
Marocco, il ct Ouahbi resta in sella: la federcalcio blinda il progetto e accelera sul Mondiale 2030
Dopo l'eliminazione ai quarti contro la Francia, Rabat conferma la guida tecnica, difende Hakimi e trasforma la delusione in carburante per la co-organizzazione con Spagna e Portogallo.
L’avventura del Marocco al Mondiale 2026 si è chiusa ai quarti di finale, con un 2-0 contro la Francia che ha riacceso il dibattito sulla reale statura della squadra. Il giorno dopo, il comitato direttivo della Federazione reale marocchina (FRMF) ha scelto la via della continuità: Mohamed Ouahbi, subentrato a Walid Regragui appena quattro mesi prima del torneo, è stato confermato alla guida dei Leoni dell’Atlante. Una decisione che, nell’ottica di Rabat, non rappresenta un semplice rinnovo di fiducia, ma la volontà di blindare un percorso tecnico giudicato «positivo e onorevole», nonostante le critiche piovute su alcuni singoli, in particolare sul terzino Achraf Hakimi.
Lo stesso Ouahbi è sceso in campo mediatico per difendere il suo giocatore di maggior talento, invitando a un’analisi più equilibrata delle prestazioni. «Non si può chiedere a un difensore di pensare solo ad attaccare e segnare», ha dichiarato, respingendo quelle che negli ambienti federali vengono definite «voci malevole». La sua presa di posizione riflette una strategia comunicativa precisa: proteggere il gruppo da pressioni esterne e consolidare un’identità collettiva che, dal 2018 a oggi, ha portato il Marocco dall’84° al 6° posto del ranking FIFA, con una semifinale nel 2022 e ora un secondo quarto di finale consecutivo.
Secondo gli analisti nordafricani, la FRMF considera questo risultato come la conferma di un’ascesa strutturale, non come un punto d’arrivo. Il presidente Fouzi Lekjaa, durante la stessa riunione, ha richiamato l’attenzione su un orizzonte ben più ambizioso: il Mondiale 2030, che il Marocco organizzerà insieme a Spagna e Portogallo. «Un cantiere strategico che esige una mobilitazione generale», lo ha definito, inserendolo nella visione di sviluppo promossa da re Mohammed VI. La Fondazione Maroc 2030, in partnership con la FRMF, avrà il compito di coordinare un evento che, nelle intenzioni, dovrà lasciare un’eredità ben oltre le infrastrutture sportive.
Per l’Europa mediterranea, e in particolare per l’Italia, la prospettiva di un Mondiale a poche centinaia di chilometri dalle coste siciliane assume un rilievo che va al di là della semplice vicinanza geografica. La candidatura congiunta iberico-marocchina, già al centro dell’attenzione della FIFA non appena calerà il sipario sull’edizione 2026, ridisegna gli equilibri organizzativi del calcio mondiale e impone ai paesi vicini una riflessione su infrastrutture, flussi turistici e cooperazione sportiva. Lekjaa ha già chiesto alle leghe nazionali marocchine di modernizzare metodi e strutture, «passando da una postura di osservatore a una partecipazione effettiva».
Il percorso immediato della nazionale, intanto, riparte dalla solidità ritrovata. La FRMF ha rinviato a un secondo incontro la discussione degli altri punti all’ordine del giorno, segno che la priorità assoluta resta la costruzione di un ciclo capace di capitalizzare l’esperienza maturata in Nord America. Con Ouahbi saldamente in panchina e un progetto-Paese che guarda al 2030, il Marocco si candida a recitare un ruolo da protagonista anche fuori dal rettangolo verde.
| Stampa latinoamericana | −0.20 | neutral |
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| Stampa arabo levante-Maghreb | +0.80 | aligned |
Il resoconto latinoamericano registra la decisione della FRMF con distacco, sottolineando le critiche ricevute dal tecnico e l'assenza di un progetto a lungo termine.
Il resoconto si presenta come osservatore esterno, evidenziando le critiche senza prendere posizione, ma implicitamente mettendo in dubbio la decisione.
L'articolo latinoamericano non menziona i preparativi per il Mondiale 2030, che nel blocco maghrebino sono il fulcro della narrazione.
La FRMF e il suo presidente Lekjaa blindano il progetto tecnico e lanciano la mobilitazione generale per il Mondiale 2030, presentando la conferma di Ouahbi come parte di una visione di lungo periodo.
La narrazione sposta l'attenzione dall'eliminazione immediata ai preparativi per il 2030, trasformando una potenziale sconfitta in un trampolino per un successo futuro.
Il blocco maghrebino omette le critiche dettagliate e il malcontento dei tifosi, concentrandosi esclusivamente sul rinnovo della fiducia e sui piani per il 2030.
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