
Venezuela, maxi-condanna a Maduro ma Delcy Rodríguez esclusa: il doppio binario di Washington
Un giudice federale ordina 314 milioni di risarcimento all’ex presidente e ai vertici chavisti, mentre si prepara un negoziato senza Machado e gli Stati Uniti non ostacoleranno il suo rientro.
Un tribunale federale della Florida ha condannato l’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro, i ministri Diosdado Cabello e Vladimir Padrino, l’imprenditore Alex Saab e altre figure di spicco del chavismo a versare 314 milioni di dollari a oltre dieci cittadini statunitensi per sequestro, tortura e terrorismo. La sentenza, emessa dal giudice Darrin P. Gayles, esclude invece esplicitamente la presidente incaricata Delcy Rodríguez, suo fratello Jorge Rodríguez – presidente dell’Assemblea Nazionale – e le aziende statali PDVSA e CVP. Secondo fonti giudiziarie statunitensi, la decisione traccia una linea di demarcazione netta all’interno dell’apparato erede del madurismo, distinguendo tra chi è ritenuto penalmente e civilmente responsabile e chi, al momento, viene tenuto fuori dal perimetro sanzionatorio.
La sentenza si inserisce in un quadro di transizione ancora incerto. Dopo il rovesciamento di Maduro lo scorso gennaio e l’insediamento di Delcy Rodríguez come presidente ad interim, gli Stati Uniti hanno avviato un piano di “stabilizzazione, ricostruzione e transizione” che, secondo analisti europei, ha finito per produrre un governo di continuità chavista senza la presenza fisica dell’ex presidente. Il doppio terremoto del 24 giugno ha messo a nudo le carenze dell’amministrazione Rodríguez, alimentando le richieste dell’opposizione per un ritorno della leader María Corina Machado, premio Nobel per la pace, che da dicembre si trova all’estero. Il Dipartimento di Stato ha dichiarato che non ostacolerà il suo rientro, ma ha al contempo sottolineato la necessità di creare le condizioni affinché non venga arrestata. Caracas, da parte sua, ha esercitato pressioni diplomatiche per impedirne il ritorno, e fonti vicine all’amministrazione Trump lasciano intendere che, al momento, un rientro immediato della Machado non rientra nel piano statunitense.
In questo scenario si colloca l’avvio, previsto per il primo agosto, di un negoziato a tre bande tra il governo Rodríguez, l’opposizione e Washington. L’interlocutrice designata non sarà Machado – che pure era stata indicata dalla Piattaforma Unitaria – bensì Dinorah Figuera, presidente dell’Assemblea Nazionale eletta nel 2015, figura accettata dal regime e ritenuta dagli Stati Uniti la più vicina a un profilo istituzionale. L’esclusione della leader di Vente Venezuela, insieme alla mancata liberazione dei prigionieri politici e all’assenza di un calendario elettorale, sta generando forti tensioni nel fronte oppositore, che accusa Washington di aver di fatto normalizzato un “Rodrigato” privo di legittimazione popolare.
Sullo sfondo, la collaborazione tra settori dell’ex establishment chavista e gli Stati Uniti si fa sempre più esplicita. Il ministro dell’Interno Diosdado Cabello, su cui pende una taglia di 25 milioni di dollari e che la giustizia americana accusa di narcotraffico, sarebbe oggi, secondo fonti dell’amministrazione statunitense, un interlocutore operativo nella gestione della transizione. La sentenza civile si affianca al processo penale per narcoterrorismo che attende Maduro a New York, dove è detenuta anche la moglie Cilia Flores, e all’udienza preliminare per riciclaggio che la prossima settimana vedrà Alex Saab comparire a Miami. Per l’Italia e l’Europa, la posta in gioco è la stabilità di un Paese da cui potrebbero originare nuovi flussi migratori, mentre Bruxelles osserva con attenzione l’evolversi di un negoziato che, senza il pieno coinvolgimento dell’opposizione vincitrice delle elezioni del 2024, rischia di consolidare un equilibrio fragile e privo di reale rappresentatività.
| Stampa indiana e sudasiatica | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | −0.30 | critical |
| Stampa europea continentale | −0.60 | critical |
Gli Stati Uniti facilitano il ritorno della leader dell'opposizione, dimostrando una politica di non interferenza e sostegno ai processi democratici.
Concentrandosi su una singola azione positiva (non ostacolo) e omettendo il contesto più ampio delle azioni giudiziarie statunitensi contro i funzionari venezuelani, la narrativa normalizza l'intervento statunitense come benigno.
Il blocco omette la sentenza del tribunale statunitense contro Maduro e l'esclusione di Delcy Rodríguez, che complicherebbero la narrativa di non interferenza degli USA.
Un tribunale statunitense emette una condanna da 314 milioni di dollari contro Maduro e i chavisti per violazioni dei diritti umani, ma l'esclusione di Delcy Rodríguez rivela un'applicazione selettiva della giustizia.
Giustapponendo la maxi-sanzione con la notevole esclusione, la narrativa costruisce una cornice di doppio standard giudiziario, implicando che Washington protegge alcuni alleati mentre ne punisce altri.
Gli Stati Uniti controllano ora le finanze e il governo del Venezuela, trasformando il paese in un protettorato sotto le spoglie di una transizione.
Inquadrando il ruolo statunitense come controllo totale e la transizione come continuazione del governo di Maduro senza Maduro, la narrativa amplifica le paure di neocolonialismo e delegittima il processo guidato dagli USA.
Il blocco omette la specifica condanna da 314 milioni di dollari e l'esclusione di Delcy Rodríguez, che aggiungerebbero sfumature alla narrativa del controllo statunitense mostrando un'azione giudiziaria selettiva.
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