
Stati Uniti e Iran: escalation nel Golfo, Teheran minaccia il blocco totale dell’energia
Nuovi raid americani su isole strategiche e blocco navale riaccendono lo scontro per lo Stretto di Hormuz, mentre l’Iran evoca una “guerra esistenziale” e promette di chiudere ogni corridoio energetico regionale.
Le forze armate statunitensi hanno condotto mercoledì una seconda ondata di attacchi in pieno giorno contro postazioni di difesa costiera e siti di lancio di missili da crociera sull’isola iraniana di Greater Tunb, nel Golfo Persico. L’operazione, durata novanta minuti, si inserisce in una campagna che da cinque giorni colpisce capacità militari iraniane legate alla minaccia al traffico mercantile nello Stretto di Hormuz. In parallelo, Washington ha ripristinato il blocco navale contro i porti della Repubblica Islamica, fermando con missili Hellfire una petroliera che tentava di forzarlo. Secondo fonti del Pentagono, gli attacchi servono anche a “preparare il terreno” per eventuali operazioni più complesse, qualora la diplomazia fallisse.
Nell’ottica di Teheran, la riapertura del blocco e i raid rappresentano la rottura unilaterale del memorandum d’intesa firmato a giugno, che aveva sospeso le ostilità e avviato negoziati sul nucleare. Il capo negoziatore iraniano Mohammad Baqer Qalibaf ha definito lo scontro una “guerra essenziale ed esistenziale con l’America”, mentre i Guardiani della Rivoluzione hanno minacciato di estendere la chiusura a “tutti gli altri corridoi di esportazione che avvantaggiano gli Stati Uniti e i loro alleati”. Teheran rivendica inoltre attacchi missilistici e con droni contro basi americane in Bahrein, Kuwait e Giordania, respingendo ogni ipotesi di nuovi colloqui: “Al momento non abbiamo piani di negoziato, siamo concentrati sulla difesa”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri.
Le implicazioni per l’economia globale sono immediate. Il traffico attraverso Hormuz, da cui in tempo di pace transitava circa un quinto del petrolio e del gas liquefatto mondiale, è crollato a poche decine di transiti al giorno. Il Brent ha chiuso a quasi 85 dollari al barile, con rialzi che si riverberano sui mercati europei e italiani, fortemente dipendenti dalle forniture del Golfo. Analisti di Bruxelles segnalano che un’interruzione prolungata metterebbe a rischio non solo il greggio, ma anche le esportazioni di GNL, fertilizzanti e prodotti petrolchimici, con possibili contraccolpi sui prezzi dell’energia e sulla produzione industriale nel continente. Sul piano umanitario, fonti iraniane parlano di oltre trenta civili uccisi e centinaia di feriti negli ultimi raid, mentre Washington accusa Teheran di aver attaccato sette navi commerciali in una settimana, causando morti e dispersi tra gli equipaggi.
Il conflitto, iniziato il 28 febbraio con un’offensiva congiunta americano-israeliana, vive ora la sua fase più incerta. Il cessate il fuoco mediato in primavera e il successivo memorandum di Islamabad sono di fatto collassati, senza che i canali diplomatici siano stati formalmente chiusi. Il presidente Trump ha avvertito che dalla prossima settimana gli attacchi potrebbero estendersi a ponti e centrali elettriche, mentre il Pentagono studia opzioni che includono lo schieramento di truppe sull’isola di Kharg, hub del 90% dell’export petrolifero iraniano. Al momento, nessuna delle due parti mostra reali aperture: il dossier resta in stallo, con il rischio concreto di un allargamento del conflitto all’intera regione mediorientale.
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Gli Stati Uniti reimpongono il blocco e colpiscono obiettivi militari iraniani per proteggere la libertà di navigazione e rispondere all'aggressione iraniana.
Inquadrando l'azione statunitense come una rappresaglia misurata e usando terminologia militare come 'degradare le capacità', la narrazione normalizza l'uso della forza come risposta legittima.
Il blocco omette la condizione esplicita dell'Iran che lo stretto rimarrà chiuso fino alla cessazione degli attacchi statunitensi, e la minaccia di chiudere altre rotte di esportazione.
L'Iran chiude lo Stretto di Hormuz e avverte gli USA che non lo riaprirà fino alla cessazione degli attacchi, minacciando di bloccare altre rotte energetiche a servizio degli interessi americani.
Usando citazioni dirette dei Guardiani della Rivoluzione e definendo le azioni statunitensi come 'aggressione', la narrazione posiziona l'Iran come vittima che difende la propria sovranità e scala la minaccia in modo simmetrico.
Il blocco omette la giustificazione statunitense secondo cui il blocco e gli attacchi sono una risposta agli attacchi iraniani alle navi, e non menziona il contesto dell'accordo provvisorio né le vittime statunitensi.
L'India osserva l'escalation con preoccupazione, riportando sia gli attacchi statunitensi che le minacce iraniane, e sottolinea il rischio per le forniture energetiche globali.
Presentando i dati sulle vittime di entrambe le parti e citando la frase iraniana 'la rotta è per tutti o per nessuno', la narrazione mantiene una posizione equilibrata di osservatore senza attribuire colpe.
Il blocco omette la terminologia militare specifica statunitense ('degradare le capacità') e non prende posizione su chi sia l'aggressore, lasciando aperto il giudizio morale.
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