
Argentina, ritorno in silenzio dopo la finale: niente festa, Messi vola a Miami
La nazionale vicecampione del mondo atterra a Ezeiza senza il capitano e con l’amarezza di una sconfitta che chiude un ciclo, mentre il governo rinuncia al giorno festivo.
La notte del MetLife Stadium ha consegnato all’Argentina un 1-0 che pesa come una sentenza. Dopo centoventi minuti di sterilità offensiva – zero tiri nello specchio della porta spagnola – il colpo di testa di Ferran Torres al centoseiesimo minuto, su assist di Nico Williams, ha spento il sogno del bicampeonato mondiale e regalato alla Spagna il secondo titolo della sua storia, sedici anni dopo Johannesburg. La squadra di Lionel Scaloni, incapace di costruire occasioni nitide e ridotta in dieci uomini nel finale per l’espulsione di Enzo Fernández, ha visto svanire la possibilità di diventare la prima nazionale a vincere due Coppe consecutive dal Brasile del 1962.
Il ritorno a Buenos Aires, lunedì pomeriggio, ha rispecchiato la delusione. Il volo AR1971 di Aerolíneas Argentinas, atterrato a Ezeiza con oltre due ore di ritardo, trasportava solo sedici giocatori e lo staff tecnico. Lionel Messi e Rodrigo De Paul sono rimasti negli Stati Uniti per rientrare immediatamente all’Inter Miami, mentre altri otto calciatori – tra cui Julián Álvarez, Lautaro Martínez e Cristian Romero – hanno proseguito direttamente verso l’Europa. Secondo i media sudamericani, la scelta di non celebrare è partita proprio dallo spogliatoio: «Non c’era animo per festeggiare», hanno riferito fonti vicine alla AFA, e il presidente Javier Milei ha dovuto disinnescare in poche ore il feriado nacional promesso su X la sera della finale. Al suo posto, una sobria cerimonia con la banda dei Granaderos e una guardia d’onore, senza ministri né tappe alla Casa Rosada.
Eppure, nonostante la pioggia e il freddo, migliaia di tifosi si sono radunati lungo la recinzione dell’aeroporto e sulla Riccheri. Quando i giocatori, inizialmente saliti su un pullman coperto, hanno visto la folla, hanno deciso di spostarsi sul mezzo scoperto per salutare. «Muchachos, ahora nos volvimos a ilusionar» è risuonata ancora, eseguita dai granatieri e cantata dai presenti, in un’atmosfera di gratitudine più che di esultanza. La stampa europea ha sottolineato il contrasto con il bagno di folla del 2022, quando quattro milioni di persone paralizzarono la capitale: stavolta il tragitto di pochi chilometri fino al centro sportivo della AFA si è concluso in mezz’ora, senza carovane né disordini, a parte brevi tafferugli notturni all’Obelisco con quindici fermi.
L’attenzione si sposta ora sul futuro. Lionel Scaloni, in lacrime in conferenza stampa, ha messo in dubbio la propria permanenza: «Ho bisogno di pensare, non so se riuscirò a fare qualcosa di così grande». Il suo contratto scade a dicembre e la federazione non ha ancora avviato un confronto formale. Messi, dal canto suo, dopo una breve sosta a Miami raggiungerà Rosario per riabbracciare la famiglia e il padre, convalescente dopo un problema di salute. L’Argentina chiude così un ciclo mondiale senza trofeo ma con la consapevolezza di aver raggiunto due finali consecutive, un risultato che, nell’analisi degli osservatori internazionali, conferma la solidità del progetto tecnico pur aprendo interrogativi sulla necessaria ricostruzione in vista delle qualificazioni sudamericane.
| Stampa latinoamericana | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
La nazionale argentina e i suoi tifosi accettano con maturità la sconfitta e si concentrano sul futuro, mentre il governo si adegua alle decisioni dei giocatori.
Descrivendo minuziosamente le procedure di rientro e le scelte dei giocatori, si crea l'impressione che tutto sia sotto controllo e che la mancanza di festeggiamenti sia una scelta logica e condivisa.
L'osservatore europeo registra il ritorno senza clamore della squadra argentina, sottolineando l'assenza di Messi e la mancanza di celebrazioni, senza prendere posizione.
Utilizzando un tono neutro e descrittivo, si evita qualsiasi giudizio o analisi, presentando i fatti come notizia di cronaca internazionale.
Il dettagliato contesto locale, inclusa la presenza di migliaia di tifosi all'aeroporto e le manovre politiche del governo, viene omesso, riducendo la storia a una semplice nota di un ritorno sobrio.
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