
Pogacar domina un Tour rovente: tappa accorciata, appello per cambiare il calendario
Con il caldo estremo che accorcia le tappe e mette a dura prova i corridori, il campione sloveno consolida la maglia gialla e chiede una rivoluzione delle corse estive.
La nona tappa del Tour de France, da Malemort a Ussel, è stata accorciata di trenta chilometri a causa di un’allerta rossa per ondata di calore nel dipartimento della Corrèze: un provvedimento senza precedenti nella storia ultracentenaria della corsa. Sul traguardo ridisegnato, Mathieu Van der Poel ha regolato in volata i compagni di fuga, mentre il gruppo della maglia gialla, transitato a sei secondi, ha confermato Tadej Pogačar al comando della classifica generale con 2 minuti e 42 secondi su Jonas Vingegaard. La frazione, disputata a una media di quasi 45 km/h nonostante temperature superiori ai 40 gradi, ha preceduto il primo giorno di riposo, atteso da un plotone provato da una settimana in cui il termometro non è mai sceso sotto i 30°C e ha già causato otto ritiri.
Dal fronte dei favoriti, la sensazione di un dominio incontrastato si è fatta più netta. Pogačar, che con la nona tappa ha raggiunto i 59 giorni in maglia gialla eguagliando Chris Froome, ha definito questo Tour «uno dei più soddisfacenti» malgrado il caldo, attribuendo i progressi a una migliore gestione della nutrizione e dell’idratazione da parte del suo team. Tuttavia, lo sloveno ha lanciato un appello che va oltre la cronaca sportiva: «Se avessi il potere di cambiare tutto, modificherei tutti i calendari, non correrei a luglio e agosto nei luoghi più caldi e adotterei un calendario completamente diverso». Una posizione condivisa dalle rappresentanze sindacali dei corridori europei, che chiedono di rivedere gli orari di partenza delle tappe estive per proteggere la salute degli atleti, e che secondo gli addetti ai lavori del Nord Europa potrebbe portare a riforme già a partire dal 2027.
La lotta per il podio, alle spalle di Pogačar e Vingegaard, resta incandescente. In soli 33 secondi si concentrano cinque corridori: il messicano Isaac del Toro, il belga Remco Evenepoel, lo spagnolo Juan Ayuso, il francese Paul Seixas e il tedesco Florian Lipowitz. Una battaglia che, secondo gli analisti dell’Europa centrale, potrebbe ridefinire le gerarchie del ciclismo mondiale, con giovani talenti pronti a insidiare i veterani. Intanto, il Tour ha già dovuto fare i conti con gli effetti del riscaldamento globale: una tappa pirenaica senza pubblico a causa di incendi, e ora il taglio di una frazione per la canicola, segnano un’edizione che, dalla prospettiva degli organizzatori francesi, resterà nella memoria come la prima a subire un simile impatto logistico.
Dopo il riposo, la carovana riparte dal Massiccio Centrale con una tappa di 166,6 chilometri tra Aurillac e Le Lioran, che propone sette gran premi della montagna e quasi 3.000 metri di dislivello. Un terreno dove Pogačar potrà amministrare o affondare il colpo, mentre i rivali dovranno difendersi dal caldo e dalla sua superiorità, in attesa delle grandi Alpi.
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