
Trump impone un blocco navale e una tassa del 20% sullo Stretto di Ormuz, Teheran minaccia ritorsioni
Il presidente americano annuncia il ripristino del blocco contro l'Iran e un pedaggio sulle merci in transito, mentre gli scontri militari affossano la tregua e fanno salire il prezzo del petrolio.
Lunedì 13 luglio 2026 il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che Washington ripristinerà il blocco navale contro l’Iran e imporrà un prelievo del 20 per cento sul valore di tutte le merci in transito attraverso lo Stretto di Ormuz. L’annuncio, diffuso con un messaggio sulla piattaforma Truth Social e in un’intervista a Fox News, è stato accompagnato dalla proclamazione degli Stati Uniti come «guardiani dello Stretto». La decisione ha avuto un impatto immediato sui mercati: il greggio Brent ha superato quota 80 dollari al barile prima di ripiegare, mentre il traffico marittimo nella via d’acqua – da cui transitava circa un quinto delle forniture globali di petrolio e gas prima del conflitto – è crollato del 52 per cento tra il 10 e il 12 luglio rispetto alla settimana precedente, secondo i dati della società di analisi Kpler.
La mossa di Washington si inserisce in una spirale di attacchi reciproci che nell’ultima settimana ha visto le forze americane colpire decine di obiettivi in Iran – sistemi di difesa aerea, radar, postazioni di droni e missili – e Teheran rispondere con lanci di missili e droni contro installazioni militari statunitensi in Bahrein, Kuwait, Giordania e altri Paesi del Golfo. Dal punto di vista americano, il blocco è «chiamato così perché impedisce solo l’ingresso o l’uscita di navi o clienti dell’Iran», mentre tutti gli altri Paesi avranno «un uso equo e aperto dello Stretto». Il segretario di Stato Marco Rubio aveva tuttavia dichiarato appena tre settimane fa che «nessun Paese è autorizzato a imporre pedaggi su una via d’acqua internazionale», posizione ribadita in passato da diverse capitali europee.
Teheran, da parte sua, ha respinto ogni pretesa statunitense di controllo. Il portavoce del comando militare congiunto iraniano ha affermato che le forze armate «affronteranno con decisione qualsiasi turbativa o insicurezza al passaggio di navi commerciali e petroliere al di fuori delle rotte designate dall’Iran e senza il permesso delle forze armate». La Guardia rivoluzionaria ha aggiunto che l’unica via per ripristinare il traffico regolare è la fine delle «interferenze militari americane» e ha avvertito che «qualsiasi cooperazione o supporto logistico agli Stati Uniti sarà considerato un atto di guerra contro la sovranità e la sicurezza nazionale dell’Iran». Fonti diplomatiche europee, pur senza esprimersi sulla legittimità del pedaggio, hanno sottolineato a Bruxelles che la libertà di navigazione nello Stretto è un principio da preservare, mentre diversi analisti del Golfo temono che l’estensione del conflitto possa coinvolgere direttamente i Paesi rivieraschi, già colpiti da attacchi missilistici.
Per l’Italia e l’Europa, la posta in gioco è duplice: la sicurezza degli approvvigionamenti energetici e la stabilità dei prezzi. Prima della guerra, scoppiata il 28 febbraio con l’offensiva congiunta di Stati Uniti e Israele, circa un quinto del petrolio mondiale transitava da Ormuz. Il memorandum d’intesa firmato a metà giugno tra Washington e Teheran aveva permesso una parziale riapertura del corridoio e un calo delle quotazioni, ma la tregua è rapidamente naufragata. Secondo la diplomazia iraniana, gli Stati Uniti avrebbero «violato quasi tutti i termini» dell’intesa, mentre Trump accusa Teheran di aver cambiato posizione dopo undici ore di negoziati. Il ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato che il Paese «non è mai stato il primo a violare i propri impegni» e che cesserà di rispettare l’accordo se Washington non onorerà i suoi.
Al momento, il dossier appare in una fase di stallo pericoloso. Gli Stati Uniti affermano che il processo per l’istituzione del blocco e del pedaggio «inizierà immediatamente», senza fornire dettagli operativi. L’Iran, da parte sua, ha annunciato che lo Stretto resterà chiuso «fino a nuovo avviso» e che i permessi di transito saranno rilasciati solo quando saranno ristabilite «stabilità e calma». I mediatori di Qatar, Pakistan e Oman restano in contatto con entrambe le parti, ma la finestra di sessanta giorni prevista dal memorandum per negoziare un accordo permanente si sta chiudendo senza progressi tangibili, mentre il rischio di un’estensione regionale del conflitto – evocato esplicitamente dai comandi militari iraniani – tiene in allerta le cancellerie europee e i mercati globali.
| Stampa iraniana e affini | −0.90 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
| Stampa russa e CSI | −0.30 | critical |
| Stampa del Golfo arabo | 0.00 | neutral |
L'Iran denuncia le pretese americane come una fantasia aggressiva e illegittima, accusando Trump di voler imporre un controllo unilaterale.
Utilizza un linguaggio fortemente accusatorio e definisce il governo americano come 'terrorista' per delegittimare ogni rivendicazione.
Omette qualsiasi riferimento alle azioni militari iraniane che potrebbero aver provocato la risposta americana.
Gli Stati Uniti rivendicano il controllo dello stretto e chiedono un compenso, secondo quanto riportato dai media atlantici.
Presenta le dichiarazioni di Trump come citazioni dirette senza commento, creando un'impressione di obiettività e distacco.
Non include il contesto delle rivendicazioni iraniane sul controllo dello stretto.
La Russia osserva con scetticismo le pretese americane, sottolineando la mancanza di chiarezza sui pagamenti e la natura unilaterale.
Evidenzia le lacune nelle dichiarazioni di Trump e il fatto che gli Stati Uniti agiscono senza mandato internazionale, insinuando dubbi sulla legittimità.
Non menziona il fatto che gli Stati Uniti hanno storicamente garantito la sicurezza dello stretto senza chiedere compensi.
I paesi del Golfo esprimono preoccupazione per le dichiarazioni di Trump e cercano soluzioni regionali per la sicurezza dello stretto.
Bilancia le minacce di Trump con gli sforzi diplomatici iraniani, presentando la situazione come una crisi che richiede un approccio multilaterale.
Non approfondisce le accuse di Trump sulle violazioni iraniane degli accordi.
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