
Russia reprime le ultime voci critiche: arrestato il blogger Remeslo, Nadezhdin escluso dalle urne
Mentre la guerra in Ucraina alimenta crisi economica e malcontento, Mosca azzera lo spazio per ogni dissenso interno in vista delle elezioni parlamentari di settembre.
Nel giro di poche ore, la Russia ha inferto due colpi decisivi a quanto restava della opposizione interna non esiliata. Venerdì il blogger Ilya Remeslo, ex fedelissimo del Cremlino passato a una dura critica di Vladimir Putin, è stato arrestato a San Pietroburgo con l’accusa di diffondere «notizie false» sulle forze armate; rischia fino a dieci anni di carcere. Lo stesso giorno, un tribunale della regione di Mosca ha riconosciuto il politico Boris Nadezhdin colpevole di aver esibito «simboli estremisti» – un’immagine di Aleksej Navalny apparsa in un video del 2023 – e lo ha condannato a una multa simbolica di mille rubli, che tuttavia gli impedisce per un anno di candidarsi a qualsiasi carica elettiva. Nadezhdin era già stato inserito la scorsa settimana nel registro degli «agenti stranieri», etichetta che nell’ordinamento russo comporta il divieto di attività politica e lo stigma di servo di potenze ostili.
Secondo fonti del Cremlino, i due episodi non sarebbero coordinati: il portavoce Dmitrij Peskov ha dichiarato che le traversie di Nadezhdin «non hanno nulla a che fare con il Cremlino». Ma per gli analisti delle capitali europee, la simultaneità degli interventi rivela una strategia preventiva. Nadezhdin, 63 anni, era stato l’unico candidato anti-guerra a raccogliere migliaia di firme per le presidenziali del 2024, salvo essere escluso per presunte irregolarità. Ora intendeva presentarsi alle legislative di settembre nel collegio di Dolgoprudnyj. «Il vero scopo di questo processo è tapparmi la bocca e impedirmi di correre per la Duma», ha detto in aula. Remeslo, dal canto suo, aveva costruito la propria carriera denunciando l’opposizione e contribuendo a incastrare lo stesso Navalny, per poi pubblicare a marzo un «manifesto» in cui definiva Putin «criminale di guerra e ladro» e chiedeva le sue dimissioni. Subito dopo era stato ricoverato in un ospedale psichiatrico, episodio che osservatori occidentali leggono come un ritorno alle pratiche sovietiche di internamento coatto.
La repressione si abbatte su un panorama politico già desertificato. Con Navalny morto in una colonia penale artica nel 2024 e la maggior parte dei dissidenti in esilio o in carcere, Nadezhdin rappresentava l’ultima voce capace di intercettare il malessere di una società provata dalla guerra. I sondaggi degli istituti statali FOM e VTsIOM registrano un calo della popolarità di Putin, scesa intorno al 65%, il minimo dall’inizio dell’invasione su larga scala. Gli attacchi ucraini alle raffinerie hanno innescato una crisi dei carburanti che tocca anche Mosca e San Pietroburgo, mentre l’inflazione erode il potere d’acquisto e le restrizioni a Internet alimentano il risentimento. In questo contesto, secondo fonti diplomatiche europee, il Cremlino non intende correre rischi: le elezioni di settembre, pur essendo meticolosamente orchestrate, potrebbero rivelare crepe nel consenso se fosse consentita anche una parvenza di competizione.
La vicenda di Remeslo aggiunge un tassello ulteriore. Il blogger, che fino a pochi mesi fa riceveva finanziamenti da strutture vicine all’ex capo della politica interna presidenziale Konstantin Kostin, ha raccontato in un’intervista di sentirsi «in colpa» per la sorte di Navalny. La sua parabola mostra come neppure un passato di militanza filo-governativa garantisca immunità una volta varcata la linea del dissenso. Per Bruxelles, i due casi confermano l’uso sistematico della legislazione sulle «fake news» militari e sugli «agenti stranieri» per blindare il sistema. Remeslo resterà in custodia cautelare almeno fino al 16 settembre, a ridosso del voto. Nadezhdin, cui è stato anche vietato l’espatrio, ha annunciato che valuterà i prossimi passi per non esporre a rischi i propri collaboratori. Le urne si apriranno dal 18 al 20 settembre; nessuna voce critica potrà sfidare il potere.
| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.80 | critical |
| Stampa europea continentale | −0.70 | critical |
| Stampa latinoamericana | −0.60 | critical |
La Russia applica la legge contro la disinformazione militare.
L'uso di un linguaggio giuridico preciso e il riferimento a fonti ufficiali (TASS, Interfax) normalizza l'arresto come atto dovuto, senza menzionare il passato politico del blogger.
Il fatto che Remeslo fosse un ex attivista filo-Cremlino e informatore, e che la sua critica a Putin sia stata la causa del procedimento.
Il regime di Putin reprime ogni voce critica, anche tra i suoi ex sostenitori.
La narrazione di 'crackdown' e 'clampdown' crea un quadro di escalation repressiva, collegando i due eventi come parte di una strategia coordinata.
Il ricovero psichiatrico di Remeslo a marzo e il suo manifesto dettagliato, che forniscono un contesto più complesso sulla sua conversione.
L'ex delatore del Cremlino viene ora incarcerato per le stesse critiche che lui stesso perseguitava.
L'uso del contrasto biografico (da sostenitore a vittima) e il termine 'donoschik' creano una narrazione ironica che smaschera l'ipocrisia del sistema.
La prospettiva ufficiale russa e la giustificazione legale dell'arresto, che vengono completamente ignorate.
Lo Stato russo punisce chiunque osi criticare, anche i suoi ex alleati.
La personificazione di Nadezhdin come 'sopravvissuto' e la descrizione degli uomini in maschera creano una narrazione di vittimizzazione e abuso di potere.
Il ruolo di Remeslo come informatore (donoschik) e la sua precedente collaborazione con le autorità contro l'opposizione.
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