
Warsh avvia la revisione della politica monetaria Fed: inflazione e tassi sotto esame
Il presidente della Fed Kevin Warsh ha annunciato una task force per rivedere le metriche dell'inflazione e il sistema di riserve, mentre ribadisce l'indipendenza da Trump.
Nella sua prima testimonianza al Congresso, il nuovo presidente della Federal Reserve Kevin Warsh ha aperto a una revisione complessiva del quadro operativo della banca centrale, in vigore da quasi vent'anni. Ha espresso insoddisfazione per gli attuali indicatori di inflazione, ritenuti inadeguati a cogliere le dinamiche di fondo, e ha annunciato gruppi di lavoro che entro sei mesi dovranno proporre riforme. Parallelamente, la Banca del Canada ha mantenuto i tassi al 2,25%, segnalando aspettative di inflazione a lungo termine ben ancorate, in un contesto nordamericano di cautela monetaria.
Il nodo centrale è il regime di “riserve abbondanti” adottato dopo la crisi del 2008, che ha gonfiato il bilancio della Fed fino a quasi 9 trilioni di dollari durante la pandemia. Warsh ha escluso un ritorno al modello pre-2008, ma ha indicato la necessità di un approccio più sostenibile, con il tasso d’interesse come strumento primario e un bilancio ridotto al minimo, salvo interventi massicci in caso di crisi. Secondo analisti di Washington, si tratta di un segnale di discontinuità rispetto all’era dei quantitative easing permanenti, che potrebbe influenzare anche il dibattito in Europa sul futuro degli acquisti di titoli della BCE.
Sul fronte politico, Warsh ha evitato di commentare i rapporti con Trump, ma ha assicurato che il presidente non ha tentato di influenzare la politica monetaria e che, se lo facesse, lui resterebbe in silenzio e continuerebbe il suo lavoro. Ha inoltre descritto il mercato del lavoro come solido e ha previsto che l’attuale fiammata inflazionistica non durerà, pur rifiutando di cantare vittoria dopo il dato positivo di giugno sui prezzi al consumo. “Non tollereremo un’inflazione persistentemente elevata”, ha ribadito, in linea con la retorica restrittiva che da mesi caratterizza i banchieri centrali.
Un elemento di novità è l’attenzione dedicata all’intelligenza artificiale, che Warsh considera uno shock di offerta potenzialmente non inflazionistico, perché la capacità produttiva può adeguarsi all’aumento della domanda. L’investimento in apparecchiature e software legati all’IA è cresciuto di circa il 25% nell’ultimo anno, trainando la dinamica degli investimenti complessivi. Per l’Europa e l’Italia, che scontano ritardi nell’adozione di queste tecnologie, l’analisi della Fed suggerisce che l’IA potrebbe rappresentare un fattore di contenimento dei prezzi nel medio termine, a patto di colmare il divario di produttività.
Il prossimo appuntamento è la conclusione dei lavori delle task force, attesa per fine anno, che potrebbe ridisegnare gli strumenti della Fed. Nel frattempo, i mercati restano in attesa di capire se la pausa sui tassi sarà sufficiente a riportare l’inflazione all’obiettivo del 2% senza ulteriori strette. La convergenza tra la prudenza della Fed e quella della Banca del Canada delinea un panorama in cui le banche centrali occidentali preferiscono temporeggiare, mentre valutano l’impatto dirompente delle nuove tecnologie.
| Stampa latinoamericana | −0.30 | critical |
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| Stampa del Golfo arabo | +0.70 | aligned |
| Stampa arabo levante-Maghreb | +0.20 | neutral |
Warsh si nasconde dietro le metriche e non risponde sulle pressioni politiche. La Fed è in difficoltà.
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Warsh rompe il silenzio e avvia una revisione epocale. La Fed si rinnova.
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Warsh difende la propria autonomia e minimizza l'inflazione. La Fed è indipendente.
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