
La produzione di benzina russa crolla al 65% del fabbisogno dopo i raid ucraini
Gli attacchi con droni hanno fermato i maggiori impianti, costringendo Mosca a vietare l’export e a importare carburante, con code ai distributori e possibili ripercussioni sui prezzi in Europa.
Il 10 luglio nuovi attacchi di droni ucraini hanno colpito raffinerie, terminali e petroliere nel Mar d’Azov, aggravando una crisi che ha ridotto la produzione di benzina russa a circa il 65% del consumo medio stagionale. Il deficit giornaliero è stimato in 40-45 mila tonnellate, pari a un ammanco del 35%, in netto peggioramento rispetto al 25% di giugno.
La campagna sistematica di Kiev contro le infrastrutture energetiche ha messo fuori uso impianti chiave: i complessi di Norsi (Lukoil) e Omsk (Gazprom Neft), i due maggiori produttori di benzina del Paese, e la raffineria di Saratov (Rosneft). I danni accumulati hanno interrotto le catene logistiche e ridotto la capacità di raffinazione, proprio nel momento di picco della domanda estiva.
Per fronteggiare la scarsità, il governo russo ha imposto divieti all’export di diesel, benzina e cherosene, e ha avviato importazioni record dalla Bielorussia (fino a 6 mila tonnellate al giorno) e dall’India, mentre si discute di acquisti dal Kazakistan. Sul fronte interno, le code ai distributori si allungano in decine di regioni; a Novosibirsk è stato dichiarato lo stato di emergenza, e cosacchi sono stati dispiegati per mantenere l’ordine. Il vicepremier Novak ha riconosciuto pubblicamente il deficit, attribuendolo agli “arrivi” dei droni.
La situazione potrebbe migliorare nella seconda metà di luglio, se non vi saranno nuovi attacchi e le raffinerie riprenderanno le operazioni. Ma la vulnerabilità strutturale del sistema petrolifero russo resta elevata. Per l’Europa e l’Italia, la trasformazione della Russia da esportatore netto a importatore di carburanti rischia di restringere l’offerta globale di diesel e benzina, con possibili tensioni sui prezzi al consumo. Il prossimo snodo è la scadenza del divieto di export, fissata al 31 luglio, e l’eventuale ripresa della produzione interna.
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Il governo russo riconosce il deficit di benzina ma assicura che nuove misure sono in arrivo per stabilizzare il mercato.
Normalizza la crisi annunciando contromisure governative, spostando l'attenzione dal danno subito alla capacità di reazione dello Stato.
Non menziona le code ai distributori né il disagio sociale, concentrandosi sulle misure governative.
L'Ucraina dimostra la sua superiorità tecnologica colpendo il cuore dell'industria russa e mettendo in ginocchio l'economia di guerra.
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Tace sulle contromisure russe e sulla possibilità di ripresa, concentrandosi solo sul successo degli attacchi.
I russi fanno la fila per la benzina mentre le raffinerie bruciano, mostrando il costo umano della guerra.
Umanizza l'impatto del conflitto concentrandosi sulla sofferenza quotidiana dei civili russi, rendendo tangibili le conseguenze degli attacchi.
Non contestualizza gli attacchi come parte della strategia ucraina, ma li presenta come causa di disagio immediato.
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