
Washington impone dazi del 25% sul Brasile: Lula denuncia un “marco infausto” e prepara ritorsioni
La decisione, basata sulla Sezione 301, colpisce etanolo e manufatti ma risparmia caffè e carne. Brasilia attiverà la legge di reciprocità e ricorrerà all’Organizzazione mondiale del commercio.
L’amministrazione Trump ha ufficializzato l’imposizione di dazi aggiuntivi del 25% sulla maggior parte delle importazioni brasiliane, con effetto dal 22 luglio. La misura, adottata al termine di un’indagine durata un anno condotta dall’Ufficio del rappresentante per il commercio degli Stati Uniti (USTR) ai sensi della Sezione 301 del Trade Act del 1974, risparmia tuttavia una lista di oltre duemila codici doganali: restano esenti caffè, carne bovina, succo d’arancia, petrolio greggio, componenti aerospaziali e prodotti farmaceutici. L’impatto si concentra su etanolo, macchinari agricoli, calzature, abbigliamento, carta e zucchero, settori che secondo le stime della Confederação Nacional da Indústria brasiliana coinvolgono circa quindici miliardi di dollari di export annuo.
Secondo Washington, il Brasile mantiene pratiche commerciali “sleali e irragionevoli” in sei aree: servizi di pagamento digitale con il sistema Pix, barriere all’etanolo americano, protezione della proprietà intellettuale, applicazione insufficiente delle norme anticorruzione, deforestazione illegale e tariffe preferenziali concesse a paesi come India e Messico. Il segretario di Stato Marco Rubio ha attribuito la responsabilità direttamente al presidente Luiz Inácio Lula da Silva, accusandolo di non aver negoziato “in buona fede” e di aver anteposto “il proprio ego al benessere del popolo brasiliano”. Dal canto suo, il governo di Brasilia ha definito la giornata del 15 luglio “un marco infausto” nelle relazioni bilaterali, ricordando che negli ultimi quindici anni gli Stati Uniti hanno accumulato un surplus di 424,5 miliardi di dollari nel commercio di beni e servizi con il Brasile e che nel 2025 il 76% delle importazioni statunitensi è entrato nel paese senza dazi, con un’aliquota media effettiva del 3,1%.
La dimensione politica della crisi è resa esplicita dalla nota del Planalto, che accusa la famiglia Bolsonaro di aver “attivamente collaborato” all’indagine dell’USTR, definendo i suoi membri “falsi patrioti” mossi da obiettivi elettorali in vista delle presidenziali di ottobre. Il senatore Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair e alleato di Trump, aveva partecipato alle audizioni pubbliche dell’USTR e incontrato esponenti dell’amministrazione americana. Per gli analisti di Bruxelles, la vicenda si inserisce in un più ampio riposizionamento della politica commerciale statunitense, che utilizza i dazi come leva di pressione geopolitica, mentre per Brasilia si tratta di un tentativo di interferenza nel processo elettorale.
La reazione brasiliana si articola su tre fronti. Il governo ha annunciato l’immediato avvio delle procedure previste dalla Legge di Reciprocità, approvata all’unanimità dal Congresso, e il ricorso al meccanismo di soluzione delle controversie dell’Organizzazione mondiale del commercio. Parallelamente, il piano Brasil Soberano sosterrà i settori colpiti, mentre proseguirà la strategia di diversificazione commerciale, con gli accordi già siglati dal Mercosur con Unione Europea, EFTA e Singapore. Resta sullo sfondo un’ulteriore incognita: entro il 24 luglio Washington potrebbe applicare un dazio aggiuntivo del 12,5% su sessanta economie, Brasile incluso, con l’accusa di carenze nel contrasto al lavoro forzato. L’esito dei negoziati, che l’USTR dichiara ancora aperti, dipenderà dalla disponibilità brasiliana a rivedere le politiche contestate, in particolare sul fronte digitale e su quello dell’etanolo.
| Stampa latinoamericana | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | +0.10 | neutral |
Il Brasile denuncia l'ingiustizia della tariffa USA e si prepara a rispondere con reciprocità immediata, attribuendo la colpa a fattori interni e alla mancanza di buona fede di Washington.
La narrazione costruisce un'identità di vittima nazionale, personalizzando la controversia nelle figure di Lula e Bolsonaro, e legittimando la ritorsione come atto di difesa della sovranità.
Gli Stati Uniti applicano tariffe come misura di enforcement commerciale standard, basata su indagini legali, e avvertono che eventuali ritorsioni potrebbero portare a un inasprimento.
La narrazione de-politicizza la controversia, inquadrandola come una questione tecnico-legale di pratiche commerciali sleali, e presenta l'azione USA come neutrale e basata su regole.
Il blocco omette la colpa politica interna brasiliana (la famiglia Bolsonaro) e la caratterizzazione del governo brasiliano della tariffa come 'un marco lastimável' nelle relazioni bilaterali.
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