caviglia. La procura, che in un primo momento aveva annunciato ricorso, ha infine rinunciato a opporsi.
La principessa, 52 anni, conviveva dal 2018 con una forma rara di fibrosi polmonare, una patologia progressiva che riduce gravemente la capacità respiratoria. L'aggravamento negli ultimi mesi l'aveva portata in lista d'attesa per un trapianto. Secondo il primario di pneumologia Are Holm, le sue condizioni sono «buone, considerate le circostanze», ma il percorso riabilitativo sarà lungo: sei mesi di sorveglianza intensiva per scongiurare rigetti e infezioni, e almeno un anno prima di un possibile ritorno alla stabilità. Nel frattempo, la principessa non parteciperà ad alcun impegno ufficiale. Il marito, il principe ereditario Haakon, ha parlato di «immenso sollievo» e ha annunciato che ridurrà le proprie attività per starle accanto.
Il ritorno a casa di Mette-Marit si intreccia con la vicenda giudiziaria del figlio. Marius Borg Høiby, 29 anni, nato da una precedente relazione della principessa e privo di un ruolo istituzionale, è stato condannato in primo grado a quattro anni di reclusione per due casi di stupro e violenze domestiche contro un'ex fidanzata. La sentenza non è definitiva: sia la difesa sia l'accusa hanno presentato appello. Nei mesi scorsi, i legali di Høiby avevano più volte chiesto i domiciliari proprio per consentirgli di assistere la madre malata, vedendosi opporre un rifiuto fino alla decisione di questa settimana. L'uomo dovrà sottoporsi a regolari test antidroga e rimanere confinato nell'ala della tenuta.
Skaugum non è una residenza qualunque. Donata nel 1929 alla coppia ereditaria dell'epoca, fu occupata durante la guerra dal commissario nazista Josef Terboven, che vi si suicidò. Oggi è proprietà privata della famiglia reale e dal 2001 ospita Haakon e Mette-Marit. La compresenza forzata di un condannato per reati sessuali e di una futura regina in riabilitazione solleva interrogativi sulla tenuta dell'immagine della monarchia, già messa alla prova dalle rivelazioni processuali sulle feste sfrenate organizzate da Høiby proprio in quella dimora. In Norvegia, la stampa segue con attenzione il paradosso di un luogo che da simbolo della resistenza e della continuità dinastica si trasforma temporaneamente in un ibrido tra casa di cura e luogo di detenzione. Il prossimo passaggio concreto sarà l'inizio del processo d'appello, per il quale non è ancora stata fissata una data, mentre la principessa affronterà i primi sei mesi di riabilitazione sotto stretto monitoraggio medico.
| Stampa europea continentale | −0.30 | critical |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | +0.20 | neutral |
Continental European press denounces the preferential treatment given to Mette-Marit's son, while acknowledging the severity of her illness.
Creates a moral contrast between the mother's suffering and the son's impunity, using labels like 'bonus prince' to delegitimize royal privilege.
The official court explanation justifying house arrest on humanitarian grounds is downplayed, favoring an insinuation of special treatment.
Latin American press discreetly celebrates the princess's recovery, deliberately ignoring the family scandal.
Selects only the positive news, removing the controversial context to maintain a favorable institutional image of the Norwegian monarchy.
Completely omits the son's house arrest and convictions for rape, which would have overshadowed the recovery narrative.
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