
OpenAI offre a Washington il 5%: la mossa per condividere la ricchezza dell’intelligenza artificiale
La proposta di Sam Altman all’amministrazione Trump prevede un fondo sovrano sul modello dell’Alaska per distribuire i profitti dell’IA ai cittadini, mentre cresce la pressione regolatoria sul settore.
OpenAI ha avviato colloqui con l’amministrazione statunitense per cedere una quota del 5% del proprio capitale, una partecipazione che, sulla base dell’ultima valutazione di 852 miliardi di dollari, varrebbe oltre 42 miliardi. L’indiscrezione, rilanciata dalla stampa internazionale, arriva in un momento di crescente tensione tra Washington e i laboratori di intelligenza artificiale, sottoposti a controlli sempre più stringenti per i rischi legati alla sicurezza nazionale, all’occupazione e al consumo energetico dei data center. L’amministratore delegato Sam Altman ha discusso l’ipotesi direttamente con il presidente Donald Trump, il segretario al Commercio Howard Lutnick e il segretario al Tesoro Scott Bessent, incontrando anche il senatore democratico Bernie Sanders.
Il meccanismo immaginato da Altman non si limiterebbe a OpenAI: la proposta prevede che anche altre grandi aziende americane del settore – da Anthropic a Google e Meta – conferiscano una quota analoga a un veicolo ispirato all’Alaska Permanent Fund, il fondo sovrano che dagli anni Settanta investe i proventi petroliferi dello Stato e distribuisce ogni anno un dividendo a tutti i residenti. L’obiettivo dichiarato è permettere ai cittadini di partecipare direttamente alla ricchezza generata dall’IA, in un quadro che lo stesso Altman ha definito, in un documento di politica industriale pubblicato in primavera, un “Public Wealth Fund” capace di raggiungere anche chi non investe sui mercati finanziari.
La mossa si inserisce in un clima politico inedito. Da un lato, l’esecutivo Trump ha già sperimentato l’ingresso nel capitale di aziende strategiche: nell’agosto 2025 convertì 8,9 miliardi di dollari di sussidi in una quota del 9,9% di Intel, un investimento che ha poi moltiplicato il proprio valore. Dall’altro, l’idea di una proprietà pubblica delle imprese dell’IA raccoglie consensi trasversali: Sanders ha presentato un disegno di legge per un fondo sovrano con partecipazioni fino al 50%, mentre il repubblicano Vivek Ramaswamy ha proposto un “American dream birthright” di 10.000 dollari investiti nell’S&P 500 per ogni nuovo nato. Secondo analisti vicini all’amministrazione, la condivisione della proprietà potrebbe attenuare l’ostilità dell’opinione pubblica, sempre più critica verso un settore percepito come concentrato e opaco.
I colloqui sono ancora in una fase preliminare e qualsiasi accordo richiederebbe un voto del Congresso. Nel frattempo, il governo ha già imposto a OpenAI di ritardare il lancio pubblico del modello GPT-5.6 e ha brevemente limitato l’accesso ai modelli di frontiera di Anthropic per i cittadini stranieri, invocando rischi per la sicurezza nazionale. Per l’Europa e l’Italia, l’eventuale creazione di un fondo sovrano americano dedicato all’IA rappresenterebbe un precedente di rilievo nel dibattito su come redistribuire i benefici di una tecnologia che, secondo le stime di Bruxelles, potrebbe accentuare le disuguaglianze globali. La prossima tappa concreta sarà la quotazione in borsa di OpenAI e Anthropic, entrambe già in fase di deposito riservato per l’IPO, un passaggio che potrebbe ridefinire gli equilibri proprietari e accelerare la discussione su modelli di capitale diffuso.
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La proposta di OpenAI di cedere il 5% al governo statunitense viene letta come una concessione tattica per allentare la pressione politica e garantirsi un trattamento favorevole. L'iniziativa arriva mentre la Casa Bianca accelera sugli standard per i modelli di IA, alimentando il sospetto che si tratti più di uno scudo aziendale che di una reale condivisione dei benefici.
OpenAI sta negoziando il trasferimento del 5% del capitale al governo statunitense come mossa pragmatica per ridurre i rischi politici e garantirsi il sostegno dell'amministrazione. L'azienda presenta l'accordo come un modo per condividere i benefici economici dell'intelligenza artificiale con i cittadini americani, trattando lo Stato alla stregua di un partner commerciale.
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