
Cisgiordania, ucciso un quindicenne durante un raid: B’Tselem denuncia 235 minori morti dal 7 ottobre
L’uccisione di Amir Jaber ad al-Bireh coincide con un rapporto che documenta l’impennata di vittime minorenni e l’assenza di procedimenti penali contro i soldati israeliani.
Il 29 giugno 2026, soldati israeliani hanno ucciso Amir Ahmad Jawad Jaber, un ragazzo palestinese di 15 anni, durante un’incursione nel quartiere di Umm al-Sharayet, ad al-Bireh, vicino Ramallah, in Cisgiordania occupata. Secondo il ministero della Salute dell’Autorità palestinese, il giovane è stato raggiunto da proiettili alla testa e al petto. Il portavoce militare israeliano ha dichiarato che nel corso dell’operazione si è sviluppata una “violazione dell’ordine” con lancio di pietre contro le forze, e che i soldati hanno risposto con il fuoco; l’accaduto, ha aggiunto, “è oggetto di indagine”.
La governatrice di Ramallah e al-Bireh, Laila Ghannam, ha definito l’episodio “un’esecuzione in pieno giorno”, accusando le istituzioni internazionali di chiudere gli occhi di fronte a una “campagna di terrore” quotidiana. Da parte israeliana, il comandante del Comando centrale, generale Avi Bluth, ha recentemente affermato che “stiamo uccidendo come non facevamo dal 1967”, sostenendo che il 96% delle vittime in Cisgiordania era coinvolto in attività ostili. L’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem, nel rapporto “Unshielded Childhood” pubblicato lo stesso 29 giugno, ha bollato quella cifra come “una menzogna spudorata”: su 54 minori uccisi nel solo 2025, solo due erano armati e almeno 21 non partecipavano ad alcuno scontro.
Il rapporto di B’Tselem documenta 235 minori palestinesi uccisi dalle forze israeliane in Cisgiordania dal 7 ottobre 2023 al 7 giugno 2026, con un’impennata che l’organizzazione collega all’allentamento delle regole d’ingaggio annunciato a fine 2021 e ulteriormente ampliato dopo l’attacco di Hamas. Dal canto suo, l’esercito israeliano ha dichiarato al Guardian di non prendere di mira intenzionalmente civili e di esaminare ogni segnalazione. Tuttavia, secondo B’Tselem, dall’ottobre 2023 nessun soldato è stato rinviato a giudizio per l’uccisione di un palestinese in Cisgiordania. L’uccisione di Amir Jaber porta ad almeno 1.085 il numero di palestinesi uccisi in Cisgiordania da soldati o coloni dall’inizio della guerra a Gaza, secondo i conteggi dell’Afp basati su dati dell’Autorità palestinese; nello stesso periodo, fonti ufficiali israeliane riportano 46 israeliani uccisi in attacchi palestinesi o durante operazioni militari.
Per l’Italia e l’Europa, l’escalation in Cisgiordania rappresenta un fattore di instabilità regionale che ostacola gli sforzi diplomatici e alimenta il dibattito interno sul rispetto dei diritti umani e sull’export di armamenti verso Israele. Secondo analisti di Bruxelles, il moltiplicarsi di episodi che coinvolgono minori e l’assenza di meccanismi efficaci di accountability rischiano di approfondire la frattura tra le capitali europee e i paesi del Sud globale sulla questione palestinese. Al momento, l’inchiesta militare israeliana sull’uccisione di Amir Jaber è in corso, ma non sono attesi sviluppi immediati. Il dossier resta aperto, mentre le organizzazioni per i diritti umani premono per un’inchiesta internazionale indipendente.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Durante un'operazione dell'esercito vicino a Ramallah è scoppiata una violenta protesta con lancio di pietre. I soldati hanno aperto il fuoco contro un quindicenne arabo-israeliano, che in seguito è morto. L'esercito ha dichiarato che l'accaduto è oggetto di indagine.
Le forze israeliane hanno ucciso un ragazzo palestinese di 15 anni in Cisgiordania occupata, aggravando un bilancio di minori uccisi già drammatico. Le organizzazioni per i diritti umani denunciano un uso letale della forza sistematico e impunito, sintomo di una crescente disumanizzazione dei palestinesi. L'episodio si inserisce in un'escalation di violenze che dal 2023 ha causato centinaia di vittime civili.
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