
Addio allo sceicco Hamad, l’emiro che ha ridisegnato il Qatar e il suo ruolo nel mondo
Leader visionario per alcuni, mediatore controverso per altri, lascia un vuoto nel panorama politico mediorientale mentre il Qatar proclama quattro giorni di lutto nazionale.
La scomparsa dello sceicco Hamad bin Khalifa Al Thani, emiro del Qatar dal 1995 al 2013, ha innescato un’ondata di cordoglio che ha attraversato il mondo arabo, l’Iran e oltre. Deceduto all’età di 74 anni dopo una lunga malattia, l’“emiro padre” ha ricevuto l’omaggio di capi di Stato, governi e movimenti politici, mentre il Qatar ha dichiarato quattro giorni di lutto nazionale, uffici pubblici chiusi e bandiere a mezz’asta. La salma è stata tumulata al cimitero di Lusail dopo la preghiera serale, e per tre giorni il palazzo reale resterà aperto per accogliere le condoglianze.
Dai messaggi giunti da Beirut, Teheran, Algeri, Abu Dhabi e Rabat emerge un profilo sfaccettato. Secondo fonti libanesi, lo sceicco Hamad viene ricordato per il sostegno “politico e umano” dopo la guerra del 2006 e per la ricostruzione delle aree colpite, in un gesto che ha consolidato il ruolo di Doha come mediatore regionale. Hezbollah, in una nota, ha evocato la sua “visita eccezionale” nella periferia sud di Beirut distrutta, letta come un riconoscimento della resistenza. Algeri e Rabat, pur su sponde opposte delle tensioni maghrebine, ne hanno sottolineato il contributo allo sviluppo del Qatar e la vicinanza alle cause arabe, un tema ricorrente anche nei messaggi degli Emirati Arabi Uniti, dove i vertici di Abu Dhabi e Dubai hanno espresso solidarietà alla famiglia Al Thani – gesto non scontato, considerato il blocco del 2017 che isolò Doha proprio durante il regno di suo figlio Tamim.
Per Teheran, l’emiro defunto è stato un architetto dei rapporti bilaterali, capace di mantenere un dialogo con la Repubblica islamica nonostante la presenza della più grande base militare americana nella regione. Sia il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, sia il ministro degli Esteri Abbas Araghchi hanno ricordato il suo “ruolo influente” nel consolidare la cooperazione. Secondo analisti europei, questo equilibrio tra Washington e Teheran ha permesso al Qatar di ritagliarsi uno spazio unico come piattaforma per negoziati delicati, da quelli sul nucleare iraniano ai colloqui tra talebani e Stati Uniti. Per l’Europa e l’Italia, il Qatar da lui trasformato in potenza del gas naturale liquefatto è oggi un fornitore strategico, un legame che la scomparsa del suo fondatore rende ancora più degno di attenzione.
Mentre il Qatar si prepara a una transizione già avviata nel 2013, il lutto nazionale segna la fine di un’epoca. Il figlio Tamim, alla guida da oltre un decennio, ha ricevuto rassicurazioni da tutto lo spettro geopolitico. Le condoglianze si intrecciano alla storia di un piccolo emirato che, sotto Hamad, ha usato la rendita energetica per proiettarsi sulla scena internazionale, suscitando ammirazione e rivalità. La chiusura del periodo di lutto, prevista dopo quattro giorni, lascerà il campo a un’eredità complessa: quella di un leader che ha plasmato il Qatar moderno, ma di cui rimangono da decifrare le conseguenze a lungo termine su equilibri regionali ancora fragili.
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Il Libano e le sue forze politiche rendono omaggio a un padre protettore che ha garantito solidarietà incondizionata.
La personalizzazione dello stato è ottenuta concentrando la narrazione sui gesti concreti dell'emiro verso il Libano, trasformando un leader straniero in un attore familiare e protettivo.
Viene omesso il ruolo dell'emiro in altre aree regionali, come la mediazione in conflitti interni al mondo arabo, che potrebbe diluire l'attenzione sul solo legame con il Libano.
Le case regnanti del Golfo si uniscono nel lutto, rinsaldando i legami fraterni tra le dinastie.
Il rito diplomatico si attua attraverso un linguaggio standardizzato di condoglianze, che pone l'accento sulla continuità dinastica e sulla fratellanza tra emirati, senza approfondire il ruolo politico del defunto.
Viene omesso qualsiasi riferimento alle controversie passate tra Qatar e altri stati del Golfo, come la crisi del 2017, che potrebbe incrinare la narrativa di unità familiare.
La Repubblica Islamica dell'Iran ricorda il defunto emiro come un fratello e partner nella costruzione di relazioni amichevoli.
La fratellanza islamica è costruita attraverso un linguaggio religioso e di rispetto reciproco, che lega i due paesi su basi culturali e strategiche, evitando di approfondire le divergenze politiche regionali.
Viene omesso il sostegno dell'emiro ad attori regionali rivali dell'Iran, come alcuni gruppi in Siria o Yemen, che potrebbe complicare la narrazione di armonia bilaterale.
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