
El Niño 2026 si preannuncia estremo: le Americhe tra allerta e piani di emergenza
Le agenzie ONU lanciano un appello per risorse aggiuntive mentre i governi attivano sale di crisi e il settore agricolo valuta rischi e opportunità di un possibile “Super El Niño”.
Un coro di previsioni convergenti, dai centri meteorologici americani agli istituti sudamericani, sta disegnando lo scenario di un El Niño che nella seconda metà del 2026 potrebbe raggiungere intensità eccezionali, fino a candidarsi come uno dei più forti dall’inizio delle rilevazioni moderne. L’Amministrazione nazionale oceanica e atmosferica degli Stati Uniti stima al 63% la probabilità di un evento classificabile come “molto forte” tra novembre e gennaio, mentre Metsul, riferimento brasiliano per la meteorologia, segnala che una nuova ondata di calore oceanico nel Pacifico equatoriale sta già spingendo le anomalie termiche verso la soglia del cosiddetto “Super Niño”. Davanti a queste proiezioni, la FAO e il Programma alimentare mondiale hanno lanciato un appello congiunto per mobilitare finanziamenti preventivi, ricordando che un fenomeno di questa portata può scatenare siccità, inondazioni e temperature record capaci di mettere in ginocchio i sistemi alimentari più fragili.
In Brasile, il governo federale ha risposto attivando una Sala di Situazione interministeriale che coordina venti dicasteri sotto la regia della Casa Civile. Il ministro dell’Integrazione e dello Sviluppo Regionale, Waldez Góes, ha illustrato le misure di mitigazione pensate per un paese che si trova ad affrontare un El Niño asimmetrico: al Nord e Nordest si teme una stagione secca prolungata con rischi per l’approvvigionamento idrico e per l’agricoltura familiare, mentre al Sud le piogge abbondanti potrebbero tradursi in allagamenti e danni alle infrastrutture. La regione di Campinas, nello stato di San Paolo, si colloca in una fascia di transizione dove, secondo i ricercatori del Cepagri-Unicamp, l’aumento delle temperature metterà sotto pressione la salute pubblica e farà lievitare i costi energetici per la climatizzazione, con effetti a cascata sulle fasce più vulnerabili della popolazione.
In Messico, l’arrivo del Niño si sovrapporrà alla canícula, il periodo tradizionalmente più caldo e secco dell’anno, generando un cocktail meteorologico che il Servizio Meteorologico Nacional descrive come potenzialmente il più estremo del decennio. Le autorità colombiane, nella regione di Norte de Santander, hanno già diramato raccomandazioni alle comunità: evitare le cosiddette “quemadas controladas” che spesso degenerano in incendi forestali, idratarsi adeguatamente e non abbandonare rifiuti che possano ostruire i corsi d’acqua. Parallelamente, si sollecitano i municipi a formalizzare convenzioni con i vigili del fuoco, perché la gestione del rischio, ricordano i funzionari, “è un impegno di tutti” e la responsabilità primaria ricade sugli amministratori locali.
Per il settore agropecuario argentino, l’annuncio del Niño accende insieme allerta e aspettative. L’Istituto nazionale di tecnologia agropecuaria (INTA) sottolinea che le elevate probabilità di precipitazioni sulla Cuenca del Plata rappresentano un’opportunità per migliorare le rese, ma avverte che l’eccesso idrico può trasformarsi rapidamente in annegamenti e perdite produttive se non accompagnato da una pianificazione accurata. “Che oggi si parli delle probabilità di occorrenza del Niño e della sua intensità è un’occasione da cogliere per prendere buone decisioni”, ha dichiarato Pablo Mercuri, direttore del Centro di Ricerca sulle Risorse Naturali dell’INTA, sintetizzando una postura che unisce pragmatismo e prudenza.
Guardando avanti, la comunità scientifica invita a non considerare l’intensità come un destino già scritto, ma a usare la finestra di prevedibilità per rafforzare le difese. Per l’Europa e l’Italia, un El Niño molto forte può alterare la circolazione atmosferica globale, influenzando la posizione delle correnti a getto e, in inverni passati, ha coinciso con anomalie termiche e pluviometriche sul Mediterraneo. Sebbene l’attenzione immediata sia concentrata sulle Americhe, la portata sistemica del fenomeno suggerisce che anche i governi europei farebbero bene a monitorare l’evoluzione del Pacifico equatoriale: in un clima già surriscaldato, un Super Niño potrebbe amplificare eventi estremi a migliaia di chilometri di distanza, rendendo la preparazione una necessità transcontinentale.
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