
Trump si finge medico in un video IA e prescrive Diet Coke contro la 'sindrome da Trump'
Il presidente USA ha diffuso su Truth Social un deepfake in cui diagnostica a celebrità critiche il TDS e propone una cura ironica, riaccendendo il dibattito sull'uso politico dell'intelligenza artificiale.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha pubblicato nella notte del 2 luglio 2026 sulla propria piattaforma Truth Social un video generato con intelligenza artificiale della durata di circa novanta secondi. Nel filmato, un avatar del capo della Casa Bianca in camice bianco e stetoscopio si presenta come «dottor Trump» e afferma di avere un piano terapeutico per il cosiddetto «Trump Derangement Syndrome» (TDS), espressione con cui l’ex tycoon scredita abitualmente i propri detrattori. Il video mostra poi versioni deepfake di attori e conduttori televisivi noti per le loro posizioni critiche – tra cui Robert De Niro, Julia Roberts, Whoopi Goldberg, Rosie O’Donnell, Edward Norton e John Leguizamo – che descrivono sintomi come insonnia, rabbia costante e perdita di appetito, attribuendoli alla sindrome. Nella parte conclusiva, il falso Trump indica la «cura»: spegnere le «fake news», pregare e, in caso di ansia, bere una Diet Coke «come me».
Secondo analisti politici statunitensi, la diffusione del video si inserisce in una strategia comunicativa che utilizza l’umorismo e la provocazione per consolidare la base elettorale e delegittimare gli oppositori. Fonti vicine all’amministrazione non hanno rilasciato commenti ufficiali, ma il termine TDS è stato più volte impiegato dallo stesso Trump in dichiarazioni pubbliche, incluso un evento alla Casa Bianca in cui lo ha definito «una vera e propria malattia». Osservatori mediorientali ed europei, nel riprendere la notizia, hanno sottolineato come il ricorso a deepfake da parte di un capo di Stato in carica rappresenti un precedente inedito, capace di offuscare il confine tra satira politica e disinformazione istituzionale.
Il video si colloca all’interno di una serie di contenuti generati dall’IA condivisi da Trump negli ultimi mesi. Ad aprile, un’immagine che lo raffigurava come Gesù Cristo aveva scatenato polemiche trasversali, spingendo il presidente a rimuovere il post e a sostenere di averlo interpretato come un’opera di soccorso umanitario. A febbraio, un altro video deepfake mostrava Barack e Michelle Obama con corpi di scimmia, suscitando accuse di razzismo persino da parte di senatori repubblicani e venendo infine cancellato. Secondo esperti di comunicazione digitale consultati da media statunitensi, la reiterazione di tali contenuti indica una volontà di testare i limiti dell’accettabilità pubblica e di normalizzare l’impiego dell’intelligenza artificiale nella propaganda politica.
Il concetto di «Trump Derangement Syndrome» riprende la formula «Bush Derangement Syndrome» coniata nel 2003 dal commentatore Charles Krauthammer per descrivere reazioni ossessive all’amministrazione Bush. L’utilizzo da parte di Trump, tuttavia, è stato ampliato fino a includere ogni critica alla sua figura, trasformandolo in uno strumento retorico ricorrente. Al momento, il video rimane visibile sul profilo presidenziale di Truth Social e non sono stati annunciati provvedimenti da parte delle piattaforme. Il dibattito sull’opportunità di regolamentare l’uso di deepfake da parte di figure pubbliche, già acceso in sede di Unione Europea e negli Stati Uniti, riceve da questo episodio un nuovo impulso, mentre si attende la reazione delle celebrità coinvolte e di eventuali commissioni parlamentari.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | −0.20 | neutral |
| Stampa latinoamericana | −0.50 | critical |
La satira smaschera l'ipocrisia di Trump: il 'dottore' che prescrive una bevanda zuccherata è la metafora perfetta di una leadership malata.
Si utilizza l'ironia per trasformare un video virale in un giudizio morale sulla figura pubblica, facendo leva sul contrasto tra l'autorità medica e l'assurdità del messaggio.
Non si menziona che il video potrebbe essere stato creato da sostenitori di Trump per autoironia, né si contestualizza la produzione di deepfake come fenomeno trasversale.
L'Occidente si perde in sciocchezze mentre il mondo reale affronta crisi ben più serie: il video è solo fumo negli occhi.
Si minimizza l'importanza del video collocandolo in una gerarchia di priorità dove le minacce alla sicurezza russa e la stabilità globale sono molto più rilevanti.
Non si analizza il potenziale impatto del video sull'opinione pubblica americana, né si riconosce che la satira politica può avere effetti reali.
Ridere di Trump è facile, ma la stessa superficialità si applica ai nostri leader: il video diventa uno specchio per tutta la classe politica.
Si universalizza la critica: il video non è solo su Trump, ma su un modello di politica spettacolo che riguarda anche l'America Latina, invitando a una riflessione più ampia.
Non si menziona che il video è stato prodotto da attori statunitensi e che la sua ricezione in America Latina potrebbe essere molto diversa a seconda del paese.
Allarga lo sguardo
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