
Vučić si dimette e punta al premierato: la Serbia verso elezioni anticipate dopo 18 mesi di proteste
Il presidente serbo lascia la carica prima della scadenza del mandato e prepara il passaggio alla guida del governo, in un Paese scosso dalla contestazione studentesca e dalla tragedia di Novi Sad.
Aleksandar Vučić ha annunciato le dimissioni dalla presidenza serba e la convocazione di elezioni parlamentari e presidenziali anticipate entro tre-quattro mesi. Davanti a oltre duecentomila sostenitori del Partito Progressista Serbo, radunati a Belgrado, il leader in carica da quattordici anni ha dichiarato che lascerà l’incarico «nel giro di poche settimane», aprendo alla possibilità di candidarsi come primo ministro se il partito glielo chiederà. La mossa arriva dopo diciotto mesi di proteste studentesche – le più imponenti dalla caduta di Slobodan Milošević – innescate dal crollo della pensilina della stazione di Novi Sad, costato la vita a sedici persone e divenuto simbolo della corruzione sistemica nel settore degli appalti pubblici.
Secondo gli analisti di Bruxelles, la decisione di Vučić risponde a un calcolo istituzionale preciso: la Costituzione serba gli impedisce un terzo mandato presidenziale consecutivo, mentre la carica di primo ministro, che già ricoprì tra il 2014 e il 2017, gode di poteri esecutivi più ampi. Il passaggio consentirebbe al leader di conservare il controllo effettivo del Paese, replicando uno schema già sperimentato da Vladimir Putin in Russia e da Recep Tayyip Erdoğan in Turchia. Per i manifestanti, tuttavia, l’annuncio non rappresenta una concessione sufficiente: il movimento chiede riforme giudiziarie, fine dell’impunità e lo smantellamento di un sistema di potere che da oltre un decennio ruota attorno alla figura di Vučić, indipendentemente dalla carica formale che occupa.
Dal punto di vista dei partner internazionali, la prospettiva di una “staffetta” tra presidenza e governo disegna scenari differenziati. Negli ambienti comunitari, la presidente del Parlamento Ana Brnabić è considerata un interlocutore pragmatico e già rodato nei negoziati con l’Unione Europea, mentre a Mosca l’interesse prioritario è la tenuta del modello di bilanciamento tra Oriente e Occidente che Belgrado ha finora garantito, rifiutando di allinearsi alle sanzioni contro la Russia e mantenendo aperti i canali con Pechino. La formula «Vučić premier, presidente leale» viene indicata da fonti diplomatiche russe come lo scenario più funzionale alla continuità di tale equilibrio. L’opposizione serba, frammentata e priva di figure in grado di competere con il carisma e la macchina organizzativa del SNS, si trova ora nella necessità di individuare in tempi brevi un candidato unitario per le presidenziali.
Sul piano interno, la convocazione delle urne non placa la mobilitazione: i collettivi studenteschi hanno già annunciato che le proteste proseguiranno, ritenendo che il problema non sia la persona al vertice ma l’architettura illiberale dello Stato. Per l’Italia e per l’Europa, la stabilità della Serbia resta un dossier sensibile, che incrocia la gestione dei flussi migratori lungo la rotta balcanica, la sicurezza energetica e il processo di allargamento dell’Unione, già segnato dalle resistenze di alcuni Stati membri. Vučić ha promesso trasparenza sulla propria candidatura a premier entro la fine di luglio; le elezioni dovrebbero tenersi in autunno, in una data che il presidente uscente non ha ancora formalizzato.
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Dopo mesi di abile suspense, Vučić ha annunciato le dimissioni e le elezioni anticipate davanti a una folla imponente, orchestrata dall'alto. La mossa è letta come un ricalcolo tattico per conservare il controllo, probabilmente passando alla guida del governo, senza un vero abbandono del potere.
L'annuncio di Vučić è un arretramento strategico, non una resa: l'uomo forte che fu ministro della propaganda di Milošević ora inscena un passo indietro per restare in sella come premier, emulando Putin ed Erdoğan. La sua promessa europeista si è rivelata un guscio vuoto, mentre la piazza chiede una rottura sistemica che questo gioco di poltrone non garantisce.
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