
Attentato nel cuore di Damasco: nove vittime in un caffè, la Siria post-Assad sotto shock
Un ordigno rudimentale con schegge metalliche esplode in un locale frequentato da avvocati e cittadini, mentre il nuovo governo accusa gruppi estremisti e promette di rafforzare i controlli.
Nove morti e venti feriti: è il bilancio, confermato dal ministero dell’Interno siriano, dell’esplosione che nel pomeriggio di giovedì ha colpito il caffè al-Mashiriyah in via al-Nasr, a pochi metri dal Palazzo di Giustizia nel centro di Damasco. Secondo le prime ricostruzioni delle autorità, l’attacco è stato condotto con un ordigno esplosivo improvvisato del peso di circa un chilogrammo, imbottito di schegge metalliche per massimizzare il numero delle vittime. Le squadre di emergenza hanno trasferito i feriti, molti dei quali con lesioni da scoppio concentrate agli arti e traumi addominali, negli ospedali al-Mujtahid, Damasco e Mezzaluna Rossa, mentre le forze di sicurezza isolavano l’area e avviavano le operazioni di bonifica con unità cinofile.
La dinamica dell’attentato e la scelta del luogo – un locale frequentato da chi si reca al vicino tribunale – indicano, nell’analisi di fonti della sicurezza regionale, una volontà di colpire la vita civile e le istituzioni della nuova amministrazione. Il ministero dell’Interno ha dichiarato che le indagini sono in corso, con la raccolta di reperti da parte della polizia scientifica, l’analisi delle telecamere di sorveglianza e l’audizione dei testimoni. Nessuna rivendicazione è ancora giunta, ma il governo ha già attribuito l’accaduto a «mani terroristiche», promettendo di consegnare i responsabili alla giustizia e invitando la popolazione a non diffondere voci non verificate.
L’episodio si inserisce in una scia di eventi che, dalla caduta del regime di Bashar al-Assad nel dicembre 2024, hanno punteggiato la capitale siriana con una frequenza che gli osservatori mediorientali definiscono «limitata ma costante». Nel maggio del 2025 un soldato era rimasto ucciso dall’esplosione di un’autobomba nei pressi del ministero della Difesa; un mese dopo, un attentatore suicida si era fatto esplodere in una chiesa del quartiere di Dweila, provocando venticinque morti. Quell’attacco era stato rivendicato da un gruppo estremista, ma le autorità siriane lo avevano ricondotto allo Stato Islamico. Per gli analisti di Bruxelles, la persistenza di sacche di instabilità nella Siria post-conflitto rappresenta un fattore di rischio per l’intera regione mediterranea, con possibili ripercussioni sui flussi migratori e sulla sicurezza delle rappresentanze diplomatiche europee.
Il nuovo esecutivo damasceno, insediatosi dopo decenni di governo assadista, si trova così a dover dimostrare la propria capacità di garantire l’ordine pubblico in un tessuto sociale ancora segnato dalla guerra civile. Secondo fonti vicine al ministero dell’Interno, le forze di sicurezza stanno potenziando i controlli nei luoghi di aggregazione e intorno agli edifici istituzionali, mentre la magistratura ha aperto un fascicolo per terrorismo. Le prossime ore saranno decisive per verificare se l’attentato resterà un fatto isolato o se, al contrario, segnerà l’inizio di una nuova fase di tensione nella capitale.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Un grave attentato ha colpito un caffè nel centro di Damasco, vicino al Palazzo di Giustizia, causando numerose vittime. Le autorità siriane hanno immediatamente soccorso i feriti, mentre il bilancio delle vittime è ancora in aggiornamento. L'episodio sottolinea la persistente minaccia terroristica contro la popolazione civile siriana.
Fonti ufficiali siriane hanno fornito bilanci contrastanti sull'esplosione in un caffè di Damasco, con un numero di vittime che varia tra 4 e 9 morti e decine di feriti. Le forze di sicurezza hanno isolato l'area e avviato le indagini su un ordigno rudimentale. La cronaca si limita a riportare i fatti, senza aggiungere commenti politici.
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