
Trump chiede al Congresso di includere l'Iran nella legge sulle sanzioni alla Russia
La mossa, invocata in memoria del senatore Lindsey Graham, arriva mentre gli scontri con Teheran si intensificano e rischia di ridisegnare la pressione economica su due fronti strategici.
Il presidente americano Donald Trump ha chiesto pubblicamente ai repubblicani del Senato di integrare il disegno di legge sulle sanzioni alla Russia con misure restrittive contro l’Iran, un’iniziativa che allargherebbe la portata di uno strumento legislativo già concepito per colpire gli acquirenti di energia russa. Il testo, noto come Senator Lindsey O. Graham Sanctioning Russia Act del 2026, prevede tariffe secondarie fino al 100% (e in alcuni casi 500%) sui beni importati dai Paesi che acquistano petrolio e gas da Mosca, con l’obiettivo di prosciugare le entrate belliche del Cremlino. L’inserimento dell’Iran, richiesto da Trump in un post su Truth Social, estenderebbe il medesimo meccanismo sanzionatorio a chi commercia con il settore energetico iraniano, in un momento di aperto conflitto militare.
Secondo fonti di Washington, la proposta risponde a una duplice logica. Da un lato, mira a onorare la memoria di Lindsey Graham, il senatore repubblicano da poco scomparso che aveva legato il suo nome a un giro di vite senza precedenti contro Russia e Iran. Graham, considerato un “falco” su entrambi i dossier, aveva più volte invocato dazi punitivi contro Cina e India per il loro sostegno energetico a Mosca, e aveva chiesto attacchi alle raffinerie iraniane. Trump ha dichiarato che l’estensione era nei piani di Graham e che “dovrebbe accadere”. In parallelo, l’amministrazione americana collega l’inasprimento verso Teheran alla morte di due soldati statunitensi in Giordania e allo scambio di attacchi nello Stretto di Hormuz, dove per otto notti consecutive le forze Usa hanno colpito postazioni iraniane.
Da Mosca, i resoconti ufficiali riportano la notizia con distacco tecnico, ricordando che Graham era iscritto nel registro russo dei terroristi ed estremisti. La lettura prevalente è che l’inclusione dell’Iran confermi una strategia americana di accerchiamento economico, che ora rischia di saldare in un unico strumento normativo due linee di ostilità. Secondo analisti europei, l’espansione delle sanzioni secondarie potrebbe innescare controversie commerciali con partner asiatici come India e Cina – i maggiori acquirenti di greggio russo – e complicare gli sforzi diplomatici residui sul nucleare iraniano, già messi a dura prova dall’abbandono del memorandum d’intesa firmato a giugno. Bruxelles, tradizionalmente critica verso l’extraterritorialità delle sanzioni americane, osserva con cautela l’estensione di un meccanismo che potrebbe colpire imprese europee coinvolte in transazioni indirette.
Il disegno di legge ha già raccolto il sostegno di oltre sessanta senatori di entrambi i partiti e, prima della sua morte, Graham aveva concordato con la Casa Bianca una versione emendata che ridimensionava le tariffe universali del 500% per concentrarle sui cinque maggiori importatori, con esenzioni per chi riduce la dipendenza dal gas russo. Non è ancora chiaro se e come il Congresso integrerà formalmente le misure contro l’Iran, né se Trump firmerà un testo che modifichi in modo così radicale l’impianto originale. La votazione non è stata calendarizzata, ma la pressione della presidenza e la spinta commemorativa potrebbero accelerare l’iter, trasformando un provvedimento pensato per un solo fronte in uno strumento di pressione multi-arena.
| Stampa iraniana e affini | −0.85 | critical |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | −0.50 | critical |
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.25 | neutral |
L'Iran denuncia l'ennesima mossa aggressiva di Washington, che vuole agganciare Teheran alle sanzioni anti-Russia, perpetuando una politica ostile senza fine. Un presidente guerrafondaio trascina la regione verso il baratro.
Inquadrare la proposta come un'estensione dell'aggressione americana innata sposta l'attenzione dalle azioni dell'Iran e dipinge Teheran come vittima del bellicismo statunitense.
Omette l'attacco alle forze USA in Giordania e il contesto di escalation reciproca, concentrando la narrazione sull'aggressività unilaterale americana.
Mosca registra con scetticismo l'ultima mossa di Trump, che aggancia l'Iran alle sanzioni antirusse: un progetto nato dalla mente di un senatore inserito nella lista dei terroristi. È l'ennesima conferma di una politica statunitense ostile.
Sottolineando la designazione di Graham come terrorista in Russia, si delegittima alla radice il disegno di legge, equiparandolo a un prodotto del terrorismo intellettuale e giustificando così la postura difensiva russa.
Tralascia i negoziati di cessate il fuoco tra USA e Iran e gli accordi diplomatici preesistenti, usando l'etichetta di terrorista per Graham come scorciatoia che evita di confrontarsi con le motivazioni della proposta.
Washington rischia di incastrare la propria politica estera su più fronti, usando la legge anti-Russia come veicolo per nuove sanzioni all'Iran, proprio mentre tenta di negoziare un cessate il fuoco. Una mossa che sa di cortocircuito strategico.
Evidenziare la contraddizione tra la spinta sanzionatoria e i negoziati di tregua mette in guardia contro un'eccessiva estensione degli impegni, dipingendo la proposta come impulsiva e potenzialmente destabilizzante.
Omette la prospettiva iraniana che considera la mossa un'aggressione unilaterale e la designazione russa di Graham come terrorista, che per Mosca invalida l'intero impianto della legge.
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