
Argentina verso il 2%, ma l’inflazione globale corre a velocità diverse
Le stime private per giugno indicano un rallentamento a Buenos Aires, mentre ad Accra e Giacarta i prezzi amministrati spingono al rialzo i panieri.
L’Argentina si avvicina a un traguardo psicologico: le stime delle principali società di consulenza di Buenos Aires collocano l’inflazione di giugno tra l’1,8 e l’1,9%, al di sotto della soglia del 2% per la prima volta in dieci mesi. Il dato ufficiale, atteso per il 14 luglio, confermerebbe una decelerazione dal 2,1% di maggio, alimentata dalla stabilità del cambio, dal calo dei prezzi della carne e dalla moderazione dei carburanti. Il portavoce presidenziale ha parlato di «numeri buoni», ma l’ultimo Relevamiento de Expectativas de Mercado della banca centrale argentina proietta ancora un 2,1%, segnalando che una parte degli operatori resta cauta.
La dinamica disinflazionistica non è uniforme. A San Paolo, l’indice IPC-Fipe ha registrato a giugno un aumento dello 0,18%, in forte rallentamento rispetto allo 0,45% di maggio, con un accumulo a dodici mesi del 3,92%. Il raffreddamento è stato trainato dal crollo della componente alimentare e dalla flessione delle spese personali, mentre trasporti e sanità hanno mostrato timidi rimbalzi. In Brasile, la tendenza al rientro dell’inflazione appare consolidata, seppur con differenze regionali.
Di segno opposto il quadro in Ghana e Indonesia. Ad Accra, l’inflazione annua è risalita al 5,3% dal 3,7% di maggio, spinta dai rincari di trasporti, affitti e rette scolastiche, con i servizi che viaggiano al 9,4%. L’indice dei prezzi al consumo è comunque meno della metà del 13,7% di un anno fa, ma la risalita evidenzia la vulnerabilità dei panieri a componenti non alimentari. A Giacarta, l’inflazione di giugno ha toccato il 3,34% su base annua, dal 3,08% di maggio, per effetto dell’aumento dei prezzi dei carburanti non sovvenzionati. La banca centrale indonesiana ha assicurato che il dato resta entro l’intervallo obiettivo del 2,5±1%, ma l’impennata dei prezzi amministrati (3,42% annuo) e dei generi alimentari volatili (5,58%) tiene alta la guardia.
In tutti questi casi, il fattore comune è la pressione esercitata dai prezzi regolati o dai servizi, mentre i beni alimentari mostrano andamenti divergenti. In Argentina e Brasile la componente alimentare ha contribuito al raffreddamento; in Ghana e Indonesia, invece, i costi di trasporto e alloggio hanno più che compensato eventuali cali. La stabilità dei tassi di cambio e l’evoluzione delle quotazioni internazionali delle materie prime restano le variabili chiave per i prossimi mesi.
Il prossimo appuntamento è il 14 luglio, quando l’INDEC diffonderà il dato ufficiale argentino. Se le stime saranno confermate, si tratterebbe del terzo mese consecutivo di decelerazione, ma gli analisti avvertono che a luglio potrebbero emergere pressioni stagionali legate alle vacanze invernali. Per il secondo semestre, le banche centrali di Buenos Aires e Giacarta puntano a mantenere l’inflazione entro i target, mentre ad Accra l’attenzione è rivolta all’andamento dei servizi.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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L'inflazione argentina di giugno dovrebbe scendere sotto il 2%, toccando il livello più basso da agosto 2025. Governo e consulenti privati convergono su una stima tra l'1,8% e l'1,9%, segnalando il consolidamento del processo di disinflazione. L'attenzione è rivolta al superamento dell'inerzia inflazionistica, con cauto ottimismo per il secondo semestre.
L'inflazione in Ghana è salita al 5,3% a giugno, spinta dai prezzi dei trasporti, degli affitti e delle rette scolastiche. Nonostante l'aumento mensile, il dato resta molto inferiore al 13,7% di un anno fa, indicando un allentamento complessivo delle pressioni sui prezzi. I costi dei servizi continuano però a mostrare rigidità.
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