
Washington lancia una campagna globale per smantellare la Corte penale internazionale
L'amministrazione Trump accusa il tribunale dell'Aia di minacciare la sovranità americana e prepara sanzioni, pressioni diplomatiche e richieste di ritiro agli alleati.
Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha annunciato lunedì l'avvio di una «campagna diplomatica» con l'obiettivo dichiarato di «smantellare» la Corte penale internazionale (Cpi). L'offensiva, descritta dal Dipartimento di Stato come una risposta «di tutto il governo», prevede un inasprimento delle sanzioni contro i funzionari del tribunale e le organizzazioni affiliate, la revoca dei visti, il divieto di viaggio per il personale della Corte e una pressione diretta sui governi stranieri affinché si ritirino dallo Statuto di Roma. Washington intende inoltre sottoporre a «maggiore scrutinio» i paesi che, pur beneficiando dell'assistenza militare o della copertura di sicurezza americana, rifiutassero di respingere la giurisdizione della Cpi sui cittadini statunitensi.
Secondo l'amministrazione Trump, la Corte rappresenta «una minaccia intollerabile alla sovranità degli Stati Uniti» perché rivendica l'autorità di perseguire e incarcerare militari e funzionari americani che operano nell'interesse nazionale. Rubio, in un editoriale sul Wall Street Journal, ha descritto la Cpi come un «arbitro globale senza responsabilità» sostenuto da «una potente rete di organizzazioni non governative di sinistra, globalisti arroganti e governi ostili del Terzo mondo uniti dalla loro inimicizia verso gli Stati Uniti». La Casa Bianca contesta in particolare l'inchiesta avviata nel 2020 sui presunti crimini di guerra commessi dalle forze americane in Afghanistan e, più di recente, i mandati d'arresto emessi contro il premier israeliano Benjamin Netanyahu e l'ex ministro della Difesa Yoav Gallant per la condotta delle operazioni a Gaza. Gli Stati Uniti non hanno mai ratificato lo Statuto di Roma e, già durante la prima presidenza Trump, avevano imposto sanzioni mirate contro magistrati e procuratori della Corte.
La mossa di Washington rischia di aprire una frattura profonda con gli alleati europei. La Cpi, istituita nel 2002 e con sede all'Aia, è riconosciuta da 123 paesi, tra cui tutti gli Stati membri dell'Unione Europea, che ne hanno sempre sostenuto il ruolo di presidio della giustizia penale internazionale. Per l'Italia e per gli altri partner europei, la richiesta americana di abbandonare il tribunale o di negarne la giurisdizione si scontra con un impegno giuridico e politico consolidato. Fonti diplomatiche a Bruxelles sottolineano che il principio di complementarità – in base al quale la Corte interviene solo quando un sistema giudiziario nazionale non può o non vuole procedere – è stato a lungo considerato una garanzia sufficiente anche da amministrazioni statunitensi precedenti. La campagna della nuova amministrazione Trump, tuttavia, non si limita a contestare singole inchieste, ma punta a delegittimare l'istituzione stessa, evocando un conflitto tra «paesi sovrani» e «globalismo».
Sul piano operativo, le misure annunciate potrebbero ostacolare le indagini in corso e la cooperazione giudiziaria in teatri sensibili, mentre la pressione sui paesi che ospitano basi militari americane o che beneficiano dell'ombrello di sicurezza statunitense – come diversi membri della Nato – introduce un elemento di condizionalità inedito nelle relazioni transatlantiche. Tre giudici della Cpi colpiti dalle sanzioni hanno già presentato ricorso a New York, sostenendo l'illegittimità delle misure. La Corte, dal canto suo, non ha ancora commentato ufficialmente l'annuncio. La campagna è appena iniziata e, secondo il Dipartimento di Stato, «nessuna opzione diplomatica sarà esclusa»: i prossimi passi includeranno colloqui diretti di Rubio e degli ambasciatori americani con i governi stranieri, mentre Washington osserverà con attenzione quali nazioni si schiereranno al suo fianco.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa iraniana e affini | −0.80 | critical |
| Stampa europea continentale | −0.60 | critical |
| Stampa cinese | −0.30 | critical |
L'Atlantico riconosce la legittimità della preoccupazione americana per la sovranità, ma non nasconde che la CPI è stata a lungo osteggiata da Washington.
Il resoconto fattuale mescolato a cenni editoriali come 'bête noire' suggerisce che l'ostilità degli USA verso la CPI è di lunga data, inquadrando la campagna come parte di un modello.
Voci di sostegno alla CPI e il contesto delle indagini della corte su crimini di guerra statunitensi in Afghanistan sono assenti.
L'Iran denuncia la campagna americana come un atto di aggressione contro la giustizia internazionale, schierandosi dalla parte della CPI come vittima del bullismo statunitense.
Il linguaggio della minaccia e della guerra inquadra gli USA come una potenza ostile che attacca il diritto internazionale, mobilitando simpatia per la CPI e opposizione all'egemonia americana.
Giustificazioni per le azioni statunitensi, come le indagini della CPI sul personale americano o l'argomento della sovranità, sono omesse.
L'Europa denuncia l'escalation americana contro la CPI, difendendo il diritto internazionale e mettendo in guardia dalle conseguenze di un attacco sistematico alla corte.
Le citazioni dirette del linguaggio bellico di Rubio evidenziano l'aggressività, e le azioni statunitensi sono inquadrate come una minaccia allo stato di diritto, posizionando l'Europa come difensore delle istituzioni internazionali.
La prospettiva statunitense sulla sovranità e le indagini della CPI su funzionari americani, nonché il fatto che gli USA non hanno ratificato lo Statuto di Roma, sono omessi.
La Cina osserva con distacco la campagna americana, notando l'accusa di minaccia alla sovranità, ma implicitamente critica l'unilateralismo di Washington.
Lo stile di resoconto neutro mette in risalto il linguaggio stesso degli USA di 'minaccia intollerabile', permettendo ai lettori di inferire l'aggressività americana senza editorializzare direttamente.
Discussioni sulla legittimità della CPI o sull'opposizione storica degli USA, nonché la prospettiva dei sostenitori della corte, sono assenti.
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