
Algeri e Bamako riaprono i cieli, fine della crisi diplomatica dopo quindici mesi
La riapertura reciproca dello spazio aereo e il ritorno degli ambasciatori segnano il disgelo tra Algeria e Mali, con ricadute sulla stabilità del Sahel e sugli interessi europei.
Il 10 luglio 2026, l’Algeria ha annunciato la riapertura totale del proprio spazio aereo al traffico maliano, ponendo fine a una chiusura durata quindici mesi. Poche ore dopo, il governo di transizione del Mali ha risposto con un gesto speculare: riapertura dei cieli agli aerei civili e militari algerini e il ritorno del proprio ambasciatore ad Algeri. Contemporaneamente, il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune ha disposto il rientro del suo ambasciatore a Bamako. La decisione congiunta sblocca una crisi diplomatica che aveva interrotto i collegamenti aerei e congelato le relazioni bilaterali.
La frattura risaliva alla notte tra il 31 marzo e il 1° aprile 2025, quando un drone da ricognizione maliano venne abbattuto dalle difese aeree algerine vicino alla città frontaliera di Tin-Zaouatine. Secondo Algeri, il velivolo aveva violato lo spazio aereo nazionale per due chilometri, il terzo sconfinamento in pochi mesi. Bamako respinse la versione, sostenendo che il drone si trovava sopra il proprio territorio. La crisi si allargò rapidamente: il 7 aprile 2025 l’Algeria chiuse lo spazio aereo ai voli maliani, accusando «violazioni ripetute»; il Mali rispose con la chiusura reciproca e il richiamo degli ambasciatori. Nei mesi successivi, la tensione si estese all’intera Alleanza degli Stati del Sahel (AES) – Mali, Niger e Burkina Faso – che ritirarono i propri rappresentanti da Algeri. Bamako abbandonò anche il Comitato operativo congiunto antiterrorismo (CEMOC) con sede a Tamanrasset e denunciò l’Accordo di Algeri del 2015, di cui l’Algeria era garante.
Il disgelo è stato preparato da una serie di segnali distensivi. Ad aprile 2026, il ministro degli Esteri algerino Ahmed Attaf aveva ribadito il sostegno all’integrità territoriale del Mali. Ai primi di maggio, il presidente Tebboune, in un’intervista televisiva, aveva offerto una mediazione, distinguendo il generale Assimi Goïta – che, disse, non aveva mai insultato personalmente l’Algeria – dal suo entourage governativo. Sul fronte regionale, il Niger aveva già normalizzato i rapporti: l’ambasciatore era tornato ad Algeri a febbraio 2026 e il presidente Abdourahamane Tiani aveva compiuto una visita di Stato, concordando l’accelerazione di progetti economici comuni. Secondo analisti vicini ai governi del Sahel, la riapertura dei cieli risponde a un interesse pragmatico: riattivare i corridoi commerciali e aerei interrotti, in un’area dove gli spostamenti via terra sono resi insicuri dalla presenza di gruppi armati. Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, la stabilizzazione delle relazioni tra Algeria e Mali riduce un fattore di instabilità lungo le rotte migratorie e dell’energia, considerato il ruolo di Algeri come fornitore di gas e partner nella cooperazione antiterrorismo.
La simultaneità degli annunci – riapertura dei cieli e ritorno degli ambasciatori – segna un riallineamento formale, ma la piena normalizzazione richiederà la ripresa effettiva dei voli e il ripristino della cooperazione securitaria. Il prossimo indicatore concreto sarà il primo collegamento aereo commerciale tra le due capitali, atteso nelle prossime settimane, e l’eventuale riattivazione del CEMOC o di un nuovo formato di coordinamento. Resta da verificare se il Burkina Faso, terzo membro dell’AES, seguirà l’esempio di Mali e Niger nel riavvicinamento ad Algeri.
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L'Algeria, sotto la guida del presidente Tebboune, riapre sovranamente il suo spazio aereo e richiama il suo ambasciatore, ristabilendo la piena normalità diplomatica con il Mali, nel segno del rispetto reciproco e della fratellanza.
La narrazione presenta la decisione algerina come un atto unilaterale di generosità, omettendo di sottolineare che anche il Mali ha compiuto passi analoghi, e attribuendo la crisi esclusivamente alle violazioni maliane.
Il blocco omette di menzionare che anche il Mali ha riaperto il suo spazio aereo e che la crisi è stata innescata dall'abbattimento di un drone maliano, presentando invece la chiusura come conseguenza di violazioni maliane.
Il Golfo arabo registra la riapertura dei cieli e il rientro degli ambasciatori come un fatto compiuto, senza enfatizzare il ruolo di una delle due parti, e ricordando che la crisi era nata dall'abbattimento di un drone maliano da parte dell'Algeria.
Il resoconto si limita a elencare le decisioni di entrambi i paesi, bilanciando le versioni e lasciando al lettore la valutazione, senza prendere posizione.
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