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L’addio di Cavani al Boca: un sogno spezzato dalla schiena, la Bombonera resta senza Matador

L’uruguaiano rescinde dopo tre anni segnati dagli infortuni e senza titoli: 81 partite, 28 gol e l’ombra di una carriera europea che a Buenos Aires non si è mai accesa davvero.

Con un video girato sul prato vuoto della Bombonera, Edinson Cavani ha chiuso ufficialmente la sua avventura al Boca Juniors. «Non mi pentirò mai di aver scelto di venire qui nel 2023», ha detto il Matador, mentre le immagini mostravano i pochi lampi di una storia cominciata fra cori e fuochi d’artificio e finita in silenzio, con la rescissione consensuale del contratto che lo legava al club fino a dicembre 2026. L’arrivo a Buenos Aires, nel luglio di tre anni fa, era stato accolto come l’approdo di una stella: lo stadio esaurito per la presentazione, la promessa di un’eredità pesante, quella del «Manteca» Martínez, idolo di famiglia.

Poi il campo ha raccontato un’altra verità. Cavani ha disputato 81 incontri ufficiali con la maglia azul y oro, ma ne ha completati appena 27, segnando 28 gol e fornendo 4 assist. La schiena lo ha tradito in modo crudele: una frattura alla terza vertebra lombare rimediata in uno scontro di gioco si è trasformata in ernia discale cronica con compressione nervosa. Ha giocato per mesi con infiltrazioni, poi l’intervento chirurgico non ha dato l’effetto sperato. L’ultima apparizione, il 20 febbraio contro il Racing, si era chiusa con i fischi della Bombonera e la sostituzione sotto un silenzio carico di delusione. La stampa sudamericana riporta che il rapporto con il pubblico si era ormai incrinato, tra errori pesanti in partite decisive – su tutti il gol sbagliato contro l’Alianza Lima nella Libertadores 2025 – e un digiuno di 161 giorni in casa.

La decisione di rescindere è maturata all’incrocio tra la volontà del nuovo allenatore, Rodolfo Arruabarrena, e le esigenze di bilancio della dirigenza presieduta da Juan Román Riquelme. Il tecnico, tornato per un secondo ciclo, ha avviato una profonda ristrutturazione della rosa che ha coinvolto anche il giovane Exequiel Zeballos, messo fuori squadra e destinato a partire a parametro zero dopo una lunga trattativa per il rinnovo mai conclusa. Nell’ottica del club, liberarsi dell’ingaggio oneroso di Cavani – che percepiva uno stipendio da top player nonostante l’inattività – era un passaggio obbligato per alleggerire il monte salari e fare spazio a nuovi innesti.

Per il lettore italiano, Cavani resta il centravanti che a Palermo prima e a Napoli poi ha incantato la Serie A, prima di diventare il miglior marcatore straniero della storia del Paris Saint-Germain con sei campionati francesi e una valanga di coppe nazionali. Con la maglia del Manchester United ha aggiunto due stagioni di Premier League, e con l’Uruguay è il secondo cannoniere di sempre (58 gol in 136 presenze). Eppure, a Buenos Aires quel repertorio non ha trovato continuità: i problemi muscolari ai gemelli e agli ischiocrurali lo hanno perseguitato fin dai primi mesi, impedendogli di lasciare un’impronta paragonabile a quella dei grandi idoli xeneizes.

Cavani ha detto di non volersi ritirare. Il Danubio, club che lo lanciò in patria, ha già aperto le porte a un possibile ritorno in Uruguay, mentre il Boca prosegue la sua rivoluzione tecnica. L’addio del Matador, più che una rottura, è la presa d’atto di un corpo che non ha retto all’usura e di un progetto che non ha mai trovato il suo centravanti.

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giovedì 2 luglio 2026

L’addio di Cavani al Boca: un sogno spezzato dalla schiena, la Bombonera resta senza Matador

L’uruguaiano rescinde dopo tre anni segnati dagli infortuni e senza titoli: 81 partite, 28 gol e l’ombra di una carriera europea che a Buenos Aires non si è mai accesa davvero.

Con un video girato sul prato vuoto della Bombonera, Edinson Cavani ha chiuso ufficialmente la sua avventura al Boca Juniors. «Non mi pentirò mai di aver scelto di venire qui nel 2023», ha detto il Matador, mentre le immagini mostravano i pochi lampi di una storia cominciata fra cori e fuochi d’artificio e finita in silenzio, con la rescissione consensuale del contratto che lo legava al club fino a dicembre 2026. L’arrivo a Buenos Aires, nel luglio di tre anni fa, era stato accolto come l’approdo di una stella: lo stadio esaurito per la presentazione, la promessa di un’eredità pesante, quella del «Manteca» Martínez, idolo di famiglia.

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Per il lettore italiano, Cavani resta il centravanti che a Palermo prima e a Napoli poi ha incantato la Serie A, prima di diventare il miglior marcatore straniero della storia del Paris Saint-Germain con sei campionati francesi e una valanga di coppe nazionali. Con la maglia del Manchester United ha aggiunto due stagioni di Premier League, e con l’Uruguay è il secondo cannoniere di sempre (58 gol in 136 presenze). Eppure, a Buenos Aires quel repertorio non ha trovato continuità: i problemi muscolari ai gemelli e agli ischiocrurali lo hanno perseguitato fin dai primi mesi, impedendogli di lasciare un’impronta paragonabile a quella dei grandi idoli xeneizes.

Cavani ha detto di non volersi ritirare. Il Danubio, club che lo lanciò in patria, ha già aperto le porte a un possibile ritorno in Uruguay, mentre il Boca prosegue la sua rivoluzione tecnica. L’addio del Matador, più che una rottura, è la presa d’atto di un corpo che non ha retto all’usura e di un progetto che non ha mai trovato il suo centravanti.

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