
Ellen Burstyn, Leone d’oro a Venezia: «Tornerò a casa con un Leone tra le braccia»
L’attrice 93enne, premio Oscar per ‘Alice non abita più qui’, riceverà il riconoscimento alla Mostra del Cinema durante la proiezione di un corto dedicato a Marilyn Monroe.
«Wow! Non solo ho la possibilità di viaggiare in una delle mie città preferite in assoluto in tutto il mondo... ma me ne torno a casa stringendo tra le braccia un Leone d’oro!». È la voce di Ellen Burstyn, novantatré anni, nell’apprendere che il consiglio di amministrazione della Biennale le ha assegnato il Leone d’oro alla carriera dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. La notizia, diffusa in una nota, arriva dopo l’annuncio di un analogo riconoscimento a George Clooney. La cerimonia si terrà durante il festival (2-12 settembre 2026), in occasione della proiezione di “Flesh Impact”, cortometraggio diretto da Maggie Gyllenhaal, presidente della giuria internazionale.
Nata a Detroit nel 1932, Burstyn ha attraversato oltre sessant’anni di cinema, teatro e televisione, con più di 150 film. Rivelata da Peter Bogdanovich ne “L’ultimo spettacolo” (1971), che le valse la prima candidatura all’Oscar, fu consacrata dal successo planetario de “L’esorcista” di William Friedkin. Nel 1975 divenne la terza donna nella storia a vincere nello stesso anno un Tony Award e un Oscar: il primo per la pièce “Same Time, Next Year”, il secondo per “Alice non abita più qui” di Martin Scorsese, ritratto di una madre in cerca di indipendenza. Con l’Emmy vinto nel 2009 per un’apparizione in “Law & Order - Unità vittime speciali”, è entrata nel ristretto club della “Triple Crown of Acting”. Il direttore artistico Alberto Barbera l’ha definita “interprete di rara intensità e verità”, capace di restituire “profondità e complessità a personaggi femminili indimenticabili”.
La sua filmografia è un atlante del cinema d’autore: da Alain Resnais a Darren Aronofsky, da Paul Schrader a Christopher Nolan. Presidente dell’Actors Studio, Burstyn ha fatto della fragilità e della disciplina metodica gli strumenti di una recitazione fondata sulla verità emotiva. Secondo Barbera, la sua arte “resta un modello assoluto di autenticità interpretativa e di impegno civile”. In un’epoca in cui il dibattito sulla rappresentazione femminile nel cinema è centrale, il riconoscimento veneziano assume il valore di un omaggio a una carriera che ha saputo incarnare le contraddizioni e le trasformazioni della donna contemporanea, senza mai cedere a stereotipi.
Il Leone le sarà consegnato durante la proiezione di “Flesh Impact”, corto che Maggie Gyllenhaal ha dedicato a Marilyn Monroe nel centenario della nascita. Il titolo riprende un’espressione usata un tempo per descrivere l’aura di Monroe sullo schermo: così reale e luminosa da dare agli spettatori la sensazione di poterla toccare, quasi fosse carne viva. Burstyn interpreta una versione di Marilyn che il mondo non ha mai visto, mentre Dakota Johnson ne incarna l’apice della fama. Un gioco di specchi tra due dive, un passaggio di testimone che trasforma la celebrazione in una riflessione sulla fugacità dell’immagine e sulla persistenza del talento.
Al termine della serata, Burstyn tornerà a casa con un leone d’oro tra le braccia, come ha promesso. Ma prima, sullo schermo del Lido, il suo volto darà corpo a un fantasma del cinema, restituendo a Marilyn Monroe quella carne che il mito le aveva sottratto. Un’immagine che rimarrà sospesa tra la laguna e la leggenda.
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La Biennale di Venezia riconosce ufficialmente il contributo di Ellen Burstyn al cinema, sottolineando la procedura istituzionale e il contesto del festival.
Il meccanismo è la validazione istituzionale: elencando la decisione del Cda e la proposta del direttore, si presenta il premio come un giudizio autorevole e condiviso.
Omette le dichiarazioni del direttore artistico Alberto Barbera che elogiano la 'rara luminosità emotiva' dell'attrice, presenti invece nella stampa russa.
L'attrice novantatreenne viene celebrata per la sua longevità e il suo Oscar, con un tono ammirato ma distaccato.
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Omette il contesto istituzionale del festival (decisione del Cda, premio a Clooney) e le dichiarazioni artistiche del direttore, presenti in altri blocchi.
Il direttore artistico Alberto Barbera parla con autorità, definendo l'attrice di 'rara luminosità emotiva', e la fonte Variety conferma la notizia.
Il meccanismo è l'elevazione artistica: attraverso una citazione elogiativa del direttore, il premio viene innalzato da semplice riconoscimento di carriera a tributo all'eccellenza artistica.
Omette i dettagli istituzionali (decisione del Cda, premio a Clooney) e il cortometraggio di Maggie Gyllenhaal, presenti nella stampa europea continentale.
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