
Da Mosca a Beirut, la stretta globale su droga e cultura colpisce rapper e influencer
Una nuova legge russa vieta i riferimenti alle droghe senza etichetta, mentre in Libano un creatore di contenuti viene condannato all'ergastolo per traffico internazionale di stupefacenti.
Il tribunale distrettuale Nikulinskij di Mosca ha comminato un’ammenda di 80mila rubli al rapper Ptakha (David Nuriev) per propaganda di stupefacenti su internet, applicando la recente normativa che dal marzo 2026 vieta qualsiasi menzione di droghe in media, libri, musica e cinema privi di una specifica marcatura. Parallelamente, la Corte penale del Monte Libano ha condannato in contumacia ai lavori forzati a vita l’influencer George Hanna Dib, noto come “Dr Food”, per fabbricazione di sostanze a base di cannabis occultate in biscotti e spedite all’estero via Turchia. I due episodi, pur distanti per geografia e fattispecie, delineano un inasprimento delle risposte giudiziarie al nesso tra sostanze illecite e comunicazione pubblica.
Secondo la ricostruzione processuale russa, i brani “Ne pozdno”, “Ne mogu” e “Monolog” – caricati nella comunità VKontakte “Ptakha aka Zanuda” – integrerebbero propaganda ai sensi dell’articolo 6.13 del Codice degli illeciti amministrativi. L’artista ha respinto l’accusa sostenendo di non aver effettuato personalmente la pubblicazione e di aver ceduto i diritti a soggetti giuridici; ha inoltre richiamato la propria attività di sostegno a bambini e combattenti nella zona dell’“operazione militare speciale” in Donbass. La difesa non ha convinto il giudice, che ha fissato l’udienza al 16 luglio 2026. In Libano, il procedimento nasce da un’inchiesta del febbraio 2025: secondo l’accusa, Dib e il suo marchio “Dr Food Worldwide” avrebbero sfruttato la reputazione commerciale per mascherare un traffico internazionale, con la complicità di altri dieci imputati. L’influencer resta latitante nonostante le retate delle forze di sicurezza.
La nuova legge russa, che impone una segnaletica per tutte le opere pubblicate dopo il 1° agosto 1990, estende un controllo già sperimentato con le multe a Big Baby Tape, OG Buda, Pharaoh e altri esponenti della scena rap. Nell’ottica di Bruxelles e delle organizzazioni per la libertà d’espressione, la norma rischia di tradursi in una censura preventiva su un’intera produzione culturale, colpendo anche testi non apologetici. Sul fronte mediorientale, la condanna di “Dr Food” rivela come la popolarità sui social possa fungere da paravento per reti di narcotraffico che dalla Bekaa raggiungono i mercati europei attraverso la Turchia, sollevando interrogativi tra gli analisti di sicurezza circa la vulnerabilità delle piattaforme commerciali digitali.
Il dossier russo si inserisce in un quadro più ampio di disciplinamento dei contenuti online, con protocolli spesso avviati su segnalazione di associazioni come la Lega per un Internet sicuro. In Nigeria, un tribunale federale di Kano ha condannato a sette anni di reclusione senza opzione di ammenda un giovane che pubblicizzava cannabis sui social, confermando una tendenza africana alla repressione penale della promozione di stupefacenti. Per Ptakha, la prossima udienza è attesa a metà luglio; per “Dr Food”, la condanna a vita in contumacia resterà sospesa fino all’arresto o alla costituzione, mentre le autorità libanesi mantengono attive le ricerche.
| Stampa russa e CSI | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa del Golfo arabo | 0.00 | neutral |
| Stampa africana subsahariana | +0.60 | aligned |
La Russia riproietta le azioni degli artisti come attacchi alla sovranità e alla morale, giustificando la repressione come difesa della nazione.
La tecnica della 'riproiezione' trasferisce la colpa dagli atti individuali a una minaccia esterna (Ucraina, Occidente), legittimando la punizione.
Viene omesso il contesto della libertà di espressione e il fatto che le canzoni di Ptakha non incitano direttamente all'uso di droga, ma sono interpretate come propaganda.
Il sistema giudiziario libanese agisce contro il crimine organizzato, ma la stampa del Golfo mantiene un tono distaccato, registrando la sentenza senza enfasi.
La 'giudizializzazione' riduce la vicenda a un fatto legale, evitando di politicizzare o moralizzare.
Viene omesso il contesto della corruzione in Libano e le difficoltà dell'applicazione della legge, che potrebbero minare la credibilità della condanna.
La Nigeria si erge a baluardo nella lotta alla droga, usando la sentenza per affermare la propria autorità e scoraggiare futuri reati.
La 'personificazione dello stato' presenta la Nigeria come attore morale che punisce il male, rafforzando la legittimità delle istituzioni.
Viene omesso il dibattito sulla depenalizzazione della cannabis e le critiche alle pene severe per reati minori.
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