
Argentina in finale con il brivido: Messi e la rimonta perpetua, ora la Spagna a New York
Dopo aver battuto l'Inghilterra in rimonta, l'Albiceleste si affida al suo capitano e a una mentalità forgiata nelle avversità per affrontare la Roja al MetLife Stadium.
L'Argentina ha staccato il biglietto per la finale del Mondiale 2026 ribaltando l'Inghilterra con due gol negli ultimi minuti, dal disavanzo dell'85' al 2-1 definitivo. A New York, domenica, affronterà la Spagna, ma il percorso per arrivarci è stato un catalogo di resurrezioni: contro Capo Verde ai supplementari, sotto di due reti contro l'Egitto a undici minuti dalla fine, e ancora ai quarti con la Svizzera, piegata solo nel secondo tempo supplementare. Lionel Messi, autore di otto gol e di entrambi gli assist nella semifinale, incarna il filo conduttore di una squadra che, come ha dichiarato il ct Lionel Scaloni, «gioca al meglio quando è in difficoltà».
La reazione contro gli inglesi porta la firma anche delle scelte tecniche. Scaloni ha ritirato un difensore per inserire una punta, optando per un attacco a oltranza che ha esposto la squadra al contropiede ma ha prodotto la pressione necessaria a scardinare la difesa avversaria. Secondo gli analisti sudamericani, questa scommessa non è improvvisazione bensì il frutto di un processo psicologico e tattico avviato otto anni fa: la costruzione di un ambiente in cui Messi è stato «tolto dal piedistallo senza ridurne l'importanza», restituendogli il ruolo di compagno e non di salvatore unico. Il risultato è un collettivo in cui i giovani si sono assunti il compito di proteggere il fuoriclasse, permettendogli di essere decisivo senza dover trainare da solo ogni azione.
Dall'Europa, e in particolare dalla Spagna, si riconosce la pericolosità di un'avversaria capace di adattarsi a qualsiasi contesto. Il commentatore iberico David Sanchez ha avvertito che «un po' di timore è salutare», perché l'Argentina unisce alla qualità individuale una padronanza dei tempi e una capacità di gestire i momenti chiave che vanno oltre il mero dominio tecnico. La Roja, dal canto suo, arriva alla finale forte di un torneo giudicato più lineare e convincente sotto il profilo del possesso e dell'organizzazione, ma dovrà misurarsi con una squadra che ha fatto della resilienza la propria cifra distintiva.
La finale si giocherà al MetLife Stadium, lo stesso impianto dove nel 2016 Messi perse la Copa América contro il Cile e annunciò, in lacrime, l'addio alla nazionale. Dieci anni dopo, il capitano vi torna da campione del mondo in carica e con la possibilità di diventare il secondo giocatore della storia a sollevare due Coppe del Mondo da capitano. «Siamo stati i migliori negli ultimi quattro anni, che piaccia o no», ha detto Messi respingendo le accuse di favoritismi arbitrali, «e questo dimostra che nulla ci è stato regalato».
L'appuntamento di domenica opporrà dunque due filosofie: la continuità spagnola, figlia di un'idea di gioco che ha già portato Luis de la Fuente a vincere un Europeo, e la capacità argentina di sopravvivere a se stessa, alimentata da una cultura calcistica che, secondo gli studiosi locali, trasforma la pressione in opportunità e impone di «uscire a testa alta» solo dopo aver dato tutto. La posta in palio è il titolo mondiale, ma per l'Albiceleste è anche la chiusura di un cerchio emotivo lungo un decennio.
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Rodri esorta i compagni a non avere paura dell'Argentina. David Sanchez ricorda che Messi può fare la differenza. Messi insiste che il posto in finale è meritato, non regalato.
Presentando citazioni da entrambe le parti senza commento, il blocco crea un'apparenza di obiettività equilibrata, permettendo al lettore di trarre le proprie conclusioni.
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Messi è il leader assoluto, il capitano storico che guida la squadra verso un'altra finale. La formula di Scaloni esalta il suo talento. Questo è il momento di Messi, un finale perfetto per la sua carriera mondiale.
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La squadra argentina gioca al meglio quando è in difficoltà. Il loro atteggiamento 'can-do' guida le rimonte. La finale metterà alla prova il loro carattere.
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