
La notte in cui Yami Gautam ha scritto: «Non ho mai smesso di crederci»
Ai 72esimi National Film Awards, tra thriller politici e horror in bianco e nero, il cinema indiano celebra la sua pluralità linguistica e la memoria di un anno controverso.
Quando il Ministero dell’Informazione e della Radiodiffusione ha cominciato a snocciolare i vincitori, Yami Gautam era già davanti a uno schermo, lontana dal palco di Nuova Delhi. Poche ore dopo, sul suo profilo social, ha pubblicato un messaggio che somigliava a un diario privato: «Ogni viaggio ha un momento che ti ricorda perché non hai mai mollato. Oggi è quel momento». L’attrice, volto noto di Bollywood, aveva appena vinto il suo primo National Award come miglior attrice protagonista per Article 370, un thriller politico che ricostruisce l’operazione segreta dietro la revoca dello statuto speciale del Jammu e Kashmir. La pellicola, diretta da Aditya Suhas Jambhale, si è portata a casa anche il premio per il miglior film, trasformando una serata di luglio in un crocevia di tensioni estetiche e politiche.
L’annuncio, trasmesso in diretta streaming, ha restituito la fotografia di un’industria che parla decine di lingue e che proprio nella frammentazione trova la sua forza. Accanto a Gautam, il miglior attore è stato assegnato ex aequo a due interpreti distantissimi per geografia e stile: Kartik Aaryan, che in Chandu Champion ha dato corpo e muscoli al campione paralimpico Murlikant Petkar, e il settantaquattrenne Mammootty, leggenda del cinema malayalam, premiato per la sua interpretazione di un signorotto crudele e spettrale in Bramayugam. Per Mammootty si tratta del quarto National Award, un traguardo che lo colloca accanto ad Amitabh Bachchan e che arriva ventotto anni dopo l’ultima statuetta, a suggellare una carriera che non ha mai smesso di cercare il rischio.
La giuria, presieduta dal regista Jayaraj, ha setacciato centinaia di film certificati nel 2024, un anno in cui il cinema indiano ha saputo imporsi anche fuori dai confini nazionali. Pellicole come All We Imagine As Light e Laapataa Ladies hanno raccolto consensi internazionali, mentre blockbuster come Pushpa 2: The Rule e Kalki 2898 AD hanno dominato i botteghini. I premi tecnici e linguistici hanno disegnato una mappa che va dal tamil Raayan, diretto dall’attore Dhanush, al telugu Committee Kurrollu, passando per il kannada Mithya, storia di un’infanzia spezzata che ha vinto anche come miglior film per ragazzi. È una geografia che, secondo gli osservatori del Kerala, conferma la vitalità di un cinema del Sud capace di coniugare sperimentazione e radici folkloriche, come dimostra il bianco e nero ipnotico di Bramayugam, premiato anche per la fotografia.
Article 370, con il suo racconto di servizi segreti e leggi costituzionali, ha diviso la critica indiana: c’è chi lo ha letto come un’opera di propaganda e chi, invece, ne ha lodato la tensione narrativa. Resta il fatto che il film ha segnato un punto di svolta per Yami Gautam, che nel suo messaggio ha ricordato i quattordici anni di carriera, le porte chiuse, la resilienza. «Non è mai stato solo un film per me», ha scritto, «era una storia in cui credevo profondamente». Parole che, nella notte dei premi, hanno trasformato una vittoria personale in un frammento di memoria collettiva, mentre il nome di Mammootty, a Chennai, rimbalzava sui telefoni e qualcuno, in una sala del Kerala, rivedeva per l’ennesima volta il ghigno di Kodumon Potti che si dissolve nell’oscurità.
| Stampa indiana e sudasiatica | +0.30 | aligned |
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| Stampa del Golfo arabo | +0.40 | aligned |
India celebrates its national awards but with critical voices denouncing the political instrumentalisation of cinema.
The Indian press balances official triumph with dissent, creating a dual narrative that mirrors the country's political divisions.
The Gulf celebrates the dominance of South Indian cinema, presenting the awards as confirmation of its cultural hegemony.
The Gulf press selects and amplifies South Indian successes, omitting criticism of the government film to build a narrative of regional ascendancy.
The Gulf press omits the criticism of 'Article 370' as a government puff piece and the political controversy, focusing solely on the triumphs of South Indian cinema.
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