
Maradona, Messi e l’ombra della Mano de Dios: Argentina-Inghilterra, semifinale di un’epoca
Quarant’anni dopo il capolavoro di Città del Messico, l’Albiceleste cerca nel mito di Diego la spinta per battere i Tre Leoni e tornare in finale.
Non è soltanto una semifinale mondiale. Quando Argentina e Inghilterra scendono in campo ad Atlanta, lo fanno portandosi dietro il peso di una rivalità che il calcio ha trasformato in epica, e che la storia ha reso incandescente. Il ricordo corre inevitabilmente al 22 giugno 1986, allo stadio Azteca: la Mano de Dios e il Gol del Secolo, due gesti opposti e complementari con cui Diego Armando Maradona scolpì la vittoria per 2-1 sull’Inghilterra ai quarti, spianando la strada al secondo titolo mondiale dell’Argentina. Oggi, a quarant’anni esatti da quell’apice, le due nazionali si ritrovano per la prima volta in un Mondiale dal 2002, con in palio l’accesso alla finale contro la Spagna. E l’atmosfera è resa ancor più tesa dalle misure di sicurezza straordinarie: le autorità di Atlanta hanno disposto ingressi separati per le tifoserie e, come confermato dalla ministra della Sicurezza argentina, è stato vietato l’ingresso di bandiere o striscioni con rivendicazioni sulle isole Malvinas/Falkland, a testimonianza di quanto la partita travalichi il rettangolo verde.
Le parole di Alexis Mac Allister, centrocampista del Liverpool e figlio di Carlos, che con Maradona giocò in nazionale e nel Boca Juniors, hanno riacceso la fiamma del mito. «In questi giorni mi compaiono video di Diego, della partita dell’86. Diego rappresenta moltissimo per il nostro paese, e spero che possiamo fare qualcosa di simile a ciò che fecero loro», ha dichiarato il giocatore, ripreso con enfasi dalla stampa sudamericana. Mac Allister ha poi aggiunto un passaggio che suona come un’investitura: «Fare le cose che faceva lui in campo è praticamente impossibile, forse solo Leo può riuscirci». Un’ammissione che colloca Lionel Messi, a 39 anni e capocannoniere del torneo con otto reti, esattamente nell’eredità spirituale del Diez. Rodrigo De Paul, altro pilastro dell’Albiceleste, ha parlato di «adrenalina e felicità» nell’affrontare una sfida simile, pur riconoscendo che la squadra ha sofferto più del previsto nei turni precedenti – supplementari contro Capo Verde e Svizzera, rimonta in extremis sull’Egitto – e che il gioco non ha ancora convinto del tutto.
Sul fronte europeo, l’attenzione si concentra sulla capacità dell’Inghilterra di scrollarsi di dosso sessant’anni di attesa per una finale mondiale, l’unica disputata e vinta nel 1966 a Wembley. Mac Allister ha osservato che i Tre Leoni non hanno finora mostrato l’intensità tipica della Premier League, forse a causa del caldo o del clima, ma ha ribadito il massimo rispetto per una squadra che, secondo l’analisi dei media del Vecchio Continente, dispone di individualità abituate ai palcoscenici più alti. Harry Kane guida un gruppo che, sulla carta, appare superiore, ma le partite a eliminazione diretta non si vincono con i pronostici. E l’Argentina, pur tra alti e bassi, conserva un’arma che molti allenatori invidierebbero: uno spirito di squadra indomabile, con giocatori disposti a tutto pur di regalare a Messi un’altra notte da protagonista.
La presenza di Messi è il filo rosso che unisce le generazioni. Julian Álvarez, suo compagno d’attacco, da bambino posava con lui in una foto durante la Copa América 2011; oggi corre per aprirgli spazi e ha già deciso il quarto di finale contro la Svizzera con un destro da fuori area. L’intesa tra i due, già decisiva nel 2022, è la chiave offensiva di un’Argentina che vuole diventare la prima nazionale a confermarsi campione del mondo dal Brasile del 1962. La semifinale di Atlanta non assegna trofei, ma scriverà il nome della sfidante della Spagna nell’atto conclusivo del torneo. E, qualunque sia l’esito, il fantasma di Maradona aleggerà su ogni pallone.
| Stampa africana subsahariana | 0.00 | neutral |
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| Stampa latinoamericana | +0.80 | aligned |
| Stampa del Golfo arabo | 0.00 | neutral |
L'Africa subsahariana inquadra la semifinale come un evento carico di storia politica, ma mantiene un tono distaccato.
Utilizza la contestualizzazione storica per spiegare l'intensità della rivalità, senza schierarsi.
Non riporta le dichiarazioni emotive dei giocatori argentini che esprimono orgoglio nazionale, limitandosi a citare l'appello di Mac Allister.
L'America Latina si identifica con la causa argentina, celebrando l'orgoglio nazionale e la rivincita storica contro l'Inghilterra.
Utilizza un linguaggio emotivo e riferimenti alla guerra delle Malvinas per creare un senso di unità e rivincita.
Non menziona le prospettive inglesi o la possibilità di una sconfitta, concentrandosi esclusivamente sulla narrazione eroica argentina.
Il Golfo arabo presenta la partita come un confronto epico tra due nazioni con una storia complessa, offrendo una prospettiva equilibrata.
Bilancia le narrazioni di entrambe le parti, includendo sia il retaggio di Maradona che la lunga attesa dell'Inghilterra, per creare un resoconto neutrale.
Non approfondisce le tensioni politiche attuali delle Falkland, limitandosi a menzionarle come contesto storico.
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