
Il tamal, il gatto e la fine del mondo: Tom Cruise si spoglia dell’eroe per Iñárritu
Un aneddoto piccante, un corpo irriconoscibile e un disastro ecologico: il primo trailer di Digger rivela un attore che abbandona l’action per una commedia nera di proporzioni catastrofiche.
C’è un momento, raccontato dallo stesso Tom Cruise a un giornalista messicano negli studi Warner di Burbank, che condensa lo spirito di questa nuova avventura. L’attore ricorda un tamal con una salsa così piccante che Alejandro González Iñárritu, il regista, non riuscì a mandarlo giù. «Lui proprio non poteva», ride Cruise, invitando a chiederglielo quando lo si incontrerà. È un’immagine minuscola e domestica, lontanissima dall’icona che si aggrappa agli aerei in volo, eppure è la porta d’ingresso più onesta per Digger, il film che ha appena mostrato il suo primo trailer e che segna l’incontro tra due ossessioni: quella di Cruise per il cinema di Iñárritu, nata venticinque anni fa davanti ad Amores perros, e quella del regista messicano per un personaggio che lo ha abitato per un decennio.
Nel trailer, Cruise è quasi irriconoscibile. Addome prominente, capelli radi e bianchi, un’andatura appesantita da protesi facciali e corporee, e tra le braccia un vecchio gatto malato. Interpreta Digger Rockwell, magnate del petrolio e «uomo più potente del mondo», la cui azienda ha provocato il distacco di un ghiacciaio in Groenlandia con conseguenze potenzialmente apocalittiche. Ma Digger non è un eroe tragico: è un uomo volgare, delirante, che minimizza la catastrofe con una battuta oscena e si lancia in una missione frenetica per convincere il pianeta di esserne l’unico salvatore. La Warner Bros. definisce il film una «commedia di proporzioni catastrofiche», e Iñárritu, in un videomessaggio inviato da Londra dove sta ultimando il missaggio sonoro, ha avvertito: «La Madre Natura ama i figli di puttana».
Per Cruise, abituato a un decennio di Mission: Impossible e Top Gun, si tratta di uno scarto radicale. «Non avevo mai avuto un progetto che mi sfidasse in questo modo», ha dichiarato, e Iñárritu gli ha fatto eco: «Scegliere Tom per Digger è come chiedere a qualcuno perché beve acqua quando ha sete». Il regista, che torna al cinema in lingua inglese dopo The Revenant e il personale Bardo, ha impiegato dieci anni a trovare la forma giusta per questa storia, e ha potuto contare sulla fotografia di Emmanuel Lubezki, capace di dare eleganza anche al caos più sgangherato. Il cast include John Goodman nei panni di un presidente americano malato, Sandra Hüller, Riz Ahmed e Jesse Plemons, tutti ritratti come figure sgraziate e ciniche, lontane da ogni eroismo.
La reazione del pubblico è stata immediata. Sui social network, gli spettatori si sono detti sbalorditi dalla trasformazione fisica di Cruise, e in molti hanno già pronosticato una candidatura all’Oscar. Secondo critici e addetti ai lavori, il film ha tutte le carte in regola per ambire alla statuetta, e lo stesso attore sembra aver abbandonato la corazza dell’action hero per abbracciare una vulnerabilità inedita. Eppure il trailer rimane volutamente criptico, un mosaico di insulti, ghiacciai che si sgretolano e minacce di guerra nucleare, senza svelare quasi nulla della trama. Forse è proprio questo il punto: in un’epoca di anteprime che raccontano tutto, Digger sceglie il mistero.
Resta, alla fine, l’immagine di un uomo potente e ridicolo che stringe a sé un gatto bianco e malandato, mentre il mondo gli crolla addosso. Un’icona di decadenza e di ostinazione che, forse, dice più di qualsiasi spiegazione.
| Stampa del Golfo arabo | +0.70 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | +0.20 | neutral |
| Stampa europea continentale | +0.40 | aligned |
Il trailer di 'Digger' è un trionfo di follia e satira, e Tom Cruise si reinventa come non mai.
Utilizza un linguaggio iperbolico e aggettivi estremi ('gloriosamente folle', 'selvaggio') per creare un'aura di evento imperdibile, trasformando una semplice anteprima in un fenomeno culturale.
Non menziona l'orgoglio nazionale per il regista messicano, elemento centrale nella copertura latinoamericana.
Tom Cruise si è trasformato in modo irriconoscibile per 'Digger', e il regista messicano Iñárritu dimostra ancora una volta il suo genio.
Enfatizza la trasformazione fisica estrema e il legame con il regista messicano, utilizzando l'orgoglio nazionale come lente per interpretare il film, rendendo la notizia un evento di rilevanza locale.
Non discute le ambizioni Oscar del film né la satira politica, che sono invece evidenziate dalla stampa europea e del Golfo.
Il nuovo film di Iñárritu con Tom Cruise è un serio candidato all'Oscar, un ritorno atteso dopo 'The Revenant'.
Adotta un tono misurato e analitico, inquadrando il film nel contesto della carriera del regista e delle prospettive di premio, conferendo autorevolezza e serietà alla notizia.
Non menziona la trasformazione fisica di Cruise né l'aspetto 'irriconoscibile', che sono il fulcro della copertura latinoamericana.
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