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Scienza e Salutegiovedì 2 luglio 2026

L’Oms dichiara concluso il focolaio di hantavirus sulla nave MV Hondius

Dopo oltre cinque settimane senza nuovi contagi e la quarantena negativa dell’ultimo contatto, l’Organizzazione mondiale della sanità archivia l’episodio che ha coinvolto tredici casi e tre decessi.

L’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato ufficialmente concluso il focolaio di hantavirus legato alla nave da crociera MV Hondius. Lo ha annunciato il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus, precisando che l’ultima persona sottoposta a sorveglianza ha completato il periodo di quarantena, è risultata negativa al test e ha fatto ritorno a casa. Dal 25 maggio non sono stati segnalati nuovi casi, e il bilancio complessivo resta fermo a tredici infezioni confermate, con tre decessi. Più di seicentocinquanta contatti sono stati identificati e monitorati dalle autorità sanitarie di trentatré Paesi e territori, in un’operazione di tracciamento che ha coinvolto nazioni su quattro continenti.

Il focolaio aveva avuto origine a bordo della Hondius, unità battente bandiera olandese salpata il primo aprile da Ushuaia, nella Terra del Fuoco argentina, con un itinerario attraverso isole remote dell’Atlantico meridionale. Dopo la segnalazione dei primi casi, la nave ha fatto scalo a Tenerife, nelle Canarie, dove il 10 maggio sono stati sbarcati in sicurezza oltre centoventi passeggeri, per poi raggiungere Rotterdam il 18 maggio con un equipaggio ridotto, sottoposto a ulteriori settimane di isolamento. La risposta internazionale ha visto un coordinamento serrato: le autorità spagnole hanno gestito lo sbarco e il rimpatrio dei viaggiatori, mentre Paesi Bassi, Argentina, Cile, Sudafrica, Regno Unito e Capo Verde hanno collaborato al tracciamento dei contatti, in applicazione del Regolamento sanitario internazionale.

Il virus in questione è il ceppo Andes, l’unico hantavirus per il quale sia documentata una trasmissione interumana, seppure limitata. Normalmente gli hantavirus si contraggono per via indiretta dai roditori, attraverso l’inalazione di particelle di escrementi essiccati. La preoccupazione suscitata da questo focolaio nasceva proprio dalla possibilità di contagio da persona a persona in un ambiente confinato come una nave da crociera. L’Oms aveva comunque valutato come basso il rischio per la popolazione generale, escludendo il pericolo di un’ondata epidemica su larga scala. Il tasso di letalità registrato in questo cluster, pari a circa il 23 per cento, è inferiore a quello indicato in letteratura per le forme respiratorie da hantavirus, che può raggiungere il 38 per cento secondo i Centers for Disease Control and Prevention statunitensi.

Sebbene il focolaio sia archiviato, l’Oms ha ricordato che l’hantavirus resta una minaccia per la salute pubblica in Sudamerica e in altre regioni endemiche. Per approfondire la conoscenza della malattia, l’organizzazione sta coordinando uno studio internazionale che coinvolge ventuno Paesi, con l’obiettivo di comprendere l’evoluzione clinica dell’infezione e favorire lo sviluppo di strumenti diagnostici, terapie e vaccini. Il prossimo passo concreto sarà l’avanzamento di questa ricerca multicentrica, i cui risultati potranno orientare la preparazione a futuri focolai.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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L'Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato conclusa l'epidemia di hantavirus sulla nave MV Hondius. L'ultimo contatto ha completato la quarantena con test negativo e dal 25 maggio non si registrano nuovi casi. In totale si contano 13 contagi e tre decessi, mentre oltre 650 contatti sono stati monitorati in 33 paesi.

Stampa africana subsahariana/ Sudafricana
PragmatismoDistacco

L'epidemia di hantavirus si sta avviando alla conclusione, con tutti i contatti in Sudafrica che hanno completato il periodo di follow-up. Anche in Spagna e nei Paesi Bassi le quarantene sono terminate. L'OMS segnala 13 casi e tre decessi, mentre 30 contatti restano sotto osservazione alla fine di giugno.

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giovedì 2 luglio 2026

L’Oms dichiara concluso il focolaio di hantavirus sulla nave MV Hondius

Dopo oltre cinque settimane senza nuovi contagi e la quarantena negativa dell’ultimo contatto, l’Organizzazione mondiale della sanità archivia l’episodio che ha coinvolto tredici casi e tre decessi.

L’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato ufficialmente concluso il focolaio di hantavirus legato alla nave da crociera MV Hondius. Lo ha annunciato il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus, precisando che l’ultima persona sottoposta a sorveglianza ha completato il periodo di quarantena, è risultata negativa al test e ha fatto ritorno a casa. Dal 25 maggio non sono stati segnalati nuovi casi, e il bilancio complessivo resta fermo a tredici infezioni confermate, con tre decessi. Più di seicentocinquanta contatti sono stati identificati e monitorati dalle autorità sanitarie di trentatré Paesi e territori, in un’operazione di tracciamento che ha coinvolto nazioni su quattro continenti.

Il focolaio aveva avuto origine a bordo della Hondius, unità battente bandiera olandese salpata il primo aprile da Ushuaia, nella Terra del Fuoco argentina, con un itinerario attraverso isole remote dell’Atlantico meridionale. Dopo la segnalazione dei primi casi, la nave ha fatto scalo a Tenerife, nelle Canarie, dove il 10 maggio sono stati sbarcati in sicurezza oltre centoventi passeggeri, per poi raggiungere Rotterdam il 18 maggio con un equipaggio ridotto, sottoposto a ulteriori settimane di isolamento. La risposta internazionale ha visto un coordinamento serrato: le autorità spagnole hanno gestito lo sbarco e il rimpatrio dei viaggiatori, mentre Paesi Bassi, Argentina, Cile, Sudafrica, Regno Unito e Capo Verde hanno collaborato al tracciamento dei contatti, in applicazione del Regolamento sanitario internazionale.

Il virus in questione è il ceppo Andes, l’unico hantavirus per il quale sia documentata una trasmissione interumana, seppure limitata. Normalmente gli hantavirus si contraggono per via indiretta dai roditori, attraverso l’inalazione di particelle di escrementi essiccati. La preoccupazione suscitata da questo focolaio nasceva proprio dalla possibilità di contagio da persona a persona in un ambiente confinato come una nave da crociera. L’Oms aveva comunque valutato come basso il rischio per la popolazione generale, escludendo il pericolo di un’ondata epidemica su larga scala. Il tasso di letalità registrato in questo cluster, pari a circa il 23 per cento, è inferiore a quello indicato in letteratura per le forme respiratorie da hantavirus, che può raggiungere il 38 per cento secondo i Centers for Disease Control and Prevention statunitensi.

Sebbene il focolaio sia archiviato, l’Oms ha ricordato che l’hantavirus resta una minaccia per la salute pubblica in Sudamerica e in altre regioni endemiche. Per approfondire la conoscenza della malattia, l’organizzazione sta coordinando uno studio internazionale che coinvolge ventuno Paesi, con l’obiettivo di comprendere l’evoluzione clinica dell’infezione e favorire lo sviluppo di strumenti diagnostici, terapie e vaccini. Il prossimo passo concreto sarà l’avanzamento di questa ricerca multicentrica, i cui risultati potranno orientare la preparazione a futuri focolai.

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L'epidemia di hantavirus si sta avviando alla conclusione, con tutti i contatti in Sudafrica che hanno completato il periodo di follow-up. Anche in Spagna e nei Paesi Bassi le quarantene sono terminate. L'OMS segnala 13 casi e tre decessi, mentre 30 contatti restano sotto osservazione alla fine di giugno.

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